Cinque vignette rappresentative del talento narrativo e grafico di Andrea Pazienza tratte dalle storie a fumetti di Massimo Zanardi

 

La produzione artistica di Andrea Pazienza è smisurata: storie brevi, vignette satiriche, romanzi a fumetti, illustrazioni, quadri. Trarre le conclusioni di un universo così ricco e variegato sembra quasi impossibile, eppure continuiamo a provarci, studiando e analizzando le sue opere di continuo. Questa volta ho deciso di mostrare l’opera del PAZ percorrendo una strada insolita, che potremmo definire ‘divertente’. Ho selezionato cinque tra le vignette più rappresentative, scegliendole tra tutte le storie dedicate al personaggio di Massimo Zanardi, così da poter evidenziare, là dove sintetizzate in un unico momento del racconto, tutto il potenziale espressivo di uno dei maestri del fumetto italiano.

Le prime due vignette provengono dalla storia PACCO. Un’avventura estiva di Zanardi (Frigidaire n. 11 ottobre 1981). Il nostro Zanna è in vacanza al camping Calabella sul Gargano e non riesce proprio a stare lontano dalle solite cattive abitudini. D’accordo con altri campeggiatori, sgancia trenta carte per un grammo di polvere che un tale, soprannominato “L’Impiccato”, andrà a ritirare a San Severo per poi consegnarlo al campeggio. Zanardi non si fida di questo pusher riccioluto e intuisce quasi subito di essere stato vittima di un ‘pacco’: l’Impiccato non farà mai più ritorno al camping Calabella.

La prima vignetta fa parte della sequenza narrativa in cui tre campeggiatori, ben raccolti sotto un ombrello per proteggersi dalla pioggia battente, si recano da Zanardi per proporgli di comprare della polvere. All’interno di questa vignetta vediamo un grosso naso e un paio di occhi sporgersi all’interno della tenda; la luce dei lampi entra per un attimo e illumina il profilo di Zanardi, che Pazienza rappresenta con una linea bianca a zig zag. Questa soluzione grafica, forse istintiva, ci restituisce indirettamente l’atmosfera del temporale che si scatena all’esterno o forse vuole elettrizzare, in modo ironico, il profilo di Zanardi, conferendo una sottolineatura grafica all’onomatopea SNIF.

Come abbiamo già accennato in alcuni degli articoli precedenti, Pazienza era solito cambiare registro stilistico, passando con grande naturalezza da uno stile molto realistico ad uno più stilizzato e cartoon. Potremmo dire che faceva parte del suo (macro) metodo. Pacco, pur non essendo una storia che presenta variazioni stilistiche frequenti, o molto ravvicinate (ricordiamo che spesso ciò accade anche nel passaggio da una vignetta all’altra), presenta comunque soluzioni stilistiche e invenzioni grafiche molto interessanti. Va precisato che in alcuni casi la scelta di cambiare stile all’interno della stessa storia e passare magari da un disegno iperrealista ad uno molto stilizzato, aiutava l’autore a restituire graficamente le emozioni e lo stato d’animo dei personaggi, se questi erano, ad esempio, felici, nervosi, incazzati col mondo, etc.

Anche la seconda vignetta proviene dalla storia Pacco, più precisamente si tratta della quartultima della tavola conclusiva. Nella vignetta non c’è disegno, ma soltanto un testo: “Zanna colpisce l’Impiccato con un mattone sulla testa”. In questo punto della storia, infatti, Zanardi ha raggiunto San Severo ed è riuscito a identificare il pusher locale cha gli ha tirato il pacco. Questa soluzione grafico-visiva, dove il disegno è del tutto assente, sembra affermare ancora una volta la forza e l’importanza della narrazione, proprio come abbiamo già visto in uno dei primi articoli di questa rubrica, Il talento narrativo di Andrea Pazienza, quando abbiamo analizzato la storia breve Il denaro non è tutto.

La terza vignetta la troviamo nella storia intitolata Notte di Carnevale (Frigidaire nn. 18, 20, 23/24 maggio-novembre 1982). Una delle avventure più drammatiche di Zanardi e della sua combriccola. I tre, infatti, dopo aver lasciato una noiosa festa in costume, si intrufolano in un collegio e, per un gioco malsano, appiccano un fuocherello che finirà per diventare qualcosa che la loro irresponsabilità non aveva immaginato. Alla fine della storia Sergio Petrilli, amico di Zanardi, spinto dal senso di colpa, rientra nell’edificio in fiamme per salvare una ragazza rimasta intrappolata ai piani alti. Riuscirà a salvarla, e si scoprirà poi che era anche incinta. Petrilli invece perderà la vita divorato lentamente dalle fiamme che lui stesso e i suoi compagni avevano appiccato per il desiderio di una ‘sciocca malefatta’.

Nella vignetta che ho scelto vediamo i tre amici lasciare la casa di Pietra (Sergio Petrilli) per recarsi alla festa in costume. Zanardi e Colasanti sono sullo sfondo, il primo in luce e il secondo in un cono d’ombra. Mentre Petrilli, in una posizione più avanzata, sporge il corpo appena in avanti per salutare la madre che è in un’altra stanza. È importante notare come Pazienza sia riuscito a rappresentare con grande naturalezza una scena del quotidiano che noi tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo interpretato. Petrilli che si sporge in avanti, quasi verso il lettore, dà profondità all’inquadratura, anche grazie alla deformazione ‘grandangolare’ realizzata dall’autore. Questa vignetta, inoltre, fu ‘riciclata’ e ridisegnata per La proprietà transitiva dell’uguaglianza, altra storia di Zanardi che fungeva da prologo ed epilogo alla raccolta del volume omonimo pubblicato dalla casa editrice Primo Carnera nel 1983. Qui Petrilli conserva la stessa posizione, mentre Zanardi è sullo sfondo a destra. Colasanti sembra essere assente o forse è nascosto sotto quell’ombra nera che si staglia sul muro alla sinistra di Pietra. È probabile che Pazienza lo avesse inizialmente inserito nella scena per poi rimuoverlo, visto che i due amici si stanno recando proprio a casa di Colas (Roberto Colasanti). Un’altra interpretazione potrebbe portarci a pensare che il personaggio cancellato e ricoperto di nero, di cui vediamo soltanto la cintura, poteva essere lo stesso Zanardi posto inizialmente a sinistra.

La quarta vignetta proviene dalla storia Lupi (Corto Maltese n. 5 maggio 1984). In questa nuova avventura Zanardi e compagni organizzano uno “scherzo” a Ricardo, un amico di vecchia data. Zanna, Colas e Pietra, dopo aver acquistato delle trappole per lupi, le armano sulle scale del condominio della vittima e rompono le lampade del pianerottolo. A questo punto Petrilli sveglia Ricardo con un urlo, questi esce di casa armato di pistola, perché ha intuito che si tratta di Zanardi. Ma appena fuori, a causa del buio, cade vittima del tranello e maciullato dalle tagliole precipita giù per le scale e muore.

Nella vignetta in questione è possibile notare la cura maniacale per i dettagli, dalle cuciture dello stivale di Ricardo al meccanismo della trappola, passando per le pieghe del jeans, il tutto perfettamente rappresentato. Pazienza descrive, attraverso un estremo realismo, questo momento della storia, confermando ancora una volta le sue grandi capacità grafiche e narrative. Non possiamo, infatti, liquidare questa vignetta ammirandone esclusivamente i dettagli visivi. Non è un caso che l’autore rappresenti l’attimo prima in cui Ricardo sta per mettere il piede sulla prima delle trappole posizionate da Zanardi e compagni, forzando una sospensione temporale che anticipa la tragedia e carica la tensione e l’adrenalina nel lettore. Tutto ciò è un meraviglioso espediente narrativo, accompagnato da una tecnica del disegno sempre consapevole del risultato che vuole ottenere e magistralmente orchestrata.

La quinta, e ultima, vignetta è tratta dalla storia incompiuta Zanardi medievale (Comic Arte nn. 37, 38, 39, 42 e 43 ottobre 1987-aprile 1988), insolita avventura a metà strada tra il sogno e la fantasia. Questo nuovo episodio di Zanna e compagni testimonia, insieme alla storia incompiuta Astarte (alla quale abbiamo già accennato), l’evoluzione stilistica e narrativa che Pazienza stava attraversando in quel periodo: un cambio di rotta verso una poetica e una scrittura molto lontane dal Pentothal delle origini, ad esempio. Tutto ciò è ben rappresentato nella vignetta scelta in cui vediamo il volto di Zanardi che emerge da bosco per andare in soccorso a Petrilli, vittima di un gruppetto di malintenzionati. Zanna attraversa un mistico fascio di luce che penetra attraverso le foglie dei rami alti della boscaglia. Il tutto, insieme al rosa e all’azzurro molto slavati, restituisce proprio quell’atmosfera di sogno e di inafferrabile che è poi la storia di Zanardi e anche il senso della condizione umana. Non dimentichiamo, infatti, che proprio in Zanardi medievale troviamo una ben nota sequenza di vignette dove Zanna, con aria beffarda, dice: “Bah! La realtà!”. Ma non basta, perché questa vignetta, a mio parere, è testimone anche del forte legame che Pazienza conservava con la pittura e che, forse, proprio alla fine degli anni Ottanta stava riscoprendo.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, sul rapporto tra Letteratura e Fumetto. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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