Oggi è il mio compleanno, compio un quarto di secolo e circa cinque anni da quando mi occupo di traduzioni per formazione e per mestiere. Si tratta di un doppio traguardo che non potrei festeggiare senza tenere conto delle persone che da anni sono punti di riferimento incrollabili nel mio percorso – e, se a livello personale non è questa la sede per parlarne, a livello professionale trovo invece doveroso raccontarvi oggi dei miei lettori e delle mie lettrici alfa.

In gergo si chiama così chiunque abbia accesso a un testo prima della sua divulgazione ufficiale, una categoria che nel mio caso racchiude diversi sottoinsiemi. Il primo è quello degli esperti di altri ambiti del sapere, con i quali mi confronto nel caso in cui abbia bisogno di una consulenza su termini tecnici particolarmente ostici nella resa o nelle sfumature di significato: talvolta li trovo attraverso social network come LinkedIn o Facebook, oppure tramite il loro sito ufficiale. Nelle circostanze più fortunate si tratta di amici o conoscenti a cui poi rivolgermi di persona, o al massimo con una telefonata da un capo all’altro del mondo. A loro devo la precisione lessicale del mio lavoro in qualunque contesto e settore, soprattutto quando ci sono di mezzo l’inglese o il russo.

Il secondo gruppo include gli esperti del mio ambito, ovvero tutti quei traduttori già affermati ai quali ho scritto di tanto in tanto per chiedere un parere su passaggi del testo poco scorrevoli, o rispetto a cui la mia resa mi sembrava ancora acerba dal punto di vista sonoro, sintattico o contenutistico. Oltre a loro, ho in realtà un paio di persone di fiducia conosciute durante gli anni della mia formazione, che non avranno ancora quindici anni di esperienza alle spalle, ma che sanno integrare il mio operato intervenendo con osservazioni sempre pertinenti e ponderate.

Una di loro, per esempio, è la mia referente in merito alla pronuncia e al registro dell’italiano neostandard, un’altra sa essere pragmatica laddove io non ne sono in grado e un’altra ancora è un’esperta conoscitrice della letteratura delle lingue di cui mi occupo, così da rendere più semplice la ricerca di riferimenti intertestuali sensati in pubblicazioni dello stesso genere e/o periodo storico. Una quarta ha poi una creatività esplosiva simile alla mia che una quinta, dal canto suo, sa ridimensionare quando rischiamo di allontanarci troppo dal messaggio originario di un testo. A loro devo il mio equilibrio stilistico e tutti gli scampati pericoli di incomprensione o straripamento linguistico.

C’è poi una terza cerchia di persone, quelle non esperte né dell’argomento trattato né della traduzione in senso stretto, che a loro volta si suddividono in primo luogo in gente appassionata e gente disinteressata. La gente appassionata scrive o legge per puro diletto personale, magari ha studiato lingue o ha una vasta cultura individuale, e mi aiuta a immaginare la reazione di un potenziale pubblico che, non avendo accesso a tutte le conoscenze in mio possesso, si affida al mio ruolo di mediatrice per accedere a un’opera nella maniera più adeguata e rispettosa possibile. La gente disinteressata, invece, mi dà la misura dell’appetibilità di un testo e del suo livello di coinvolgimento ritmico agli occhi di chi non lo comprerebbe o cercherebbe online di sua volontà.

Per concludere, tra i non esperti c’è poi una sottoclassificazione tra miei contemporanei e persone di generazioni diverse dalla mia. A chi ha la mia età chiedo conferma per la scelta di alcuni termini o per la frequenza d’uso di altri, oppure li coinvolgo nel tentativo di capire quali espressioni siano più comuni nel gergo giovanile che utilizzano o nella loro regione di provenienza. Quest’ultima informazione la domando sempre anche a persone che appartengono a un’altra fascia di età rispetto a me, e le trovo preziose oltretutto perché hanno dei riferimenti diversi dai miei: conoscono meglio i decenni in cui io non ero ancora nata, hanno familiarità con oggetti, parole, leggi, abitudini o concetti a me estranei, e completano così il quadro generale dei miei presupposti conoscitivi.

Senza di loro, qualsiasi lavoro di traduzione assomiglierebbe più a una croce che a una delizia e sarebbe ancora più complesso da portare a termine senza incorrere in un esaurimento nervoso, in un flop o in un ritardo di consegna a dir poco madornale (e non parlo solo a titolo personale, ma a nome di un’intera categoria di professionisti). Insieme a me, quindi, sono loro che oggi sento di volere festeggiare, perché sentano in maniera corale la gratitudine che provo e abbiano prova certa della natura preziosa e insostituibile del loro contributo. Grazie a tutti e a tutte, thank you all, merci tout le monde, gracias a todos y a todas, спасибо вам всем.

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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