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Capire Törless per scoprire che, in fondo, poco è cambiato. Con il romanzo di formazione di Robert Musil, I turbamenti del giovane Törless, si riscopre una lettura capace di raccontare ancora.

Naturalmente, nei primi anni del Novecento non esistevano smartphone, né social network con influencer e seguaci disposti a tutto per un like. Eppure, in una remota e prestigiosa casa di studio e formazione della vita, all’epoca dell’impero austro-ungarico, giovanissimi cadetti trascorrevano il proprio tempo tra i libri e l’esercizio fisico, completamente affogati nella noia più disperata.

La noia, appunto, e la netta separazione tra i mondi degli adulti e l’età adolescenziale, sono due degli ingredienti base per innescare i diversi episodi di violenza gratuita descritti da Robert Musil, autore del celebre romanzo L’uomo senza qualità. Adolescenti annoiati, dunque, sempre in cerca di stimoli forti in un ambiente creato da adulti, con lo sfondo di un collegio militare e il demandare l’educazione a illustri professori nell’idea comune che tutto ciò possa essere abbastanza per il futuro dei propri figli. E tutto questo, in fondo, sembrerebbe davvero un meccanismo ben rodato, non molto dissimile dalle discutibili scelte educative del nostro presente tecnologico.

Con I turbamenti del giovane Törless ha inizio un viaggio nei meandri della mente di un ragazzo proveniente da una famiglia abbiente.  L’iniziale distacco fisico dalla casa materna e l’ingresso nell’accademia militare portano il personaggio principale alla malinconia, un sentimento ben descritto ma da lui necessariamente taciuto a causa di un terzo ed ultimo ingrediente, il carburante della violenza, ovvero la manifestazione della paura.

Il mondo di Törless è «oscuro» e allo stesso tempo indagatore, fatto altresì di continue rivalità e alleanze. Le figure forti rappresentate dai cadetti Beineberg e Reiting sono due estremi di una realtà pronta ad esplodere da un momento all’altro. Solo l’individuazione di uno scopo da parte loro, la tortura del cadetto Basini, riesce a sedare per un momento l’apprensione di Törless nel divenire la prossima vittima. Così Törless impara a vivere la vicinanza del compagno Basini con un contrasto di sentimenti nuovi e disarmanti, uno tsunami esplorativo, che trasla dalla sensualità fino all’odio più profondo per l’idea di una morale insudiciata o per qualcosa di più ineffabile anche per il più profondo degli animi umani.

Törless è confuso e sostanzialmente solo. Cerca inutilmente rifugio negli insegnamenti dei professori, che non lo aiutano; il mondo degli adulti gli è letteralmente inservibile. Così, l’unica cosa capace almeno di distrarlo sembrerebbe l’appartenere alla sponda dei più forti, al fine di non riconoscersi, né all’appartenere, alla figura del debole rappresentato in Basini. Ma ecco che il gioco iniziale di Beineberg e Reiting comincia a sfocia nel sadismo. Presto i due organizzano a Basini qualcosa di molto simile alla dinamica del cyberbullismo. L’omertà insegue l’apprensione, il sacrificio imposto di uno per la pseudo-salvezza di molti.

Il collegio militare è un labirinto di corridoi e stanze occulte. La supervisione degli adulti è facile da eludere. Noia, controllo apparente e timori si manifestano in una stanza piena di ragazzi. E Basini è in mezzo a tutto, completamente nudo, deriso, picchiato, umiliato. La sua persona è stata più volte violata, il parental control rappresentato dai professori ha fallito, la diabolica complicità e la paura di essere la prossime vittima ha prevalso su tutti.

Il social network di questa avventura è racchiuso in un primitivo smartphone collegiale, un enorme edificio dove l’assenza di una educazione presente lascia a se stessi giovani impauriti e confusi. Un mondo dove anche il sesso è a disposizione, e la solitudine di ognuno ben evidente nella circostanza di non voler essere il Basini di turno.

Nasce nel 1983 nella stanza 12bis di una Milano evidentemente ancora superstiziosa. Subito dopo, fatti i dovuti scongiuri, la sua famiglia lo alleva in Piemonte, a poche decine di chilometri dal confine svizzero. Nonostante una forte depressione riesce ad ottenere un diploma come perito tecnico. Nel 2004 parte come volontario tra gli alpini paracadutisti. Con il tempo però capisce che la parole sono più forti della mitraglia. Si congeda dopo la morte della madre. Diventa pubblicista grazie alla collaborazione con un giornale locale. Scrive racconti. E infine il privilegio di diventare padre di due splendidi bambini con la fortuna di potersene occupare.

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