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Il 5 maggio 2020 usciva su L’Irrequieto il primo numero della rubrica “Qui e Altrove. Le Parole del Medio Oriente”: lo spazio per studiare e scoprire il mondo arabo e persiano attraverso la parola, la letteratura. Il primo numero è stato dedicato a un grande poeta siriano, Adunis, che, con la sua miscellanea di componimenti poetici – il “Libro delle Metamorfosi e della Migrazione nelle Regioni del Giorno e della Notte” – ha portato avanti il sogno dell’unità: la tradizione umanistica mediterranea che abbraccia le figure arabo-islamiche e pre-islamiche, dei tempi antichi in cui Dio era ancora Uno e non si divideva secondo i profeti. Nel mondo di Adunis, la mitologia greca e pagana si fonde con quella araba, dando vita ad un umanismo laico in cui è nel ricongiungimento con la natura che l’uomo diventa Dio. “Io e l’acqua diventammo amanti (…) Divento tuono, acqua e cose vive”.

Il primo numero de “Qui e Altrove” ha avuto un grande successo. In tanti mi hanno scritto privatamente per sapere di più sulla poesia siriana, su Adunis, sul sogno del grande poeta che non conosce confini tra Est e Ovest. Nell’Occidente contemporaneo, non c’è forse luogo percepito più lontano che quello del Medio Oriente, l’Islam, il mondo arabo, la Persia e l’Iran. Le reciproche incomprensioni, paure, diffidenze: la sponda Nord e Sud del Mediterraneo sembrano essersi allontanate sempre di più. Questa rubrica era una grande scommessa. Dopo il primo numero di prova, quindi, “Le Parole del Medio Oriente” diventa un appuntamento mensile. Il 5 di ogni mese, il potere della parola darà luce al sogno di Adunis: “Il Cielo si aprì. La terra divenne libri”. E i libri non sono a Est o a Ovest – sono sulla Terra, in ogni luogo.

Il prossimo numero uscirà il 5 luglio e sarà dedicato, di nuovo, alla poesia. Questa volta, però, i protagonisti di questo incontro saranno numerosi: gli autori e autrici dell’antologia “In Guerra Non Mi Cercate” (Mondadori, 2018) – le voci poetiche più incisive delle rivoluzioni arabe e oltre – e il poeta del Bahrain Ahmed Al-Ajmii. Il suo “Si Muove Veloce, il Dolore”, di cui sto curando la traduzione dall’arabo, racconta il dramma di un musulmano di fronte all’ecatombe causata dallo Stato Islamico (o Daesh). Un lungo poema post-moderno che fa della commistione di generi la sua potenza: il weird-grottesco che si tinge di colori horror; la lirica del dolore che diventa surreale; la fantascienza, perfino, che scende sul realismo – come può essere vero il mondo che viviamo? Seguirà un’intervista al poeta.

[Foto di Enrica Fei. Foto di copertina: Tehran, Iran, nel 2016]

Enrica Fei, arabista, studentessa di dottorato in Politiche del Medio Oriente, analista su Iraq e Iran per un’agenzia di consulenza, è scrittrice di racconti, testi teatrali, recensioni e articoli su Medio Oriente e società. Divisa fra la passione per la letteratura e quella per il settore socio-umanitario e gli affari internazionali, studia lingua e letteratura araba e francese, mediazione inter mediterranea e relazioni internazionali. Viaggia molto, soprattutto nel Medio Oriente (in Egitto, Marocco, Siria, Giordania, Libano, Bahrain, Kuwait e Iran). In Giordania studia per più di un anno all’Istituto Qasid, dove perfeziona il suo livello di arabo che, ad oggi, utilizza correntemente per lavoro. Ha vissuto a lungo a Londra ma, nel 2018, si è trasferita a Berlino. Vive tra Berlino e Firenze. Sta curando la traduzione dall’arabo del poeta arabo Ahmad al-ʿAjmii.

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