Narrazione, fumetto e pittura trionfano nell’opera di Renato Calligaro.

 

Tra le diverse esperienze di arte sequenziale che hanno contribuito alla nascita del romanzo a fumetti, Poema Barocco, l’opera di Renato Calligaro pubblicata nel 1988, merita senza dubbio un approfondimento. Durante tutta la sua lunga carriera di grafico, pittore, illustratore, vignettista satirico e fumettista, Calligaro ha sempre concepito l’arte come ‘narrazione’. L’unione di più mezzi espressivi, e di tecniche differenti, gli ha permesso tra l’altro di raggiungere risultati eccezionali e del tutto inediti. Nel campo della pittura, ad esempio, ha realizzato i cosiddetti quadri/sequenza che, un po’ come accadeva per alcune opere pittoriche di Dino Buzzati, mostravano lo stesso soggetto in istanti diversi o più momenti di una sequenza narrativa rappresentati sullo stesso supporto. Le sue imprevedibili e innovative incursioni nel campo del fumetto d’autore, invece, portano il nome di ‘poemi per immagini’. Ancora una volta, sebbene in modo superficiale, le scelte di Calligaro sembrerebbero molto vicine a quelle di Buzzati: entrambi, in buona sostanza, hanno abbracciato più mezzi espressivi, senza tenerli divisi in compartimenti stagni. Inoltre mescolandone le tecniche, hanno svelato nuove formule che potessero favorire le loro imprevedibili ambizioni narrative.

Sfogliando Poema Barocco non si può fare a meno di lasciarsi travolgere dalla bellezza e dall’impatto, anche soltanto visivo, di ognuna delle tavole che compongono l’opera. Nonostante la compresenza di più tecniche (pittura, disegno, collage, grafica), il risultato finale dimostra una naturalezza senza eguali e la controparte testuale, che accompagna tavole e vignette, aggiunge ulteriori dimensioni possibili per la lettura dell’opera. I confini di ogni tavola sono delimitati da spesse gabbie nere, come accade anche per le divisioni interne (le vignette ad esempio); talvolta queste macro griglie si estendono persino all’interno degli spazi destinati alla narrazione, disegnando geometrie elementari che diventano lo scenario degli eventi.

È importante notare, inoltre, che lo spazio bianco di solito presente tra le cornici delle singole vignette, è del tutto assente nell’opera di Calligaro. Daniele Barbieri, nel suo libro Semiotica del fumetto (Carocci editore, 2017), parlando di questo spazio bianco scrive: “Lo spazio bianco è l’espediente fondamentale attraverso cui il fumetto produce il racconto attraverso la rappresentazione, costituendo la sequenza. Il suo vuoto grafico sta per un vuoto di rappresentazione temporale, di durata qualsiasi”. In Poema Barocco troviamo una variazione sullo spazio bianco, se così possiamo chiamarla. La divisione tra le vignette, infatti, è data soltanto da una linea nera, la stessa linea nera che racchiude la tavola nel suo insieme. Il risultato è tutto a vantaggio della narrazione: si passa da una vignetta all’altra senza ‘traumi’ e salti temporali, così che il lettore possa godere della fluidità del racconto dall’inizio alla fine. A ben guardare, però, Calligaro non ha escluso del tutto gli spazi bianchi tra le vignette. Questi, infatti, si realizzano soltanto in verticale e separano la vignetta di sopra da quella di sotto e spesso li troviamo in alto o in basso, ad aprire o a chiudere la sequenza di ogni tavola. In questi spazi l’autore ha deciso di inserire la parte testuale: che si tratti di una singola frase o di un testo più esteso, Calligaro espande lo spazio bianco fino a dove gli occorre, assicurandosi però, al tempo stesso, di non perdere quella naturalezza che scaturisce dall’armonia esistente tra ogni elemento della tavola.

Per quanto riguarda la parte visiva, che si conferma essere l’elemento più caratterizzante di Poema Barocco, sorprende la presenza di riferimenti alla sperimentazione pittorica del secondo Novecento in un’opera che, pur essendo un fumetto, ne rifiuta la grammatica convenzionale e la stravolge. Il gioco grafico-testuale dell’autore, infatti, esiste e ‘resiste’ proprio perché disegno, grafica, pittura e narrativa interagiscono tra loro senza contrasti e formano un racconto privo di intoppi che è un vero piacere per gli occhi di chi legge. Stando a queste osservazioni è chiaro ormai che l’opera di Calligaro è uno dei risultati più alti che il fumetto-letteratura abbia mai raggiunto. Simili vette, mi si perdoni l’esempio forse banale, ma necessario, le troviamo in Poema a fumetti, di cui abbiamo brevemente parlato in precedenza. Inoltre, tra le opere di arte sequenziale che hanno rappresentato una tappa fondamentale per la nascita del cosiddetto romanzo a fumetti, Poema Barocco occupa sicuramente uno spazio di tutto rispetto.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Letteratura e Fumetto. Il graphic novel di Alan Moore. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, cortometraggi e lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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