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Abbiamo già parlato di quanto sia tremendo ricevere delle recensioni riferite al proprio lavoro. Non abbiamo ancora affrontato, invece, l’altra faccia della medaglia, ovvero il momento in cui a chi scrive viene chiesto: che ne pensi di quest’opera?

Non capita di rado, infatti, che gli scrittori vengano considerati dei punti di riferimento affidabili da parte di amici, conoscenti e ammiratori. A loro viene chiesta l’ultima parola su un nuovo acquisto, su un autore emergente, su un classico, e addirittura spesso si invia loro del materiale più o meno amatoriale, nella speranza di un feedback.

Così, volenti o nolenti, ci si può ritrovare fra l’incudine e il martello, obbligati a dovere esprimere un’opinione ma, possibilmente, già in preda a un microdramma interiore. Uno dei motivi per cui ci si sente in difficoltà è che si ha un punto di vista diametralmente opposto rispetto alle aspettative dell’interlocutore e ci si rende conto che deluderlo è fuori discussione, come d’altronde lo sarebbe mentire.

Un’altra ragione di imbarazzo, in altre circostanze, è dettata dal fatto che non si è letto abbastanza di un determinato intellettuale per valutarne l’operato e per esprimere un giudizio, per quanto personale esso sia. E a questo si aggiunge serpeggiando un’ulteriore complicazione: chi scrive sa bene di dovere confrontarsi in continuazione con altre penne, eppure ha un tempo tremendamente limitato per farcela.

Così, se la recensione richiesta riguarda il manoscritto di qualcuno che non ha ancora sbarcato il lunario, risulta ancora più faticoso concedere un Sì, ti farò sapere al più presto. Perché d’istinto, come in tutti gli altri casi, verrebbe da dire: Guarda, non sono la persona giusta. Oppure: guarda non ho tempo. Oppure: guarda, magari fra un po’. Lo si desidererebbe proprio, anche se si rimane con quelle parole lì sulla punta della lingua e si rinuncia alla fine a pronunciarle.

Districarsi fra la buona educazione, la disperazione, l’incertezza e le spade di Damocle di ogni altra attività ancora in sospeso porta quindi inevitabilmente a un microdramma. Uscirne è facile quando si ha a che fare con titoli noti o con scrittori di un certo calibro. Basta mantenersi sul vago, propendere per frasi che lascino una buona dose di libertà interpretativa o di ambiguità e rilanciare immediatamente la palla: e tu che ne pensi?

Una volta partito il confronto a due, la si spunta quasi sempre. Meno frequente è la vittoria assicurata quando l’altro non ha ancora le idee chiare sulla persona o sul testo in questione, sebbene si possa sempre ricorrere all’espediente della “falsa” modestia – che ho messo fra virgolette di proposito, dato che glissare dichiarandosi poco esperti equivarrebbe stavolta alla pura verità, con il vantaggio che si verrebbe apprezzati per la spontaneità e per non avere azzardato commenti fuori luogo.

Rimane in sospeso la faccenda delle recensioni in senso stretto, domandate da chi ha intenzione di sottoporre ad esperti dell’editoria il proprio lavoro, ma ritiene che lo sguardo di un conoscente sia preferibile prima di avventurarsi in percorsi a ostacoli. Chissà cosa ci si aspetta, poi. Una lettera di referenze da chi scrive gialli per chi scrive fantasy? O forse un supporto entusiastico al punto da convincere a telefonare direttamente a Einaudi?

Comunque sia, è un microdramma spiacevole e che rischia di ferire qualcuno. Meglio prevenire ogni danno con una combo e mescolare le strategie precedenti fra loro, ottenendo in tal modo un mix sorprendente e in grado di stendere chiunque: Facciamo che mi fornisci tu una breve presentazione e commento all’opera, per aiutarmi a orientarmi fin da subito? E poi valuto se leggere personalmente o se mandare il tutto a qualcuno che ne capisca più di me e che possa darti un parere più specifico, va bene?

Et voilà. Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta.

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La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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