Per rimanere in tema di difficoltà con la tecnologia, ci concentriamo oggi su uno dei grandi dilemmi di chi non scrive più a mano e ha costantemente a che fare con i programmi di scrittura. Oltre a temere i blackout improvvisi (senza salvataggio automatico, s’intende) e a litigare di continuo con il Trova e sostituisci, infatti, si hanno spesso difficoltà con un’altra opzione avanzatissima: la formattazione.

Ha la vita facile chi scrive in versi e chi pubblica per siti internet, dato che quasi sempre i primi formattano di default a sinistra e vanno a capo solo quando vogliano, mentre i secondi… Idem. Il motivo? Secondo alcuni studi recenti è questa la variante che stanca di meno l’occhio di chi legge articoli sul web, motivo per cui si evita di ricorrere ad altre variabili, magari apparentemente più “ordinate” ma a conti fatti meno efficaci.

Di conseguenza, ad essere coinvolto in questo problema è specialmente chi scrive in prosa e per un futuro formato cartaceo, o anche solo per scopi che non riguardino la divulgazione virtuale. Il dilemma perenne fra formattazione a sinistra e formattazione giustificata è, peraltro, solo la punta dell’iceberg. Quasi tutti, infatti, si rendono ormai conto che la seconda variabile sia preferibile e più apprezzata da ogni esperto del settore.

Come la mettiamo, però, nel momento in cui dobbiamo citare testi esterni, o magari riportare il contenuto di una lettera? La firma finale, per esempio, va formattata a destra o meno? Ed è il caso di utilizzare il corsivo per distinguere quella porzione specifica dal resto dell’opera? E il carattere va mantenuto identico o magari diminuito di dimensioni? Ed è meglio mantenere il classico Times New Roman o virare su un altro font?

Naturalmente, non finisce qui. In molti casi ci sono addirittura citazioni nelle citazioni e diventa problematico anche decidere quali virgolette utilizzare e a quali livelli testuali – prima quelle uncinate, poi quelle alte e poi l’apostrofino? Dopodiché, come la mettiamo con il grassetto? Da aberrare a priori, da utilizzare con parsimonia, da riservare a delle parole specifiche? E, se sì, a quali?

Non parliamo, poi, dell’interlinea. Di tanto in tanto, gli stessi programmi di scrittura impostano all’apertura uno spazio prima del paragrafo o alla fine, il che è già antipatico di per sé da notare e da eliminare. Solo che poi, magari, le righe rimangano fra loro troppo attaccate, specie per la lettura di testi lunghi e con pochi a capo. Per cui è meglio rimediare manualmente, così come non andrebbe dimenticato il rientro speciale da applicare subito dopo che si preme Invio da tastiera.

Almeno, questo è quello che si consiglia in linea teorica e che si trova sulle linee-guida di case editrici, siti, blog, forum, decreti universitari e chi più ne ha più ne metta. Il più delle volte, fra l’altro, questi documenti si contraddicono a vicenda e costringono chi ne consulta più di uno a prestare massima attenzione in ogni occasione, per non confondere la fonte di una direttiva con un’altra. Nonostante le buone intenzioni, tuttavia, riuscire nell’impresa non è facile e richiede una buona dose di pazienza, lucidità, freddezza mentale e attenzione.

Basta distrarsi un attimo per fare un pasticcio, per rimanere vittime di una svista che un revisore umano o una correzione automatica del nostro programma potrebbero farci pagare cara, e per doverci poi scusare in tutte le lingue per sopravvivere all’incidente senza grossi guai. Per cui, forse la soluzione più semplice consisterebbe nel pagare qualcuno al posto nostro per occuparsi della formattazione dall’inizio alla fine.

A questo punto, chiaramente, la domanda sorge spontanea: e se tocca a noi occuparci di questa magra mansione? Rimediamo così: Seleziona tutto, Cancella formattazione, Salva e chiudi. Dopodiché contattiamo chi sta sopra di noi nella catena della scrittura e spieghiamo con candore che, rigorosamente per sbaglio, non riusciamo più a interagire con il testo per modificarne l’aspetto e che ce ne laviamo le mani perché Come sempre, è tutta colpa di questi dannati computer.

Probabilmente ci faranno allora cambiare lavoro, ma quantomeno non perderemo la sanità mentale e, anzi, potremmo perfino avere la fortuna di farci assegnare responsabilità più divertenti e meno cervellotiche. Come, ad esempio, lamentarci di chi corregge la nostra formattazione dopo che abbiamo consegnato un lavoro a chi di dovere.

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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