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Di Carlo-Maria Negri

Se vogliamo parlare di letteratura e di temi contemporanei, non possiamo fare a meno di citare la giovane autrice Debora Omassi. A ventisei anni, insieme alla casa editrice Rizzoli, pubblica nel 2019 il suo romanzo d’esordio Libera uscita: un viaggio autobiografico alla scoperta della propria identità di genere, raccontato con cruda onestà tramite la figura di Barbara Gasser, l’alter ego della stessa autrice che descrive, come in una confessione tra amici, la scelta di arruolarsi nell’Esercito italiano alla ricerca paradossale del proprio sé tramite l’annullamento della persona per mezzo dell’uniforme.

Barbara sembrerebbe una ragazza come tante: ventiquattrenne, vive e lavora come modella a Milano, impegnata con Claudio. Qualcosa dentro di lei però si ammassa e non la fa vivere felice. Un dubbio, infatti, la porta a interrogarsi sulla propria sessualità. Domande irrequiete continuano a scapitarle in testa, tutte bisognose di una risposta o di un rifugio. E così ecco che nelle parole di Omassi vediamo scorre la necessità ineluttabile di un fiume in piena, un vero senso d’urgenza che travolge il lettore fino alla fine.

Ma Libera uscita è anche la storia di una donna immersa in un mondo poco conosciuto: la vita di caserma, oggi. Magari per qualcuno potrebbe essere anche un’esperienza non tanto dissimile da quella dei tempi della leva obbligatoria. Solo il punto di vista femminile, insieme alle regole, ai ritmi frenetici e alle sfide quotidiane che accomunano molte persone che hanno scelto di intraprendere la carriera militare, potrebbe bastare a darci un assaggio di qualcosa, per certi versi, di ancora inaudito.   

La ricerca di Barbara, però, non sarà mai ispirata al patriottismo. Per lei l’arruolamento volontario è un vero percorso di sofferenza e umiliazione proprio perché nessuno l’ha costretta a quel mondo. Eppure, grazie alla necessità, si coglie tra le righe la forza stessa di questo romanzo che parla a tutti con il cuore di chi ha tanto da raccontare senza nascondere niente a nessuno.

Nasce nel 1983 nella stanza 12bis di una Milano evidentemente ancora superstiziosa. Subito dopo, fatti i dovuti scongiuri, la sua famiglia lo alleva in Piemonte, a poche decine di chilometri dal confine svizzero. Nonostante una forte depressione riesce ad ottenere un diploma come perito tecnico. Nel 2004 parte come volontario tra gli alpini paracadutisti. Con il tempo però capisce che la parole sono più forti della mitraglia. Si congeda dopo la morte della madre. Diventa pubblicista grazie alla collaborazione con un giornale locale. Scrive racconti. E infine il privilegio di diventare padre di due splendidi bambini con la fortuna di potersene occupare.

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