È arrivato nei cinema di tutto il mondo nel 2015, con i suoi cinque minuti di dolcezza ad anticipare la proiezione del capolavoro Inside Out firmato Disney/Pixar: la storia di un vulcano hawaiano che sogna di incontrare una vulcana (una vulcanessa? Una vulcano? Una vulcaniana? No, questo magari no…) con cui trascorrere il resto della vita, ma che rischia di spegnersi prima di trovarla. E, in effetti, lo conosco a mia volta da anni, mi sono commossa guardandolo la prima volta e un pizzico anche durante le volte successive, anche se era da un bel pezzo che non mi ricapitava di pensarci. Il mese scorso, non so più per quale motivo, mi è invece tornato alla mente e ho digitato da capo The lava song – English version su YouTube, per gustarmelo in lingua originale:

A renderlo difficile da dimenticare, come forse avrete notato se lo avete visto con attenzione, è un gioco di parole a chiusura del ritornello che si basa sull’assonanza della parola lava (it. lava) con love (it. amare, nel caso specifico): I wish that the earth, sea, and the sky up above / will send me someone to lava, cioè Spero che la terra, il mare e il cielo lassù / mi mandino qualcuno da amare, verso in cui appunto c’è un rimando fonetico alla sua natura di vulcano attivo. Dopo il primo ascolto in inglese, ho voluto cercare la versione italiana corrispondente, che come in tutte le altre lingue è nata non grazie a una traduzione ufficiale della produzione, ma alla buona volontà di qualche fan appassionato. A quel punto, la mia visione è stata mirata a comprendere in che modo fosse stato reso il gioco di parole, e se la soluzione fosse a mio avviso convincente:

Nella nostra lingua, quindi, il distico diventa: Io so che nel mondo per me c’è un amore / che m’agma con tutto il suo cuore. Proprio come è accaduto in inglese, si è optato per l’assonanza fra un verbo (m’ama) e un sostantivo (magma). Oltretutto, la rima fra i due versi è stata mantenuta, l’ambivalenza della sua dichiarazione pure, e il risultato è godibile al punto da strappare un sorriso di tenerezza. Un risultato a mio avviso eccellente, che nulla toglie di essenziale al testo originale, sebbene sia scomparso il riferimento agli elementi naturali (qualcosa bisognava pur sacrificare, è un bene che sia scomparsa la terra e sia rimasta la lava). E nelle altre lingue che conosco?, mi sono allora domandata, sempre più curiosa.

Con mia poca sorpresa, ho scoperto che in spagnolo la scelta è ricaduta su una resa più letterale del significato, a causa della quale è andata però perduta la trovata lava/love: Mi corazón ruega a la mar y a la tierra / amar a un alma de lava, ovvero Il mio cuore prega il mare e la terra / di potere amare un’anima di lava. L’inclinazione è spesso identica quando si tratta di adattare testi di canzoni provenienti dai cartoni animati o da brani di musica contemporanea straniera, ecco perché mi aspettavo un comportamento su tale falsa riga.

In maniera diversa si sono comportati invece in Francia, e avevo previsto anche questo (c’è un motivo se lo specifico, giuro): com’è loro solito, nell’Hexagone hanno scelto una soluzione a metà strada fra la letteralità e la poeticità. Le ciel et la terre feront entendre ma voix / et tu seras là avec moi, cioè Il cielo e la terra faranno sentire la mia voce / e tu sarai qui con me, laddove là avec moi suona in maniera quasi impercettibile come un lave avec moi, cioè lava insieme a me. Come se non bastasse, il titolo del corto è stato trasformato in Uku et Lélé, che suona quasi come ukulélé, strumento musicale nato proprio nelle Hawaii e che ha subito collocato geograficamente la storia dei due vulcani, senza la necessità di esplicitarla come accade invece in inglese e in italiano (e come in spagnolo non è invece accaduto):

Infine, sono arrivata al russo. Qui ero certa di trovare un’idea geniale, che avrebbe fatto impallidire qualsiasi altro traduttore sulla faccia della terra. A dispetto delle mie speranze, non ho trovato niente. Assolutamente niente. Né le Hawaii, né il gioco di parole, né un titolo creativo che compensasse il resto – a livello informale qualcuno ha pensato a Лава, история о любви, cioè Lava, una storia d’amore, che tuttavia non appare né evocativo né particolare per qualsiasi ragione alternativa. Così, il ritornello rimane И лаву мою океан не остудит / когда меня кто-то полюбит, ovvero E l’oceano non spegnerà la mia lava / quando qualcuno inizierà ad amarmi.

Cosa mi ha insegnato questo tour multilingue? Che la sensibilità con cui si traduce un testo dipende non solo da cultura a cultura in base a uno schema tendenzialmente prevedibile, ma soprattutto dall’importanza che ogni singolo professionista decide di conferire a una rima, a un titolo, a un luogo fisico o a un gioco di parole. Non è affatto detto che evidenziare un elemento più di un altro in una parte del mondo influenzi popoli differenti con preferenze di approccio traduttivo differenti, così come non è detto che una direzione apparentemente più creativa soddisfi i gusti del pubblico per il quale viene concepita. Proprio il mio errore di previsione con il russo me lo ha rammentato, regalandomi, fra le tante, l’esperienza di ascolto e di riflessione più importante fra quelle che mi hanno suggerito questi due adorabili vulcani.

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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