Il futuro del fumetto secondo Richard Kyle nel 1964: graphic story e graphic novel.

 

Nell’articolo introduttivo si è già accennato al fatto che molti, tra pubblico e critica, attribuiscono erroneamente l’invenzione del termine graphic novel al noto autore americano Will Eisner, quando nel 1978 pubblicò A Contract with God and Other Tenement Stories. Ma, in realtà, la definizione di romanzo a fumetti fu coniata nel 1964 dall’americano Richard Kyle, editore, critico e storico del fumetto, che utilizzò per la prima volta il termine graphic novel in un articolo intitolato The future of “comics”, pubblicato sul secondo numero di Wonderworld, una fanzine molto conosciuta tra gli aficionados della nona arte.

RICHARD KYLE

Nella prima metà dell’articolo Kyle descrive, seppur in modo piuttosto blando, la trasformazione che i fumetti stavano vivendo in quegli anni: se da una parte c’erano fumetti (i cosiddetti comics, per intenderci) realizzati con un stile di disegno molto cartoon e indirizzati ad un pubblico giovane, date le loro storie semplici e di puro intrattenimento, dall’altra si facevano avanti i primi esperimenti di fumetti dalle tematiche più mature che invitavano il lettore medio a riflessioni molto più profonde (i futuri graphic novel). Diverse riviste americane, già in quegli anni, cercarono di portare il fumetto oltre la fascia ‘per ragazzi’. Come scrive lo stesso Kyle: “Charles Biro, ad esempio, editor presso la Lev Gleason Publications, cominciò a pensare al fumetto come un mezzo di scrittura più ‘seria’ e indirizzò le sue riviste verso un target sempre più adulto”. In quello stesso periodo anche il noto scrittore di fantascienza Raymond Bradbury, in seguito ad un accordo stipulato con la rivista E.C. magazine, concesse a quest’ultima la possibilità di realizzare una serie di ventisette adattamenti a fumetti dei suoi racconti.

In definitiva, l’editoria americana capì che ricorrere ad autori di letteratura e sceneggiatori del mondo del cinema, aggiungeva autenticità e realismo a quelle storie a fumetti che “nessun bambino avrebbe potuto apprezzare, ma che avrebbero elettrizzato molti adulti intelligenti”. L’intento di Kyle, parlando di graphic novel, era proprio quello di fare una distinzione tra il semplice fumetto di intrattenimento e un fumetto –potremmo dire- più impegnato e più vicino, per tematiche, struttura e complessità, alla letteratura propriamente detta, seppur allora in una fase molto embrionale e ancora lontano dalle grandi opere a fumetti che saranno pubblicate negli Anni Ottanta. Va precisato inoltre che il termine, nelle intenzioni del critico americano, indicava anche quei fumetti realizzati con qualità di carta più pregiata e con foliazione superiore a quella standard dei tascabili americani, che generalmente non superavano le ottanta pagine. La distinzione era quindi sia di carattere contenutistico che tecnico, compositivo e tipografico.

Di seguito si riporta la conclusione dell’articolo in cui Kyle nomina per la prima volta il graphic novel e spiega che cosa intende con questo nuovo termine:

Mentre leggo storie come “Killer Hunt”, in Capt. Storm e ammiro l’arte di Joe Kubert, e rileggo le storie di Kurtzman e Krigstein sulle vecchie riviste E. C., e mentre penso all’imminente uscita delle strisce a fumetti di Fantasy Illustrated, adattamento della storia di Ray Bradbury “Il passante” –che ha inaugurato, tra l’altro, un’opera molto acclamata qui a Los Angeles- non posso fare a meno di pensare che termini come ‘fumetto’ e ‘striscia a fumetti’ non soltanto sono inappropriati e antiquati per descrivere questi sforzi creativi così genuini e quelli ancora meglio realizzati che verranno, ma sono anche termini che possono facilmente impedire, ad un mezzo come il fumetto, di essere accettato in tempi brevi da parte del mondo letterario. Charles Biro ha coniato la parola illustrories per descrivere i suoi tentativi di strisce a fumetti dalle tematiche più mature. E.C., più o meno con le stesse intenzioni, ha coniato invece il termine picto-fiction. Ma io credo che ci sia una parola migliore, già presente nel dizionario, che rende molto meglio il concetto. Il mio dizionario Merriam-Webster definisce graphic come: “o di pertinenza delle arti (arti grafiche) o della pittura, dell’incisione e di altre arti che riguardano l’espressione di idee per mezzo di linee, segni o caratteri impressi su una superficie”. Pertanto, quando nei prossimi numeri di Wonderworld mi vedrete usare i termini graphic story e graphic novel per descrivere le strisce a fumetti artisticamente serie, saprete cosa voglio dire. Potrei persino usarli per alcune che non sono poi così serie.

Tornando a Will Eisner, a lui andrebbe il merito, non di aver inventato, ma piuttosto di aver promosso e, involontariamente, sdoganato, il termine graphic novel proprio grazie alla sua raccolta di racconti a fumetti Contratto con Dio. La definizione di romanzo a fumetti, infatti, dopo aver fatto la sua comparsa sulla copertina di A Contract with God di Eisner nel 1978, cominciò a diffondersi sempre più nell’uso comune, anche in seguito alla pubblicazione di opere monumentali come Watchmen di Alan Moore e Batman: The Dark Knight Returns di Frank Miller, entrambe del 1986.

Moebius, Le Garage hermétique, 1976-1980

Ma la conferma definitiva che con graphic novel si potesse indicare un fumetto più vicino alla letteratura, sia per contenuti culturali che per complessità narrativa, arrivò nel 1992, quando Maus, l’opera a fumetti sull’olocausto realizzata da Art Spiegelman, vinse il Premio Pulitzer. Scrive a tal proposito Andrea Tosti nel suo libro Graphic Novel: “Si sviluppò un nuovo interesse nei confronti del fumetto il quale, però, non riuscì a scalfire, su larga scala, pregiudizi vecchi di decenni, riassumibili ancora una volta in ‘i fumetti sono roba per bambini’” (A. Tosti, Graphic Novel. Storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto fra parola e immagine, Latina, Tunué, 2016, p. 608).

Durante gli anni Settanta, e fino alla fine degli anni Ottanta, il fumetto ha vissuto un periodo particolarmente florido, durante il quale autori di ogni nazionalità, e non soltanto disegnatori, hanno sperimentato nuove soluzioni grafiche e narrative con questo linguaggio, spingendo il suo potenziale oltre ogni limite. Proprio in quegli anni furono pubblicati fumetti di importanza capitale, basti pensare a Le Garage hermétique di Moebius, Gli ultimi giorni di Pompeo di Pazienza e Maus: A Survivor’s Tale di Spiegelman. Si tratta di opere che in molti casi hanno stravolto la grammatica del fumetto e che, grazie ad una scrittura di altissimo livello, alle tematiche trattate e all’innovativo impatto visivo, hanno creato un perfetto connubio tra letteratura e fumetto. Oggi, purtroppo, anche per ragioni legate al mercato editoriale, il termine è diventato tutt’altro ed è ormai ben lontano dal suo significato originale. Ma dell’apogeo e della trasformazione, a mio modesto avviso negativa, del termine graphic novel parleremo più approfonditamente in futuro.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, sul rapporto tra Letteratura e Fumetto. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *