Se n’è parlato dappertutto: l’hanno osannata i telegiornali, i tifosi presenti durante la conferenza stampa, gli utenti di Twitter, i quotidiani online… La cosiddetta traduttrice del calciatore francese Franck Ribéry è rimasta impressa a parecchie persone, diventando un’icona del Web e perdendo il conto dei suoi nuovi follower su Instagram. Si chiama Alessia Enriquez, ha origini francesi e non è una traduttrice, come molti titoli acchiappa-like vorrebbero farci credere.

Naturalmente, di questo come di molti altri dettagli la stampa ha evitato di occuparsi, riportando in alcuni casi solo all’interno della notizia una definizione più corretta del suo ruolo. Una professionista che ascolta il discorso di un oratore e lo traspone in un’altra lingua al termine del suo turno di parola, infatti, è un’interprete che svolge un servizio interlinguistico in modalità consecutiva. Per i quotidiani sportivi seguiti per lo più da appassionati di calcio e meno da esperti del mestiere, la differenza non sembra però di particolare importanza.

Partendo da queste premesse, internet ha iniziato a pullulare di articoli poco accurati in riferimento alla fatidica performance del 22 agosto scorso. A titolo di esempio, in una delle tante testate si legge: «Tanto bella quanto brava, veloce e spigliata nel tradurre tutto ciò che Ribery ha detto durante l’attesissima conferenza»*. Analizzando la frase in questione, dovremmo dedurne che una donna sexy (così è stata definita, o meglio, etichettata) è in grado di svolgere la propria mansione (di “traduzione”, anche qui) se è rapida, se non balbetta e se tautologicamente si dimostra «brava» nel riferire tutto ciò che ha dichiarato il suo cliente. I docenti di interpretazione, i recruiter e i datori di lavoro di mediatori seri e qualificati saranno senz’altro d’accordo con una valutazione così puntuale.

Altrove si trovano riletture dell’evento ancora meno adeguate: «così la Rete ha iniziato a parlare di lei, in termini lusinghieri s’intende, fino alla sera quando i tifosi, appunto, le hanno fatto la dedica in musica allo stadio. Lei ha sorriso ma non ha perso la calma. […] Ma non chiedete ad Alessia di cantare “Forza viola alè”… ufficialmente non sarebbe tifosa anche se in una delle foto da lei pubblicate compare con un cappellino nerazzurro. Ma il calcio non è l’unica passione. Ebbene sì, Alessia sembra proprio fidanzata…»**.

Riepilogando: tanto di cappello per il fatto che sia rimasta seria mentre lavorava (da quando è un merito e non un requisito indispensabile in ogni ambito?), non lasciandosi trascinare dai cori collettivi (lusinghieri, per carità! Un commento estetico su una donna è sempre e comunque un complimento che deve essere apprezzato, mica una considerazione che denota un meccanismo di oggettivazione del corpo femminile). Per il resto, a contare è il suo abbigliamento ammiccante nei confronti dei fan calcistici e il fatto che sia fidanzata, mentre rimane del tutto inutile informarsi sulla sua formazione, sul suo background professionale o sulla qualità effettiva del modo in cui ha restituito il discorso di Ribéry in lingua italiana.

Qual è la verità su di lei, quindi? La verità è che nessuno si è preoccupato di concentrarsi sulla conferenza stampa. Le frasi dell’ex campione del Bayern Monaco sono passate in secondo piano, al pari delle tecniche adoperate dalla sua interprete per consentire la comunicazione fra lui e i giornalisti. La verità è che ci si è fermati all’apparenza di una professione complessa e scortata da anni di studio e di pratica, portando alla ribalta una giovane donna in carriera per via del colore dei suoi occhi e non delle sue competenze e traguardi. La verità è che, per essere notata, una “traduttrice” deve essere di bella presenza, non di buon CV, quantomeno secondo chi la idolatra in diretta rivolgendole proposte di matrimonio improvvisate.

La verità, insomma, è che il mestiere di chi traduce, come quello di chi interpreta, è ancora sottoposto a parecchie croci, che possono tramutarsi temporaneamente in delizia nel caso in cui si accettasse con piacere un Sei bellissima, ma che smettono di risultare gradevoli non appena ci si accorge che si è finiti su tutte le testate nazionali senza che nessuno riesca a definire con precisione neppure il nome del proprio lavoro. La verità è che io stessa mi aspettavo qualche servizio finalmente più sensibile rispetto alla figura di determinati professionisti, quando di Alessia Enriquez non ho scoperto che le foto da lei pubblicate fino a oggi sul suo profilo***, con buona pace delle influencer che conoscono una lingua soltanto.

* Da Il Messaggero (al 28/08/19)
** Da Gazzetta.it (al 28/08/19)
*** Cfr. la gallery di Sky Sport Italia (al 28/08/19)

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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