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In un momento delicato come quello che stiamo vivendo a livello internazionale, specialmente dal punto di vista delle informazioni che circolano e delle precauzioni da adottare, la ragionevolezza e il senso civico sono gli alleati migliori. Insieme a loro, però, anche una traduzione ben curata diventa un potente strumento di diffusione delle notizie, in grado aiutare Stati diversi tra loro a creare una linea comune a livello di comunicazioni ufficiali, di dati da osservare e di comportamenti da consigliare. Ecco perché serve attenzione massima nel momento in cui si esporta un testo oltre confine o lo si rende accessibile a persone dello stesso territorio provenienti da parti del mondo diverse.

Sfortunatamente, però, l’Italia ha dato prova di svariate leggerezze in tal senso, che hanno portato in più contesti a risultati non proprio ammirevoli. Partiamo dalla stampa nazionale, che in due casi tutt’altro che trascurabili ha confuso durante il mese di febbraio il participio sostantivato recovered (it. guarito) per il corrispettivo ricoverato, creando quindi un malinteso a livello di numero di persone a rischio e quantità, invece, di pazienti guariti dall’infezione virale. A essere cadute nel tranello sono state le redazioni de la Repubblica e di TGCom24, il cui errore è circolato quindi sui social network e sul cartaceo per diverse ore, generando allarmismi e fraintendimenti da evitare a qualsiasi costo in una situazione del genere.

 

Lo scivolone è stato poi corretto, anche se sarebbe stato forse più opportuno consultare qualche specialista per assicurarsi di avere sottomano gli elementi giusti e di non parlare dei posti letto occupati nelle strutture sanitarie, quanto piuttosto del tasso di mortalità del virus sul pianeta. Una mancanza di serietà di pari livello, se non addirittura superiore, si deve tra l’altro al Ministero della Salute, che ha giustamente promulgato un decalogo di indicazioni ufficiali da seguire in questa contingenza straordinaria, senza tuttavia preoccuparsi di pubblicare una versione tradotta del documento, foss’anche solo nelle altre lingue più parlate al giorno d’oggi in Italia.

A mobilitarsi sono state associazioni di ogni tipo, che hanno proposto versioni in diversi idiomi per sopperire alla mancanza del governo, fino a quando non hanno iniziato a circolare in rete le traduzioni in inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, rumeno, albanese, somalo, urdu, portoghese, bengali, punjabi, russo, amaico, tigrino e cingalese allegate direttamente al testo originale. Al momento non è chiara l’identità di chi le ha curate, mentre ne è alla luce del sole la qualità quantomeno discutibile. Così, se da una parte è ammirevole che si sia cercato di tamponare una grave mancanza delle istituzioni, dall’altro lato ancora una volta rattrista e sorprende che il compito non sia stato affidato fin dall’inizio a chi della traduzione si occupa per mestiere.

D’altronde, proprio la professione in questione si può svolgere senza grosse difficoltà da casa, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza e con grandi vantaggi sia per chi opera nel settore sia per chi fruirà del messaggio tradotto. Se si fosse optato per un iter differente e più serio, si sarebbero evitati avverbi piazzati in inglese in strani punti della frase, partitivi mancanti in francese, aggettivi possessivi concordati male in spagnolo, imperativi alla seconda persona singolare alternati a consigli espressi all’infinito in lingua russa, virgole di natura sintattica in più o in meno e chissà quante sviste ancora, in lingue lontane dalla nostra come lo sono specialmente alcune del continente asiatico.

«L’impegno per prevenire l’epidemia da Sars-Cov-2 passa anche attraverso i comportamenti, che devono essere basati su informazioni corrette. Oggi il virus non circola nel nostro paese, ma seguire le misure raccomandate, a partire dal lavaggio delle mani, ci aiuta a prevenire questa e anche altre patologie infettive – ha commentato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Questo “decalogo” rappresenta anche un bell’esempio di come istituzioni e professionisti garantiscano risposte unitarie ad una possibile minaccia per la nostra salute», si legge su Salute.gov.it, motivo per il quale si dimostrano a maggior ragione una croce del mestiere il menefreghismo e la superficialità con cui è stata affrontata la faccenda dal punto di vista interlinguistico e interculturale.

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Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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