Questa settimana il focus della rubrica sarà più su chi traduce che su ciò che viene tradotto, perché chi fruisce delle traduzioni – o chi ne ha bisogno per qualsiasi ragione – a volte dimentica, sottovaluta o semplicemente ignora il mondo che sta dietro alla trasposizione di un testo da un idioma all’altro, il che per i diretti interessati è una delle peggiori croci immaginabili.

Per cercare di schiarirci le idee, approfittando del fatto che ieri si è celebrata la Giornata Internazionale della Traduzione, proviamo innanzitutto a definire cosa non è un traduttore. Un traduttore non è una persona che restituisce discorsi oralmente: al massimo traduce discorsi pronunciati a voce, ma lo fa comunque sulla carta. In molte lingue esiste una sola parola per definire traduttori e interpreti, in italiano no: i due mestieri sono distinti e separati, così come lo è la formazione prevista.

Un traduttore non è nemmeno una figura professionale improvvisata. Mi è capitato spesso di leggere, in siti che suggeriscono lavoretti per arrotondare qualche centinaio di euro al mese, di trovare frasi del tipo: Cimentati con la traduzione da una qualche lingua che conosci. Come se traduttori ci si diventasse dall’oggi al domani, solo perché si sa comunicare in una lingua straniera o perché si ha già una certificazione.

Ecco: niente di più falso. Esistono studi teorici fondamentali da cui partire per sviluppare una coscienza critica al riguardo, una formazione seria e autorevole a cui fare affidamento, molta pratica (con correzioni e discussione) durante cui sbagliare, una serie di strategie e di strumenti cartacei e digitali – fra i quali, non ultimi, dei veri e propri software a pagamento – e neppure allora si potrà affermare di essere un traduttore qualificato con la coscienza totalmente pulita.

In particolare, poi, se si lavora per ONG, tribunali, ospedali… Tradurre dei documenti ufficiali, ma anche “semplicemente” dei contratti di lavoro o delle testimonianze forensi è una grande responsabilità, che richiede una serie di conoscenze e di competenze pregresse e, di sicuro, qualcosa in più di Google Traduttore e di un dizionario bilingue generalista come alleati. Da qui, il terzo chiarimento: un traduttore non è assimilabile a un generatore automatico di corrispettivi dalla lingua A alla lingua B.

Oltretutto, un traduttore non è un volontario. Lavora da casa o da remoto, però ha seguito dei corsi specializzati prima di accettare una consegna, ed è un libero professionista al pari di un dentista, di un avvocato o di un fotografo. Stabilisce un prezzo con il quale i suoi studi, il suo tempo e la sua abilità nel portare a compimento il compito che gli è stato assegnato gli consentano di sopravvivere dignitosamente e di andare fiero della propria attività – e, come si fa con la parcella di un penalista e non con i venditori ambulanti di rose vicino ai ristoranti, non si cercano sconticini o favori personali.

Mi è già capitato spesso – e sono giovanissima, oltre che neolaureata – di sentirmi dire, per esempio, No, questa cifra è fuori budget quando propongo una tariffa a parola o oraria che rientri nella media stabilita dai tariffometri di riferimento*, solo perché è di molto superiore ai 50-100 euro forfettari a cui pensava il furbo di turno. La situazione peggiora nel momento in cui, pur di fare esperienza, i principianti accettano qualsiasi condizione, specie se fa loro da tramite un’agenzia di traduzioni o un altro partner privato, case editrici incluse.

Ebbene, la prossima volta che vi imbattete nel cartellone pubblicitario di una multinazionale, in una poesia di Baudelaire o in un accordo finanziario proveniente dall’estero, pensate che se vi sembra scorra così bene e assolva perfettamente alla sua funzione comunicativa, qualunque essa sia, è perché un traduttore è stato ben scelto e ben pagato. E non crediate che sia così scontato: rivolgersi alla persona sbagliata può essere un rischio soprattutto per chi ne riceve i servizi. Continuare a leggere per credere.

 

N.B. Tutte le foto provengono e sono di esclusiva proprietà della pagina Facebook TDM – La traduzione di merda.

 

*Cfr. Tariffometro / Traduttori tecnico-scientifici / Traduttori per l’editoria / Adattatori e dialoghisti

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

2 Comments on “La svalutazione della professione

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