Se avete aperto questo articolo credendo di trovarci qualche buona argomentazione pro o contro la nuova traduzione Bompiani della trilogia Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, avete sbagliato posto. Un articolo del genere l’ho scritto tempo fa su Harry Potter di J.K. Rowling per questa stessa rubrica, motivo per cui in linea di massima scoprirete lì come la penso in merito alle nuove traduzioni di una saga, specialmente se attinente in maniera più o meno esatta al genere fantasy.

Analogamente, se siete convinti di capirci di più sulla ragione che spinge editori e traduttori a cimentarsi con un testo che nella lingua di arrivo esiste già, siete comunque fuori strada. Anche sull’invecchiamento delle traduzioni mi sono già pronunciata ed eviterò pertanto di ripetermi, dato che di rubriche sulla traduzione (in particolare letteraria) ne esistono poche nel panorama nazionale e che un minimo di varietà nei temi trattati mi sembra d’obbligo. Perché mi interessa quindi trattare l’argomento? Perché ci fornisce degli spunti di riflessione interessanti rispetto ai criteri che rendono una traduzione efficace e un traduttore adatto al compito di cui è responsabile.

Ottavio Fatica, che ha firmato l’edizione italiana 2019 de La Compagnia dell’Anello, ha una pagina dedicata su Wikipedia, nella quale viene espressamente indicata la sua professione di insegnante e traduttore e in cui figura una lista ben nutrita e aggiornata delle opere su cui ha lavorato: da James Joyce a Edgar Allan Poe, da Rudyard Kipling a Herman Melville, da Jack London a Robert Louis Stevenson, da Joseph Conrad a Arthur Conan Doyle, da William Faulkner a George Gordon Byron, passando per David Foster Wallace e Flannery O’Connor. Niente a che vedere, per intenderci, con pseudo-professionisti sulla falsa riga di Gualtiero Cannarsi, che hanno rischiato di distruggere la reputazione italiana di quanto hanno tradotto.

Tra gli altri, per di più, Fatica si è occupato di Wystan Hugh Auden, «che conosceva personalmente Tolkien per cui nutriva grande ammirazione al punto di farsene entusiasta sponsor nei confronti di lettori ed editori statunitensi»*. Inutile specificare che una tale e tanta competenza è difficile da trovare non solo in una voce dell’enciclopedia libera del Web, ma anche e soprattutto nel nostro Paese in generale. Ciò significa che l’attenzione riservata al primo volume tolkeniano deve essere stata a dir poco scrupolosa, sia per via dell’esperienza accumulata da Fatica in merito, sia per via della sensibilità che deve avere sviluppato circa la sonorità della lingua, i suoi stili, le sue potenziali invenzioni lessicali e le strategie necessarie a ricreare sfumature e sfaccettature di significato.

Non a caso, la nuova traduzione ha scatenato delle polemiche (più o meno legittime) per via della rottura dalla precedente. Alcuni toponimi e nomi propri di persona sono stati addomesticati e chiariti, senza perdere la loro originalità ed etimologia – uno su tutti Samvise, fino ad ora corrispettivo italiano dell’hobbit Banazîr, che in inglese era stato spiegato da Tolkien come half-wise, simple e che ora è diventato dunque Samplicio*. Alcune espressioni volutamente sgrammaticate in originale sono invece rimaste tali nella nostra lingua, acquisendo un colore e un ritmo straordinariamente vicini al testo di partenza, e numerosi sono stati i passaggi in cui i diversi registri utilizzati dall’autore per caratterizzare i personaggi sono stati identificati e mantenuti, ancora una volta grazie all’occhio e all’orecchio esperto del traduttore.

Ultimo, ma non per importanza, il contributo dell’ASIT (Associazione Italiana Studi Tolkieniani) in questa operazione editoriale e il rifacimento diretto alla Guide to the Names in The Lord of the Rings redatta in via precauzionale da Tolkien proprio per chi sarebbe cimentato con la trasposizione della sua trilogia. A fronte di questi riguardi verso l’opera originale e dei suoi risvolti, la resa della Poesia dell’Anello o il risultato di altre operazioni traduttive più piacere o meno per gusto personale. Tuttavia, non si può non concordare sull’adeguatezza oggettiva del lavoro svolto da Fatica, che rende onore all’autore britannico, al suo long seller e al pubblico italiano più di quanto non sia sembrato trapelare dalle critiche (talvolta aprioristiche) contro di lui e più di quanto non facesse la precedente edizione, con buona pace degli aficionados.

 

*Cfr. Esce oggi la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello (qui trovate tutte le osservazioni intelligenti e accurate sull’edizione Bompiani 2019 di cui siete in cerca)

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *