Firenze – La fermata dei Sogni, Sara

Non era ancora ben definito il mondo che gli appariva ogni giorno a quella fermata, era come se i contorni del suo tempo fossero sbiaditi dalla noia, da quella routine che tanto fintamente amava, che in cuor suo però detestava come le pannocchie arrostite e i pugni sul costato ancora fragile. Tutto era passato: i chicchi di mais incastrati tra i denti e la pelle giovane macchiata dagli ematomi e dalla rabbia. Tutto sarebbe passato, il tempo sbiadito e la noia di quella fermata sprofondata nel silenzio della notte, interrotto solo dalle risate dei passanti che avevano avuto il coraggio di farlo. Era fermo in attesa come tutte le sere che arrivasse qualcuno a raccontagli il suo sogno nascosto.

La sera prima era arrivata a fargli visita Sara, così s’era presentata:
– Buonasera a lei Signore!
– Buonasera Signorina!
– Sono Sara!

Non gli era mai capitato che a quella fermata arrivasse qualcuno di così fresco e di così incredibilmente sorridente. Sorpreso da quell’incontro iniziò a reinterpretare, come faceva tutte le sere, la sua parte:

–  Il mondo ci sta per cascare addosso, lo sai?
– Ah si? Io però mi scanso.

A questa risposta non sapeva come rispondere:

– Eh, come fai a scansarti?
– Non lo so, però lo farò!
– Sei strana Sara, quanti anni hai?
– Non lo so.
– Come non lo sai?
– Non lo so e non mi interessa, sono qui per solo un motivo!
– Quale?
– Lo sappiamo tutt’e e due.
– No, io non lo so. Dimmelo tu.
– Ok, eviterò di risponderti e di stare a questo tuo giochino. Sei pronto a fare il tuo? Sei pronto ad ascoltare? Sei pronto a prenderti una parte di me per sempre e portartela in giro per il mondo, tra le tante fermate che ti aspettano?
– Forse.
– Un forse mi sta bene. Non voglio che tu mi interrompa mai, non farlo! Ok?
– Va bene
– Bene. Io sogno che le mie mani possano toccare il viso di mio padre senza che io ne abbia paura. Sogno di addormentarmi per tre notti consecutive senza avere paura del buio. Io sogno di vivere dimenticando il mio nome per almeno cinque minuti alla settimana.
– Finito?
– Mi hai interrotto!
– Si, l’ho fatto! Mi annoiano i tuoi sogni. Vorrei sbirciarti dentro, direttamente…
– Non puoi. Non voglio.
– Beh, a pensarci non mi va di sbirciare.
– Meglio.
– Addio.


 

Donatello Cirone: fondatore de L’Irrequieto, nato nella valle del Sauro, in Lucania, nel 1986. Ha pubblicato due silloge poetiche: La vita di una morte, LibroItaliano, Ragusa 2005 e Gl’oratori del nulla, Amorsog et Oream, Il filo, Roma 2007. Scritti pubblicati sulla Rivista.

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