Questa settimana vorrei parlare di una cosa che sosteniamo sempre essere fondamentale nella vita, fare la differenza in centinaia di situazioni, rovesciare addirittura un impero – metaforicamente parlando, ma forse non solo. Cioè i dettagli: il pane quotidiano di chi produce arte, di chi scrive, di chi ne fruisce e, senza eccezioni, di chi traduce. Sarebbe semplice portare come esempio un trattato filosofico, un saggio di storia militare, un poema epico. Invece, oggi vorrei proporre qualche spunto di riflessione legato al peso dei dettagli menzionando un genere che viene considerato forse poco “serio”, poco impegnativo, perfino poco stimolante: quello delle storie per bambini.

Convinti del fatto che le illustrazioni giochino un ruolo preminente e che il linguaggio utilizzato sia semplice e immediato, infatti, dimentichiamo il più delle volte l’importanza che invece può avere per i più piccoli la comprensione di un determinato termine o il potere suggestivo di un altro, la forza di una combinazione di suoni o la carica emotiva di un aggettivo. Che il mondo per come lo conosciamo si costruisce un mattoncino dopo l’altro sulla base della costante decodifica linguistica e conseguente concettualizzazione che operiamo.

Lo sa bene, però, chi dall’inglese deve trasformare un orso che mangia il pudding a uno ghiotto di miele, perché nessun lettore si chieda che strana parola fosse quella scritta nel suo nuovo libro e perché nei suoi sette anni di vita lui non l’avesse mai sentita prima. Lo sa bene chi nelle filastrocche deve mantenere ritmo e rime, ché altrimenti non varrebbe nemmeno la pena di descrivere biciclette volanti e farfalle canterine.

Lo sa bene chi, soprattutto, rimane anche ore a fissare una virgola, una desinenza, il nome di un personaggio. Meglio un accento in più o uno in meno? Ci sarà bisogno di ripetere quel pronome o no? Il vezzeggiativo è più efficace del diminutivo? Prima l’allitterazione o prima la morale? Una vera croce, tanto per cambiare. La settimana scorsa, per esempio, all’improvviso mi è sembrato di vitale importanza capire se andasse meglio un mondo tondo tondo e piccolo piccolo o uno tondo tondo e piccino piccino, se uccellino fosse più indicato di uccello, se fosse più adeguato parlare di blu scuro o di blu notte. Sembrano dettagli, ma i più piccoli notano tutto. Le loro esperienze sensoriali di crescita sono straordinariamente legate agli impulsi che arrivano loro dai dettagli a cui li si espone.

Per non parlare delle ripetizioni, tanto osteggiate da scrittori e puristi della lingua quanto però indispensabili, in determinati contesti, nei racconti per l’infanzia. I lettori di una fiaba con streghe e dragoni o di una favola con animali antropomorfi, infatti, capita che basino la propria esperienza di lettura proprio su certe parole-chiave di riferimento, che ci si aspetta appaiano più volte anche nel medesimo paragrafo.

Né abbiamo approfondito, pur avendolo citato come facciamo sempre, il vaso di Pandora pieno di realia che si scoperchia, potenzialmente davanti alla penna di un traduttore e agli occhi poco esperti di un bambino. E che dire, ancora, di etichette sociali, bon ton, atteggiamenti considerati tabù o da maleducati? Un campo minato pieno di sorprese, insomma, in cui forse anche i non addetti ai lavori cominciano a capire perché opere come Alice nel paese delle meraviglie facciano più paura che cento edizioni di Dracula e Frankenstein messi insieme, dato che oltre all’elemento puramente narrativo ce n’è anche uno ludico e un altro educativo che vanno a braccetto.

E così pensare alla delizia del mestiere, sebbene complicato, risulta in casi simili quasi un privilegio: un ponte speciale di comunicazione con chi davvero fruisce della lingua in quanto fonte evocativa di emotività, specchio deformante della realtà, universo paralelo fantastico con regole che seguono una logica a sé stante, meravigliosa e piena di sorprese. Esiste forse modo più affascinante di mettersi alla prova e, allo stesso tempo, al servizio dei propri lettori?

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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