La vita di James Joyce nella biografia a fumetti realizzata da Alfonso Zapico.

 

Nel corso di queste nostre riflessioni sulla Nona Arte, abbiamo spesso parlato di fumetti che si avvicinavano per qualità e contenuti alla letteratura: opere in cui la densità narrativa, la densità visiva, la sperimentazione su più piani (grafica, stile, linguaggio) e la sensibilità dell’autore, rendono tali opere molto vicine, ad esempio, al genere del romanzo, o che comunque dimostrano una loro dignità letteraria. Ma nel vasto panorama editoriale dei comics, si trova davvero di tutto e non soltanto opere originali e autoriali. C’è un momento, infatti, in cui il fumetto si ‘appropria’ della letteratura o, in altri casi, della vita reale. Spesso ci imbattiamo in trasposizioni a fumetti di opere letterarie, di biografie di personaggi storici o di fatti di cronaca particolarmente rilevanti.

L’editoria contemporanea ci offre, per motivi di mercato, una gran quantità di operazioni di traduzioni di opere letterarie trasformate in fumetto che, pur avendo una loro validità culturale in termini di divulgazione, sono però molto lontane da quello che intendiamo come romanzo a fumetti propriamente detto. Pertanto considerare tali riletture allo stesso livello di un fumetto del calibro di Maus, ad esempio, sarebbe un errore madornale, se non addirittura una bestemmia. Come ho già detto, infatti, l’importanza di queste trasposizioni sta nel loro valore divulgativo ed è molto raro che queste presentino elementi di originalità se non di autorialità. Ciò accade anche nel cinema e anche in questo caso potremmo trovarci di fronte ad adattamenti piuttosto blandi e passivi, a trasposizioni lineari con qualche guizzo registico o di sceneggiatura, fino ad arrivare a reinterpretazioni o riletture autoriali che in alcuni casi possono persino migliorare l’opera letteraria di riferimento (basti pensare al cinema del grande Stanley Kubrick).

Tra le tante trasposizioni a fumetti di fatti storici o di cronaca non possiamo fare a meno di menzionare La storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi, il mastodontico e ambizioso progetto nato alla fine degli anni Settanta, che aveva l’obiettivo di raccontare la storia del nostro paese attraverso il fumetto. Alla collana, supervisionata dal giornalista e scrittore Enzo Biagi, contribuirono i maggiori fumettisti italiani tra cui Milo Manara, Carlo Ambrosini, Alarico Gattia, Paolo Piffarerio e Paolo Ongaro. Potremmo dire che La storia d’Italia a fumetti è la trasposizione per eccellenza e che, grazie anche alla sua enorme popolarità, viene menzionata persino da coloro che non praticano i comics.  Agli adattamenti storici a fumetti si affiancano le biografie (nel mondo del cinema vengono chiamati biopic): sono molti i casi in cui la vita di un personaggio realmente esistito viene ricostruita attraverso il linguaggio del fumetto. La casa editrice Becco Giallo si occupa in larga parte proprio di questo: una delle sue collane più note, infatti, è dedicata alle biografie e ai ritratti d’autore. Ma non è l’unica, perché molte case editrici, soprattutto nell’ultimo periodo, hanno pubblicato biografie a fumetti. Il campionario umano da cui attingere è potenzialmente infinito: cantautori, scrittori, registi, attori, politici, dittatori, giornalisti, figure religiose, rockstar, atleti, figure mitologiche, criminali. Pur non ritenendo tali opere di grande interesse sotto il profilo artistico creativo e intellettuale, se ne riconoscono però le finalità educative, pedagogiche, etc. Ma è anche vero che in molti casi ci troviamo di fronte ad un’operazione dal carattere meramente commerciale, poiché tali pubblicazioni puntano a catturare l’attenzione del lettore-compratore che, in fin dei conti, è sempre incuriosito da una trasposizione a fumetti; che si tratti della sua opera letteraria preferita, della vita del proprio idolo o di un importante personaggio pubblico. Per scomodare Pier Paolo Pasolini, vorrei confermare che ad oggi il compratore ideale è ancora “sostanzialmente una fanciulla”.

Estratto da Campofame di Andrea Pazienza

È pur vero che sarebbe più corretto analizzare ogni adattamento caso per caso, perché nel grande calderone delle biografie e delle trasposizioni, più o meno originali, qualcosa di buono si trova sempre. Del resto io stesso sono lettore e consumatore di questo genere di fumetti, e anche io mi lascio irretire volentieri dagli adattamenti che più mi interessano. Mi vengono in mente, ad esempio, opere come Omero a fumetti di Marcello e Jacopo Toninelli, di cui sono stato lettore fin da piccolo sulle pagine de Il Giornalino; Lo Hobbit a fumetti di J.R.R. Tolkien e illustrato da David T. Wenzel; Diario segreto di Pasolini di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini o la versione manga de La Divina Commedia di Gō Nagai. Tra le tante opere, più o meno valide, è possibile anche reperire esempi più originali e di grande valore artistico che, pur non essendo romanzi a fumetti, non nascono con l’intento di soddisfare esclusivamente esigenze di mercato. È il caso, ad esempio, dell’opera intitolata Campofame, una trasposizione a fumetti di Hungerfield, poema dell’autore americano Robinson Jeffers, magistralmente disegnata da Andrea Pazienza a cui abbiamo già accennato in uno dei primi articoli di questa rubrica.

Per fortuna non siamo costretti a dover pescare sempre nel passato per riuscire a trovare una lettura valida. Infatti, tra le pubblicazioni più recenti, vorrei segnalare James Joyce. Ritratto di un dublinese di Alfonso Zapico (001 Edizioni, 2018), che ha catturato la mia attenzione, anche per l’interesse che nutro nei confronti dello scrittore irlandese.Il fumetto, pur lontano dal poter essere classificato come un vero capolavoro, riesce comunque a distinguersi da analoghe iniziative, distanziandole di parecchie lunghezze, soprattutto per il disegno dal tratto immediato e per la scrittura ricca di riferimenti precisi e puntuali.

Come scrive Eduardo Madina nella postfazione “Si tratta di un libro pieno di dettagli [vero!], è basato sulla vita di James Joyce e ricostruisce gli istanti, le conversazioni, le avversità e le avventure che hanno contribuito a formare una delle più grandi figure del XX secolo”. In effetti Zapico dimostra di aver lavorato al fumetto con cura e passione, e dalla bibliografia posta in coda si evince che l’imponente biografia James Joyce (1959), scritta da Richard Ellmann, è stata fondamentale per la sceneggiatura di Ritratto di un dublinese. Tutto ciò conferisce maggiore autorevolezza e credibilità al fumetto e conferma l’impegno dell’autore, nonché la sua passione per Joyce.

Mi rendo conto che il panorama delle biografie e degli adattamenti letterari a fumetti è tanto vasto quanto poco analizzato dal punto di vista critico e, per forza di cose, alcune opere di rilievo vengono escluse da un discorso di carattere generale come il nostro. Ma ciò non ci impedirà di tornare sull’argomento, in futuro, e di scoprire vecchie e nuove opere del genere meritevoli di una analisi più approfondita e di una maggiore visibilità.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, sul rapporto tra Letteratura e Fumetto. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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