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Continua Vivisezioni Irrequiete, lo spazio dedicato alla narrativa inversa, per capire come sono fatte dentro le storie. Con La sentinella ecco un trucco molto efficace che ogni scrittore dovrebbe conoscere per sorprendere i propri lettori.

 

La sentinella di Fredrick Brown è un racconto breve che a malapena raggiunge le 2000 battute. Non solo, è anche un racconto di genere. Ma dentro alla brevità dell’autore si nasconde una vera bomba, un meccanismo narrativo potente che mette con le spalle al muro ogni lettore.

La tecnica utilizzata è quella dell’inganno. Il trucco, come quello di un prestigiatore, sta nel distrarre il lettore sin dall’inizio senza però tradire il cosiddetto patto narrativo. Già dal titolo, infatti, possiamo percepire qualcosa di militaresco. Ed ecco che la nostra immaginazione prova a fare le prime ipotesi su cosa leggeremo: il fango di un desolato avamposto, la nostalgia di casa, la guerra, la fatica, i soldati, i fucili. Tutte queste sono immagini che Fredrick utilizza magistralmente nella sua storia per architettare la magia narrativa.

«[…] 50 mila anni luce da casa.» Sono le ultime parole della prima frase del racconto. Così sappiamo che la sentinella è da qualche parte nello spazio. Un modo per avvisare il lettore che sta leggendo qualcosa di fantascientifico. Certo, magari la fantascienza oggi potrebbe far storcere il naso a qualcuno, un genere un po’ passato di moda, e preferire letture più attinenti alla quotidianità o al futuribile. Però il testo risulta davvero molto breve, solo una cartella, e il personaggio sembra soffrire così tanto da non poter fare a meno di empatizzare con esso. La lettura procede, quindi, così come il conto alla rovescia prima dell’effetto WOW.

Bisogna tener presente che la pubblicazione de La sentinella avvenne a metà degli anni Cinquanta, un’epoca caratterizzata dalla vigilia della corsa allo spazio, nonché dalle forti tensioni tra USA e URSS. Spazio e guerra al tempo erano temi molto ricorrenti e dibattuti in maniera trasversale. Così anche il neofita lettore di genere poteva addentrarsi nelle ipotesi di cosa avrebbe potuto riservargli il futuro. D’altronde, a pochi anni dalla pubblicazione, il satellite sovietico Sputnik 1 avrebbe salutato il cielo Americano con il suo beep siderale.

Ma eccoci arrivati alla fine della storia. Ormai conosciamo la sentinella, o così pensiamo, fino a quando l’ultima frase del racconto fa scattare il meccanismo e noi, a bocca aperta davanti alla magia di Fredrick, capiamo solo alla fine di aver tifato per la parte sbagliata.

Nasce nel 1983 nella stanza 12bis di una Milano evidentemente ancora superstiziosa. Subito dopo, fatti i dovuti scongiuri, la sua famiglia lo alleva in Piemonte, a poche decine di chilometri dal confine svizzero. Nonostante una forte depressione riesce ad ottenere un diploma come perito tecnico. Nel 2004 parte come volontario tra gli alpini paracadutisti. Con il tempo però capisce che la parole sono più forti della mitraglia. Si congeda dopo la morte della madre. Diventa pubblicista grazie alla collaborazione con un giornale locale. Scrive racconti. E infine il privilegio di diventare padre di due splendidi bambini con la fortuna di potersene occupare.

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