Le opere minori: analisi della storia breve Il denaro non è tutto, un mirabile esercizio di brevitas tra letteratura e fumetto.

 

Da quando Repubblica e L’Espresso nel 2006 hanno pubblicato i quattro volumi Zanardi, Tormenta, Pertini e Pompeo, la riscoperta dell’opera di Andrea Pazienza ha seguito una parabola ascendente. La ricca produzione fumettistica dell’autore pugliese ha incontrato in breve tempo l’ammirazione dei più giovani, conquistando, a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, un pubblico di neofiti che fino a quel momento ne aveva ignorato l’esistenza. Grazie alle numerose operazioni editoriali tra cui ristampe, pubblicazioni di inediti, mostre ed eventi, i fumetti di Pazienza sono tornati sul mercato.

Del resto, la combinazione (in)felice degli elementi che caratterizzano la sua biografia lo rende molto attraente –come si è già detto, soprattutto per i più giovani- e, probabilmente, il ‘personaggio’ del PAZ, idealizzato nelle menti degli aficionados, getta una lunga ombra sul Pazienza autore e narratore. La maggior parte dei suoi lettori è affascinata, anche soltanto ad un livello superficiale, dal confine sottile che separa, ad esempio, le storie di un personaggio come Massimo Zanardi dalla vita privata di Pazienza: in entrambe si ritrovano l’eroina, la rabbia, l’erotismo e la violenza. Buona parte della sua produzione artistica è, infatti, autobiografica (per via diretta o indiretta) e pertanto coloro che vi si avvicinano in maniera superficiale, tendono a sovrapporre la realtà e la finzione, andando a sminuire una produzione autoriale di elevata qualità e che, in alcuni casi, non ha nulla da invidiare alla letteratura propriamente detta.

Persino quelli che si proclamano suoi fan, in realtà ricordano soprattutto il ciclo di storie di Zanardi o il romanzo a fumetti Gli ultimi giorni di Pompeo: il primo, perché di più facile fruizione per contenuti (dal momento che permette di identificarsi con il mondo dei giovani e le sue storie di sesso, droga e disavventure) e per struttura (dato che la saga di ‘Zanna’, nella maggior parte dei casi, segue le regole classiche della tavola e della vignettatura); il secondo, perché vanta la triste fama di testamento dell’autore e anche perché le vicende narrate nel fumetto sembrano addirittura annunciare la morte di Pazienza, avvenuta pochi anni dopo la pubblicazione di Pompeo. Quasi come il Requiem per Mozart nel film Amadeus di Milos Forman.  

Non si ha comunque alcuna intenzione di sminuire le due opere citate, benché affette purtroppo da una fama mainstream e grossolana, e questo è lampante, ma, riportando le parole di Moreno Miorelli (amico del PAZ) vorrei invitarvi ad una riflessione. In “Testimonianza”, testo che chiude il volume Campofame (Jeffers J. R., Pazienza A., Campofame, Edizioni Di, Castiglione del Lago (Pg), 2001), Miorelli scrive: Una cosa che lo irritava, ricordo bene, era una classifica che una rivista, per la quale lui lavorava, pubblicava ogni mese. La giuria era composta da tutti i lettori. Inesorabilmente, gli capitava di sfiorare appena la sufficienza, non appena usciva dallo schema del ‘vecchio Paz’. “Zanardi! Zanardi! Io gli faccio conoscere Jeffers e la storia e la poesia. Ma loro vogliono Zanardi! E io mi sono rotto le palle di Zanardi! Il gusto, dicono. Sai, questi sono i gusti! Affanculo il gusto! Macchè, sono una marchetta? Io lavoro, di più: mi scortico, per il gusto degli altri?”

Addentrarsi nel vasto panorama delle opere minori di Pazienza, non sempre opportunamente esplorato, potrebbe svelare ai più volenterosi alcune storie davvero eccezionali. Una menzione speciale va alla storia breve Il denaro non è tutto, ultima di una trilogia che per comodità indicheremo con il nome di pura invenzione: Trilogia del Denaro. Le tre storie Il denaro non è tutto, I soldi non sono tutto e Il denaro non è tutto (quest’ultima richiama la prima soltanto nel titolo, ma si differenzia da essa sia per stile che per narrazione), pubblicate nel 1980 sul settimanale di satira politica Il Male, sono accomunate, come è già facile intuire da titoli così lapidari, dal tema del denaro e dall’importanza che questo può avere nella vita di tutti i giorni.

Come ci racconta con amara ironia lo stesso Pazienza, i soldi possono influenzare il corso della vita, gestire i loschi traffici del crimine e persino fare la differenza in una contesa amorosa. La storia su cui ci soffermeremo per la nostra analisi sarà la terza perché, come vedremo, risulta essere una delle storie brevi a fumetti più rappresentative nella vasta produzione di Pazienza. L’autore ci racconta di un ragazzo che va in vacanza in campeggio con Stella, la fidanzata. Molto presto alla coppia si aggiunge una comitiva di Roma, tra cui c’è un giovanotto di nome Alfio, “bruttozzo ma ricchissimo”, che sembra interessarsi a Stella. Giorno dopo giorno, non tanto per il suo fascino, quanto per il potere del danaro, il grezzo Alfio riesce a portare via Stella al protagonista, seducendola con promesse di attenzioni, benessere, viaggi in terre lontane.

 

Con questa storia, nonostante la trama piuttosto semplice, Pazienza raggiunge uno dei migliori risultati di tutta la sua produzione sia per capacità di sintesi che per densità narrativa. Ad un primo sguardo, Il denaro non è tutto sembra ingabbiata nella rigida struttura tipica del fumetto. In realtà ci si accorge, procedendo nella lettura, che il testo prende gradualmente il sopravvento, fino a scalzare del tutto la sua controparte grafica. La tavola è divisa in tre strisce da quattro vignette ciascuna (titolo escluso), ed è curioso che nella penultima vignetta, nel poco spazio rimasto, Pazienza abbia disegnato proprio il volto del protagonista che assiste impotente al preludio del tradimento. Poi nell’ultima vignetta il testo occupa tutto lo spazio a disposizione, come se, gradualmente, a partire dalla prima vignetta dell’ultima striscia, una saracinesca fosse piombata sulla narrazione, sulla sorte meschina del giovane tradito che non può far altro che osservare passivo e farsi da parte, mentre l’autore fa calare il sipario su tutta la vicenda come un oscuro presagio.

Potremmo anche interpretare questo progressivo avanzare del testo come la volontà (anche se non intenzionale) da parte di Pazienza di affermare ancora una volta la forza della narrazione. Sebbene ci siano altre storie simili a questa, Il denaro non è tutto però risulta più completa e matura, proprio per le caratteristiche che fino ad ora abbiamo analizzato. Per quanto riguarda il disegno, invece, Pazienza ricorre ad uno stile quasi-realistico dal tratto sottile e preciso. La tavola è molto pulita e permette di individuare con facilità i soggetti e i paesaggi rappresentati, anche sul formato ridotto. I disegni, all’interno delle strette vignette, sembrano delle nitide fotografie che vanno a imprimere nella memoria quell’evento beffardo.

In una sola tavola Pazienza raggiunge la perfetta armonia tra grafica e testo, in un mirabile esercizio di brevitas. È pur vero che questa storia forse strizza l’occhio più alla narrativa che al fumetto; se leggiamo con attenzione le ultime didascalie della storia (anche se il termine è drammaticamente riduttivo) non possiamo che elogiare l’ottima padronanza del linguaggio dell’autore e le immagini che egli riesce a evocare nel lettore soltanto grazie alle parole. Per questo ritengo che Il denaro non è tutto sia la storia breve più rappresentativa del talento autoriale di Pazienza, tanto che potremmo promuoverla a manifesto simbolo di tutta la sua opera, riconoscendo a queste dodici vignette un magistrale trionfo della narrativa per immagini.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Letteratura e Fumetto. Il graphic novel di Alan Moore. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, cortometraggi e lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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