Per tutti gli scrittori, prima o poi, arriva il fatidico momento in cui, posata la penna o salvato per l’ennesima volta il proprio documento, si fa un gran respiro e ci si mette nell’ottica di idee che adesso è possibile pensare a una vera e propria pubblicazione editoriale.

Per riuscire nell’impresa, chiaramente, occorrono almeno tre cose: uno scrittore, un manoscritto e un editore. I tre devono essere consenzienti e devono condividere lo stesso spazio-tempo, quantomeno alla lontana. Esistono dei casi remoti in cui inediti di Conan Doyle o di Aristotele siano stati dati alle stampe secoli (o addirittura millenni) dopo la scomparsa dei rispettivi autori, ma di solito uno scrittore non vorrebbe aspettare così tanto.

Così, l’elemento mancante della catena è il potenziale editore, che quasi sempre non ha la benché minima idea dell’esistenza stessa dell’autore, figuriamoci della sua produzione. Come riuscire a farlo interessare al proprio lavoro? È un microdramma che affligge schiere di zelanti esordienti e non, ma stavolta una maniera per spuntarla forse c’è.

Innanzitutto, bisogna stabilire l’identikit dell’editore che fa al caso nostro di volta in volta. Se, per esempio, si è appena terminata una silloge di poesie, contattare Il Saggiatore sarebbe una mossa quantomeno infruttuosa. Viceversa, se si è messo il punto finale a un lungo romanzo, sarà bene non inviarlo alla Racconti Edizioni. Questa premessa sembra piuttosto ovvia, ma non è affatto da sottovalutare, a meno che non si voglia ricevere una risposta sgarbata o una beffarda risata alle proprie spalle, il che è comunque un’opzione plausibile.

Dopodiché, fra gli autori selezionati, c’è da capire chi accetta manoscritti cartacei, chi in versione digitale e chi in entrambe le forme. Fra loro, ci sarà chi preferirà una porzione del documento, chi una sinossi, chi l’intera opera: è sempre meglio rispettare queste direttive, perché in caso contrario si rischia di vedere cestinato tutto senza che gli addetti leggano nemmeno il titolo dei fogli scartati. Questo passaggio è da saltare a piè pari, se si hanno degli istinti autolesionisti che si vogliono assecondare.

Il passo successivo consiste nel presentarsi e nell’inserire recapiti e biografia rigorosamente aggiornati e selezionati. Inutile, per esempio, segnalare il numero fisso della casa materna in cui non si abita più da trent’anni, a meno che non si vogliano delegare i propri genitori per la sottoscrizione del contratto e per la ricezione di ogni novità sul fronte in anteprima mondiale assoluta. Allo stesso modo, non serve indicare che asilo nido si è frequentato o quali discipline si siano praticate di più durante le ore di educazione fisica alle medie. Fanno eccezione gli enfant prodige fieri della propria reputazione e tutti coloro che si cimentano con biografie di famosi sportivi, s’intende.

Ultimo, ma non per importanza, l’oggetto del messaggio che sia invia, tanto per posta quanto per e-mail. Niente preghiere, niente false modestie e, specialmente, niente sfoggi di un talento finora mai notato da terzi, perché un’ipotesi verosimile è che anche il vostro aspirante editore vi continui a vedere come un genio incompreso e che scelga di non essere lui a dovervi comprendere per primo.

Se tutti questi suggerimenti non sono stati sufficienti a permettervi di superare il microdramma di un’eventuale pubblicazione difficile da gestire, l’alternativa – che si paga a caro prezzo – è quella di rivolgersi a un agente in grado di svolgere l’amaro compito per voi.

In qualunque caso, però, va sempre ricordato un dettaglio. Una sorta di legge di Murphy degli scrittori: il numero di risposte positive ricevute al primo tentativo è indirettamente proporzionale ai sogni di gloria che hanno animato lo scrittore da cui la proposta è stata spedita. Stavolta senza eccezioni di sorta.

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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