Questa settimana è arrivato il momento di affrontare uno dei miei minotauri personali, uno di quei mostri che sono responsabili non tanto di un microdramma, quanto di una vera e propria tragedia greca rappresentata al Teatro di Siracusa con un sold-out mai visto prima nella storia della drammaturgia. Si tratta del rapporto fra scrittura e lunghezza del testo.

Quasi sempre, infatti, scrivere significa confrontarsi con le indicazioni di qualcun altro o con un’etichetta a volte implicita, che deriva dal genere stesso di cui ci si occupa. Chi scrive per un blog, per esempio, non si avventurerà facilmente in tredici pagine consecutive di post, perché a leggere il suo intervento sarebbe a stento un utente in tutto il mondo del web, magari perfino pagato per arrivare fino al punto finale. Chi vuole cimentarsi con un romanzo, al contrario, difficilmente si terrà sotto le 100.000 battute spazi inclusi, anche quando volesse vincere i Campionati Mondiali di Sintesi. E così via.

Il problema è che, se da un lato è facile evitare eccessi disastrosi una volta che sono stati individuati, dall’altro lato è complicato rimanere entro certi limiti e farseli piacere anche quando l’ispirazione, l’indole, il momento specifico o altre simpatiche variabili cospirano contro chi scrive. Mi viene in mente l’occasione in cui, ogni anno, ho partecipato ad un concorso di racconti e ho avuto da scrivere massimo 20 pagine di Word con interlinea 2, che quando si ha ancora un documento vuoto di fronte a sé sembrano spaventosamente tante e che poi, appena la trama viene un minimo delineata, fanno venire da piangere per quanto siano poche. Analogo è il caso di certe antologie in cui si richiedono contribuiti di almeno 18 righe, o magari di 6 versi se si tratta di poesia: uno arriva perfettamente a 16 righe o a 4 versi, ma al minimo sindacale neanche se si invoca Omero dall’oltretomba.

Ebbene, ci si può mettere la mano sul fuoco sul fatto che non solo l’estro creativo sarà inversamente proporzionale alla lunghezza richiesta, ma soprattutto sul verificarsi di una conseguente legge tragicomica e non scritta per la quale certe lunghezze massime andranno colmate con paragrafi più tristi delle toppe à pois che cucivano le nonne sui pantaloni a zampa ormai usurati, mentre per certe lunghezze minime servirà pagare un esperto di potature pur di rientrare nei limiti senza riscrivere una storia diversa.

La buona notizia è che, per non diventare le ennesime cavie da laboratorio che confermano l’applicazione di questa regola, esiste un trucco. Un autoinganno banale, ma quasi sempre risolutivo. Per le lunghezze massime conviene applicare una riduzione del 10% al totale prima di mettersi all’opera, in modo da rientrare poi con gioia nei ranghi, quando ci si confronta con il limite reale di battute, parole, righe o pagine. Nel caso di un tetto minimo da raggiungere, invece, aggiungendo il medesimo 10% al totale si risparmierà poi sull’acquisto di pezze multicolore e sulla manodopera della sarta.

Certo, non sempre questo trucco risolve al 100% il microdramma della lunghezza. Tuttavia, se avrete seguito il consiglio in ogni occasione e con rigore, sarete diventati così bravi nel calcolare le percentuali a mente che avrete addirittura due vantaggi finali eccezionali, anche quando i vostri crucci non saranno spariti in toto.

Il primo: potrete verificare da voi in quali quantità il trucco stia risolvendo il problema di volta in volta (per pura soddisfazione personale, s’intende). Il secondo: nel caso in cui la soddisfazione personale non fosse abbastanza per voi, potrete sempre fare di questo nuovo talento un vero e proprio mestiere e lasciare stare la scrittura breve o lunga per dedicarvi ai calcoli matematici.

Poi non ditemi che non vi sono stata d’aiuto.

Eva Luna Mascolino

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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