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La settimana scorsa ci siamo lasciati con il microdramma delle librerie, quello che fa venire voglia di bruciare libri e mensole pur di sottrarsi alla maledizione della catalogazione, che comunque vada rende scontenti e lascia fuori qualche volume.

Uno spiraglio di luce sembra potere essere trovato nel passare dal cartaceo al digitale e nel procurarsi un e-reader, con il quale la ricerca di un ebook fra centinaia di titoli dovrebbe essere più immediata, grazie a qualche filtro e alla possibilità di delegare a un sistema informatico al posto nostro l’arduo processo di rinvenimento. Come anticipato, però, questa soluzione ha pur sempre dei difetti.

I più celebri sono già stati discussi da testate affermate, opinionisti, utenti dei social network e perfino in qualche pittura rupestre preistorica: un ebook non profumerà mai di buono, per esempio, né avrà la medesima consistenza della carta appena stampata. Osservazioni tanto ovvie quanto convincenti, almeno nel nostro periodo storico. C’è chi ribatte che, d’altro canto, un formato digitale è leggerissimo e portatile, e che semplifica così il trasporto e la lettura in qualunque condizione.

Dall’altra parte del campo, la squadra avversaria ribatte che niente potrà sostituire la bellezza di una determinata copertina e di una certa consistenza fisica delle opere letterarie, ed è qui che si può ben rispondere citando il microdramma della settimana scorsa e facendo notare quanto disastroso sia trovare una sistemazione ad ogni bel pezzo d’arte. Per chi non ha un museo a disposizione, talvolta è meglio un’archiviazione virtuale da un paio di giga a magnificenti biblioteche.

Oltre a ciò, gli ebook costano senz’altro meno della rispettiva edizione “da esposizione” e consentono un risparmio a lungo termine non solo in termini di arredamento della casa, ma anche in riferimento al prezzo da pagare per rimanere appassionati di cultura. La controtesi arriva affilata e corretta, tuttavia: in questo modo non si aiuta il mercato delle librerie indipendenti, svantaggiando chi investe nel settore e alimentando solo le grandi catene.

Ed ecco perché, in effetti, anche quello di procurarsi principalmente ebook è un microdramma a tutti gli effetti. Conveniente da un lato, eticamente scorretto dall’altro. Pratico ed economico, ma asettico. Funzionale per chi non vuole sprecare intere ore a ripescare uno specifico tomo finito per sbaglio dietro altri due che a prima vista non avrebbero dovuto trovarsi lì e che forse qualcuno in casa aveva spostato per sbaglio.

Poi, certo, un e-reader permette di evidenziare i passaggi che si preferiscono di un testo immediatamente, rendendo il contenuto già pronto da copia-incollare altrove senza la necessità di sporcare le pagine dell’opera e/o di ricopiare lettera per lettera come un amanuense. E, per di più, ha l’opzione di download di dizionari in più lingue, utile quando si vuole consultare rapidamente il significato di un termine.

Eppure, troppo tecnologico e rivoluzionario per essere apprezzato al 100%, il nuovo potenziale compagno di lettura internazionale continua in effetti ad avere qualche pecca. Se si guasta, per esempio, rischia di fare perdere in un soffio centinaia e centinaia di libri – una tragedia peggiore di quella della biblioteca di Alessandria.

Un rimedio preventivo esiste e si chiama backup, ma se effettuato regolarmente non fa forse investire un tempo press’a poco uguale ai minuti che servono per individuare l’opera X su una mensola fisica? Senza contare le ore di ricarica necessarie a non ritrovarsi impossibilitati a leggere solo perché il display non si accende e tutti i trasferimenti da/verso altri dispositivi elettronici dei file desiderati.

Anche chi predilige il digitale al cartaceo, insomma, ha le proprie gatte da pelare. E magari non saranno micie in carne ed ossa, ma il pelo folto lo hanno ugualmente – e talvolta perfino più dispettoso.

La catanese Eva Mascolino, 24 anni, si è specializzata in Traduzione alla Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste nel 2018, concludendo gli studi con il massimo dei voti con una tesi di traduzione letteraria dal russo, dopo avere svolto tre scambi all'estero nel corso della sua formazione universitaria. Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie", collabora con riviste e magazine culturali (fra cui Sul Romanzo, Letteratitudine, Argo, L’Irrequieto, Sicilian Post), oltre a essere una copywriter e traduttrice freelance da quattro lingue per svariate agenzie multiservizi. Nel 2018 ha pubblicato il racconto "Vladimir’s Blues" con Aulino Editore, mentre con "L’uomo di colore" è stata in finale al Premio Chiara Giovani 2018. Attualmente vive a Catania, dove ha di recente svolto il ruolo di collaboratrice editoriale per la prima edizione del festival letterario EtnaBook.

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