Di svalutazione della professione abbiamo già parlato abbondantemente in questa rubrica, eppure qualcosa mi dice che al peggio non c’è mai fine – e quel qualcosa è l’esperienza. Proprio la settimana scorsa, infatti, una nuova chicca mi è stata offerta a titolo gratuito da un potenziale cliente, che per mestiere è abituato a frequentare persone di un certo “lignaggio” economico, per quanto più di rado intellettuale.

Si parlava di uno degli argomenti preferiti da chi traduce per lavoro, ovvero le tempistiche. Come sempre, non era stato minimamente messo in conto che inviarmi il testo di partenza a solo qualche giorno dalla scadenza di un lavoro che si pretendeva poi già completato e revisionato a dovere fosse troppo poco. I motivi del poco anticipo stavolta erano per lo più di organizzazione interna, non di pigrizia o di menefreghismo del cliente, motivo per cui ho tentato di non perdere la pazienza e di spiegare però con molta chiarezza che il poco preavviso avrebbe potuto causare dei problemi tecnici e che, soprattutto, non mi avrebbe permesso di occuparmi contestualmente di alcune altre mansioni che stavamo concordando. Non nello stesso periodo, per lo meno.

La risposta del cliente è entrata negli annali della mia carriera personale e credo che rimarrà nella top 5 delle domande più incredibili che io abbia mai ricevuto ancora a lungo – così spero, perché altrimenti significherebbe che i miei incontri professionali sono destinati a peggiorare ancora. Senza censure e nella sua versione integrale la frase incriminata è stata: «Ah, ma quindi le traduzioni… Cioè, non appaiono poi in automatico sul sito?». Le traduzioni appariranno pure in automatico sul sito, ho cercato di spiegargli, ma il testo tradotto no. E così ho finto di non avere capito che lui non aveva capito, e che la mia laurea in Traduzione Specialistica e Interpretazione di Conferenza in uno dei più prestigiosi atenei italiani potesse essere sostituita da un misero click.

Come se non bastasse, il cliente ha rincarato la dose. Sebbene la traduzione fosse multilingue e richiedesse quindi un certo impegno in prima stesura e successive revisioni collaborative, evidentemente al diretto interessato non sembrava esserci dietro chissà quale impegno, dato che il testo di partenza sarebbe stato breve in termini di quantità di parole, anche se specialistico in termini di contenuto. Motivo per cui ha ripreso: «E vabbè, che sarà mai? In inglese e in francese posso pensarci io stesso a tradurlo insieme al mio amico, lo facciamo ora stesso davanti a te se vuoi, figurati».

Credo di avere strabuzzato gli occhi, perché poi mi hanno fatto un po’ male. Qualcosa dentro di me si è spezzata, nel frattempo, proprio come il mio sorriso conciliante. Tenendo conto del fatto che era impossibile credergli sulla parola per una serie di ragioni, prima fra tutte la sua mancanza di professionalità e di competenza linguistica tecnica tanto in inglese quanto in francese, che aveva già dimostrato ampiamente durante i nostri colloqui. Pur di vedere fin dove si sarebbe spinto, ho buttato lì: «Per me va bene, tanto il preventivo che abbiamo concordato non è flessibile. Se facciamo così tanto di guadagnato, risparmiamo tutti tempo e fatica».

Com’era chiaro, niente è stato tradotto in maniera estemporanea davanti a me, né prevedo che arriverà già pronto nella mia casella di posta elettronica. La croce di chi traduce per mestiere, già abbastanza pesante da portare di per sé, stavolta mi è sembrata per un attimo insostenibile, schiacciante con quel paradosso estremo a cui avevo assistito. Subito dopo, però, mi sono resa conto che per fortuna la parte di delizia che c”e in me è riuscita a riderci su, a scriverne perfino, a denunciare atteggiamenti del genere nel perenne tentativo di sensibilizzare le persone con le quali io o qualunque collega avremo a che fare in futuro, nella speranza che a nessun altro capiti di dovere spiegare la differenza fra traduzione automatica e traduzione che appare in automatico a gente che fatica a sostenere una conversazione già nella propria lingua madre.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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