Le opere più significative che hanno contribuito alla nascita del romanzo a fumetti.

 

Se è vero che il termine graphic novel, come teorizzato da Richard Kyle nel 1964, indicava letteralmente il romanzo grafico, intendendo con ‘grafico’ non soltanto la parte disegnata dell’opera, ma anche, per estensione, la possibilità di rappresentare contenuti narrativi più inerenti alla vita reale in tutti i suoi aspetti, è anche vero che con quel termine venivano indicati quei fumetti che, diversamente da quelli popolari, si presentavano con una veste più costosa per tipo di carta e qualità tipografica. Con il passare del tempo critici e lettori, concentrandosi maggiormente sul termine novel, hanno trasformato il graphic novel in un genere a tutti gli effetti. Questo nuovo genere, oggi comunemente riconosciuto come ‘più alto’ del banale fumetto, ha segnato il riscatto di molti autori che hanno ricevuto maggiore gratificazione quando la loro opera, fino ad allora oggetto di modesta considerazione, ha trovato l’interesse di un pubblico più vasto ed eterogeneo, soltanto dopo la distribuzione nelle librerie.

Guido Buzzelli, estratto da una tavola di Zil Zelub, 1972

Abbiamo visto che nel corso del tempo il termine ‘romanzo a fumetti’ si è allontanato sempre più dal suo significato originale, tanto da trasformarsi in una banale etichetta nobilitante che alcune case editrici, per varie motivazioni legate al mercato, hanno adottato per promuovere le loro pubblicazioni, talvolta senza preoccuparsi dell’effettiva validità contenutistica delle opere proposte. Tutto ciò non ha fatto che creare ulteriore confusione, e faccio riferimento, in particolar modo, al mercato italiano. Se volessimo conferire il titolo di graphic novel ad un fumetto di recente pubblicazione, una volta riconosciutone il valore della grafica e dei contenuti, quest’ultimo svanirebbe nel vorticoso mare magnum dei ‘romanzi a fumetti’ che vengono pubblicati praticamente ogni giorno. Questa operazione, come abbiamo già evidenziato, non fa bene, non tanto al mercato editoriale, quanto alla cultura del fumetto e a tutti i consumatori-aficionados che, proprio come accade per la letteratura e per il cinema, si ritrovano davanti ad una infinità di titoli soltanto in apparenza eterogenei. A tal proposito in questa sede è stata avviato un processo al termine graphic novel, per riportare tutte le produzioni sotto l’egida del sempre caro e ancora valido termine di fumetto. E, come è stato già detto, la sensibilità e la cultura del lettore, aiutati da una nuova critica del fumetto non ‘prezzolata’, aiuteranno a distinguere un fumetto popolare da un fumetto dai contenuti più elevati.

Molti sono stati gli autori che tra gli anni 60 ed 80 con le loro opere hanno dimostrato che il fumetto aveva ancora tanto potenziale inespresso sia nel campo della grafica che della narrativa. Questi autori ci hanno regalato ‘romanzi a fumetti’, chiamiamoli così per intenderci, che col passare del tempo hanno meritato il titolo di capolavori. Numerosi critici del fumetto hanno cominciato a studiare tali opere e si sono affannati nella ricerca di quello che potesse essere stato il primo graphic novel in assoluto. Sarebbe davvero difficile, se non impossibile, individuare in un solo fumetto il ‘padre fondatore’ del genere graphic novel. Infatti, alle opere già citate negli articoli precedenti, quali Maus di Spiegelman e Watchmen di Moore ad esempio, dovremmo aggiungerne almeno altre due di importanza capitale: la prima, La rivolta dei Racchi di Guido Buzzelli, pubblicata nel 1967 e considerata da Luca Raffaelli come la vera origine del romanzo a fumetti; la seconda, Una ballata del mare salato di Hugo Pratt, pubblicata anch’essa nel 1967, prima storia delle avventure seriali del personaggio Corto Maltese, considerata da molti uno dei primi romanzi grafici italiani. Il critico di fumetti Luca Raffaelli individua nell’opera di Buzzelli l’origine del romanzo grafico, ma bisogna dire che, in realtà, circa una decina di anni prima, in Argentina, Héctor Germàn Oesterheld, sceneggiatore, e Francisco Solano Lòpez, disegnatore, avevano dato alla luce El Eternauta, un fumetto di fantascienza pubblicato tra il 1957 e il 1959. L’opera inoltre, in cui si narra della materializzazione di Khruner, il ‘pellegrino dei secoli’ che cerca di fare ritorno alla propria epoca, anticipava la tragica vicenda dei desaparecidos e della dittatura militare argentina. Infine sono in molti a pensare, e forse giustamente, che la effettiva paternità del graphic novel sia da ricercare proprio da noi in Italia e da assegnare allo scrittore Dino Buzzati per la sua opera Poema a fumetti, pubblicata nel 1969 poiché, come si è detto nell’articolo dedicato allo scrittore milanese, è proprio in quest’opera che per densità narrativa, tematiche trattate e innovativo impatto visivo, si creò il perfetto connubio tra letteratura e fumetto.

Renato Calligaro, Poema Barocco, 1988

Dobbiamo ricordare altri tre autori citati da Andrea Tosti nel suo libro Graphic Novel: Antonio Faeti, autore di Palomares (Alla ricerca della bomba perduta?) del 1967; Gastone Novelli, autore de I viaggi di Brek anch’esso del 1967; ed infine Renato Calligaro con il suo Poema Barocco del 1988, che si distingue dalle opere precedentemente citate soprattutto per l’eleganza e la raffinatezza delle soluzioni grafiche e visive. A queste tre opere Tosti attribuisce la definizione di romanzo a fumetti e aggiunge le prime due, anche per una questione cronologica, al gruppo dei candidati alla paternità del graphic novel italiano. A mio avviso risulta, però, davvero molto difficile, e forse anche temerario e poco professionale, aggregarsi all’atteggiamento di alcuni critici della nona arte e indicare un autore, piuttosto che un altro, come padre del romanzo a fumetti, basandosi talvolta soltanto su dati di tipo anagrafico. Sarebbe più opportuno, invece, riconoscere che le diverse esperienze di arte sequenziale, operanti tra gli anni 60 e 80, influenzandosi a vicenda, hanno contribuito a sviluppare una sorta di sentimento comune, dandogli poi la forma che ha determinato la nascita di quello che intendiamo come romanzo a fumetti.

 


 

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, sul rapporto tra Letteratura e Fumetto. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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