Ricordate il cliente con cui ho interagito di recente e secondo il quale una traduzione si può effettuare in maniera estemporanea davanti al proprio interlocutore? Ecco. Costui, oltre a non avere chiari alcuni concetti basilari in merito alla differenza tra traduttori e interpreti, evidentemente non ha la più pallida idea nemmeno dell’importanza di utilizzare i dizionari. Ho utilizzato il plurale non a caso, dal momento che un professionista sa quanto sia fondamentale non limitarsi a una sola edizione. Se credete di saperlo anche voi, forse potreste comunque sbagliarvi, o non avere considerato fino in fondo quanti e quali dizionari servano a chi traduce per mestiere.

Oltre alla doppia opzione dizionario cartaceo versus dizionario online, esistono infatti i dizionari bilingui (che permettono di trovare i traducenti più comuni per ogni termine da una lingua a un’altra) e i dizionari monolingui (che servono a capire il significato di una parola in una lingua attraverso la sua definizione in quella stessa lingua), che a propria volta si suddividono in dizionari generalisti (che coprono la totalità del lessico di una lingua, ma con meno accuratezza) e dizionari specialistici (cioè specializzati in un particolare campo, ad esempio nell’ambito medico, biologico, etc). Fra i monolingui, ci sono poi i dizionari dei sinonimi e dei contrari, così come dizionari etimologici (che raccolgono le ipotesi sull’origine delle parole) ed enciclopedici (che raccolgono brevi articoli su un’ampia gamma di argomenti).

Tutto questo può essere utile per la scelta di un termine al posto di un altro nella propria resa, o per capire in modo più accurato il significato di un lessema nel testo originale. Il discorso vale anche nel caso in cui la lingua di partenza sia un dialetto o una lingua regionale, come accade in opere italiane nel caso di intercalare in contemporaneo, siciliano, sardo e così via. Al di là dei dizionari cosiddetti dell’uso, ovvero quelli elencati finora e che registrano per l’appunto la maniera in cui un vocabolo viene utilizzato dai parlanti, indispensabili sono anche i dizionari storici (che registrano l’evoluzione d’uso di una parola nel tempo), i dizionari geografici e le enciclopedie vere e proprie, soggette tanto quanto qualsiasi altra pubblicazione a un costante aggiornamento nei contenuti e nella forma, dal momento che gli idiomi sono sottoposti a cambiamenti significativi ogni anno che passa.

Ecco spiegato il motivo più profondo per il quale non sempre Wikipedia, Wikitionary o Google Translate sono la fonte più affidabile di chi lavora con le traduzioni. Ecco perché una traduzione ha bisogno di una scrupolosa ricerca a monte e di decantare, quando arriva a valle. Ecco perché le revisioni non sono un capriccio, bensì una preziosa garanzia di qualità. Ecco perché ci si consulta fra colleghi, ecco perché non ci si vuole sbilanciare improntando trasposizioni da una lingua all’altra su due piedi, ecco perché a un traduttore occorre un ufficio fornito di software professionali e di materiale cartaceo proveniente da ogni epoca storica e parte del mondo. Ecco perché, in particolare, l’idea di certi clienti di improvvisarsi esperti e risolvere un problema di resa in un paio di secondi appare quantomeno comico, se non addirittura tragico.

La settimana scorsa parlavamo della croce e delizia di tradurre il concetto di innamoramento all’estero, pensate a quanto possa essere amplificato il danno causato da un errore quando c’è di mezzo il verbale di una seduta in tribunale, la cartella clinica di un paziente, un contratto di riservatezza fra due multinazionali, o anche solo il titolo di un romanzo che è destinato a restare nell’Olimpo della letteratura mondiale. Non si tratta di faccende di poco conto, né quando c’è di mezzo la cultura o l’arte, né quando c’è in gioco una vita, un’ingente somma di denaro o un problema di salute, per quanto molti datori di lavoro svalutino ancora questa professione e perfino molti furbi si spaccino per traduttori senza averne le qualifiche.

Come avrete notato vedendo continui link ipertestuali a precedenti articoli della medesima rubrica, il problema sollevato dal corretto utilizzo dei dizionari ne implica ben altri interdipendenti, che insieme rischiano spesso di costituire una matassa piuttosto ingarbugliata. Croce e delizia di chi sceglie questo mestiere è farci i conti, provare a sbrogliarla e soprattutto evitare che si verifichino le condizioni per cui un nuovo e più pericoloso gomitolo si sommi ai precedenti che hanno messo alla prova intere generazioni di professionisti – una missione rispetto alla quale chiunque di noi, con un po’ di buon senso e di informazione, potrebbe contribuire, se solo lo volesse.

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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