Satira, poesia e acquerello al servizio di una delle opere a fumetti più interessanti del panorama contemporaneo.

 

Poco prima che il 2017 cedesse il passo al nuovo anno, la casa editrice Panini Comics ha pubblicato Il crepuscolo degli idioti, fumetto realizzato da Jean-Paul Krassinsky, già edito nel 2016 dalla casa editrice belga Casterman. Sfogliando le prime pagine dell’opera dell’autore tedesco, si ha subito l’impressione di essere di fronte ad un ‘piccolo’ capolavoro a fumetti, dotato di una solida struttura narrativa e di una splendida, quanto invidiabile, tecnica del disegno. Era da tempo che un fumetto così ricco di stimoli e tanto intrigante non approdava agli scaffali delle librerie.

I protagonisti del fumetto di Krassinsky sono i macachi giapponesi, realmente esistenti, che vivono presso le sorgenti termali del parco naturale di Jigokudani (anche noto come Parco delle Scimmie Selvatiche della Neve) nel Nord del Giappone. In questo habitat l’autore ambienta la storia dei macachi del clan di Taro, uno spietato maschio alfa che esercita il potere sul “popolino della riva” applicando la legge del più forte. La vita quotidiana del branco viene scossa una sera come tante, quando un oggetto misterioso (in realtà una capsula spaziale Mercury) precipita poco distante dalla fonte termale. Sul luogo dell’impatto i macachi rinvengono una scimmia ancora in vita (un macaco Rhesus con la tuta da astronauta). Taro cerca di intimidire il nuovo arrivato caduto dal cielo, ma i suoi sottoposti lo fermano dicendogli che quella non è una scimmia comune, perché proviene da ‘altrove’, convinti che si tratti di una divinità. A questo punto il Rhesus, approfittando della credulità dei macachi del branco di Taro, si presenta loro come un profeta che ha attraversato spazi infiniti e che alla fine è giunto per diffondere la parola di Diou (nome di una improbabile entità superiore inventata al momento). D’ora in avanti il culto di Diou si diffonderà fino a sfociare nel fanatismo, scatenando una serie di eventi che vedranno i diversi personaggi impegnati in lotte per la contesa del potere sul branco.

Come è facile intuire, ne Il crepuscolo degli idioti, Krassinsky fa riferimento a tematiche piuttosto complesse relative soprattutto alla religione e alle sue origini (qui esito di un raggiro), e ai diversi ruoli che essa ha ricoperto nella Storia dell’uomo fin dai tempi antichi. La scelta di un branco di scimmie delle nevi, come protagonista della storia, permette all’autore tedesco di affrontare argomentazioni ‘scottanti’ senza che il sotterraneo –quanto intuibile- parallelo con il genere umano interrompa l’incantesimo della narrazione. I macachi sono, quindi, il pretesto per evidenziare alcuni elementi sostanziali propri della civiltà umana: il conflitto tra il potere spirituale (rappresentato da Rhesus/Diou) e il potere temporale (rappresentato da Taro), la religione come fanatismo, l’imposizione di un culto con la violenza, e infine la deriva sanguinolenta di una religione quando questa si trasforma in cieco fondamentalismo.

Il fumetto procede verso un finale che non riserva grandi colpi di scena, ma che, in definitiva, non delude il lettore medio-alto, perché il punto di forza del Crepuscolo degli idioti sta soprattutto nell’ottimo impianto narrativo, che riesce a trattare ‘pesanti’ tematiche religiose con incredibile leggerezza, senza mai risultare approssimativo o pedante, grazie all’ironia sottile che pervade tutta la storia, ai dialoghi taglienti e alla ‘recitazione’ e all’espressività dei macachi (quasi sempre goffi e creduloni). A una lettura superficiale il fumetto di Krassinsky potrebbe sembrare soltanto una storia divertente di genere comico, ma l’opera custodisce, in realtà, concetti profondi che invitano il lettore –seppur in modo blando– a riflettere su alcune grandi questioni esistenziali: Dio esiste? Chi ha creato l’uomo? C’è vita nell’Universo?

A tale proposito è possibile individuare, nel Crepuscolo degli idioti, numerosi riferimenti culturali, cinematografici e letterari, molti dei quali sicuramente presenti nelle intenzioni dell’autore tedesco. Già nel titolo, ad esempio, si legge un chiaro rimando al Götterdämmerung (Il crepuscolo degli dei), ultimo atto della tetralogia Der Ring des Nibelungen (L’Anello del Nibelungo) di Richard Wagner. Tuttavia non è possibile creare un vero parallelismo tra le due opere, almeno per quanto attiene alla trama. Se, infatti, nel dramma wagneriano si narra della fine del mondo della mitologia nordica e del caos e delle sanguinose battaglie tra le divinità e le loro forze avverse, tutto questo manca in Krassinsky. È chiaro, al contrario, l’intento parodico di trasformare gli ‘dei’ in ‘idioti´ nell’opera del fumettista tedesco.

Vi sono almeno due riferimenti, che potremmo definire ‘storici’, legati al mondo del cinema e che presentano connessioni con l’opera di Krassinsky. Il primo è 2001: A Space Odyssey, romanzo di Arthur C. Clarke e film di Stanley Kubrick del 1968, dove, in una delle scene iniziali, l’apparizione di un misterioso monolito venuto dallo spazio diventa, oltre che oggetto di culto (proprio come accade alla scimmia Rhesus che atterra presso le fonti termali), anche fonte di conoscenza. Il secondo è Zardoz un classico del cinema di fantascienza, girato da John Boorman e interpretato da Sean Connery nel 1974. Il film, nel quale è facile individuare il già citato Arthur C. Clarke come fonte di ispirazione, è ambientato nel 2293 e racconta il ‘controllo’ fisico e spirituale che Zardoz, uno spaventoso e gigantesco volto di pietra in grado di volare, esercita sull’umanità ormai regredita che ancora popola il pianeta Terra. La maschera è in realtà manovrata, grazie ad una avanzata tecnologia, da una élite di privilegiati immortali che hanno creato un culto spaventoso proprio per controllare e isolare quella parte del genere umano in balia di ignoranza e violenza.


A dimostrazione di come sia reale la possibilità che una tecnologia per noi ordinaria, ma sconosciuta a una civiltà primitiva, diventi per quest’ultima oggetto di venerazione religiosa, si potrebbe ricordare il cosiddetto “Cargo Cult”, un fenomeno nato durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’area del Pacifico, quando numerosi aerei paracadutavano beni di utilità e cibo per i militari impegnati sul territorio. Anche le popolazioni aborigene beneficiarono di quei doni e interpretarono l’apparizione di quegli sconosciuti oggetti volanti, e la pioggia di cibo che ne seguiva, come un evento divino. Cessato il conflitto e terminato il traffico dei cargo, le popolazioni autoctone, nella speranza di poter riottenere la generosa distribuzione dei doni, cominciarono a realizzare feticci e totem con le sembianze di quegli stessi cargo o di altre tecnologie a essi collegate. Il risultato fu che questo “Culto del cargo” soppiantò, in via quasi definitiva, ogni religione preesistente presso i locali.

Oltre a queste osservazioni, inerenti in parte alla letteratura di fantascienza e in parte a studi socio-antropologici, va detto che il fumetto di Krassinsky spicca di gran lunga, tra le opere di recente pubblicazione, sia per la freschezza grafica che per il solido impianto narrativo. L’autore stabilisce una perfetta armonia tra caratterizzazione dei personaggi, approfondimento psicologico delle relazioni che intercorrono tra di essi, inserimento delle vicende narrate in un contesto spazio-temporale ben delineato, elementi tipici della letteratura propriamente detta, e le numerose e diversificate esigenze espressive della nona arte. La fitta sequenza di eventi, infatti, scandita in vignette, è spesso interrotta dalla rappresentazione di splendidi paesaggi orientali di medie o grandi dimensioni, chiaramente ispirati alla pittura tradizionale giapponese. Attraverso queste panoramiche, l’autore -oltre ad esaltare la padronanza del mezzo espressivo e della tecnica dell’acquerello- sembrerebbe sospendere per un momento la dimensione fumettistica, per privilegiare quella pittorica o comunque quella dell’illustrazione di alto livello. In questo modo Krassinsky spezza il ritmo della storia, quasi a voler concedere al lettore una pausa ‘poetica’, un    momento di raccoglimento spirituale e di riconciliazione con una dimensione mistica e naturale.

In un momento storico in cui alcune case editrici, cavalcando un’onda rispondente alle esigenze delle mode e del mercato, applicano la ‘nobilitante’ etichetta di graphic novel per promuovere buona parte delle loro pubblicazioni, prescindendo dall’effettiva qualità contenutistica delle opere proposte, Il crepuscolo degli idioti pare invece indicare –senza tema di smentita- un ritorno al ‘romanzo a fumetti’ cui tanto aneliamo, ma che (forse) abbiamo perso di vista già da tempo.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Fumetto e Letteratura - Il graphic novel di Alan Moore.   Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, numerosi cortometraggi e due lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *