Atto di Dio è narrazione allo stato puro. Le immagini sublimi e la scrittura scorrevole raccontano l’innocenza perduta e ritrovata.

 

Quando un autore decide di raccontare una catastrofe naturale come un terremoto, una alluvione, una strage, talvolta realmente avvenuta, con l’intento di catturare le emozioni e le storie di un accadimento così drammatico, intraprende sempre una strada molto difficile. Nell’andare ad affrontare tematiche simili, infatti, c’è il rischio costante di scivolare nella banalità e nella retorica e di realizzare storie che, il più delle volte, si prestano a inopportune e volgari commemorazioni dei defunti, lasciando inesplorata tutta una gamma di emozioni e di tematiche psicologiche, esistenziali e religiose che scaturiscono da un evento tanto terribile.

Giacomo Nanni, al contrario, ci è riuscito: con il suo ultimo fumetto Atto di Dio, pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard nel 2018, ha scelto di raccontare una storia intimista dalla poetica ‘delicata’, trattando anche delle catastrofi naturali che hanno colpito l’Aquila e Amatrice. L’opera presenta una narrazione sicuramente poco convenzionale per la nona arte e, a mio avviso, è lontanissima dal fumetto più ‘classico’ così come lo conosciamo con le sue gabbie, griglie, tempi del racconto, colpi di scena e quant’altro. Quest’ultimo lavoro di Nanni, oltre a confermare le sue grandi capacità in campo grafico e compositivo, ci porta nella narrazione allo stato puro, senza dover ricorrere a virtuosismi grafici o linguistici che risultino forzati e posticci con il solo fine di mettersi in mostra. Al contrario, la particolarità di Atto di Dio sta proprio in questa sua apparente semplicità di facciata, suggerita dal disegno ‘scarno’ e da una scrittura immediata e priva di fronzoli retorici. Ma questa veste che mi permetto di definire ‘modesta’ –soltanto per intenderci-, racchiude, in realtà, una densità narrativa ed emotiva a cui soltanto i lettori più attenti e disponibili sapranno accedere.

La storia è ambientata sull’Appennino che, come riporta la quarta di copertina, è il “cuore sismico dell’Italia centrale”; tra le località a cui fa riferimento Nanni troviamo il Monte Subasio, montagna dell’Appennino umbro-marchigiano, i Monti Sibillini, anche questo un massiccio situato a cavallo tra Umbria e Marche, il Monte Vettore, la cima più alta dei Monti Sibillini, e il lago di Pilato. In questi meravigliosi scenari si muovono i personaggi del racconto. L’autore ha preferito una narrazione corale al più usuale punto di vista del singolo protagonista. In Atto di Dio abbiamo almeno sei punti di vista, tutti di narratori diversi: il primo è quello del capriolo che vive nel boschetto vicino al centro commerciale. L’animale è diventato una specie di attrazione turistica e riceve di continuo le cure e le attenzioni, non richieste, dei curiosi che passano di lì. Il secondo è quello degli abitanti del posto che Nanni chiama in causa almeno due volte durante la narrazione. L’autore illustra i pensieri della gente comune in merito alla faccenda del capriolo: se è giusto che l’animale si avvicini così tanto all’uomo o se non sia più giusto sedarlo e reinserirlo in natura. Il terzo punto di vista è quanto mai singolare, perché qui Nanni riporta i pensieri di un oggetto inanimato: è infatti una carabina a raccontarci le vicende dei due anonimi cacciatori che sono sulle tracce dell’unicorno, in realtà un capriolo con una malformazione genetica, avvistato nei pressi della grotta della Sibilla. Per il quarto punto di vista l’autore decide di alzare ancora di più il tiro e affida le redini della narrazione al terremoto ‘in persona’: del resto chi meglio della catastrofe naturale potrebbe raccontare la morte e la distruzione che si sono abbattute sugli sventurati abitanti. L’oscura e drammatica sezione del sisma cede infine il posto al quinto punto di vista che si rivelerà essere quello di un uovo di Chirocefalo del Marchesoni. Il crostaceo, che prende il nome dallo scienziato omonimo che lo ha scoperto, appartiene ad una specie che non si trova in nessun altro posto del mondo, ad esclusione del lago di Pilato. A questi, appena elencati, si aggiunge il punto di vista del narratore. Esso si presenta più volte nel corso della narrazione e descrive fatti, situazioni o luoghi in modo cronachistico, enciclopedico, talvolta con dovizia di particolari e dettagli scientifici, senza mostrare però una partecipazione emotiva alle vicende della storia e mantenendo, al contrario, un atteggiamento piuttosto distaccato che potremmo definire ‘asettico’.

Pertanto la narrazione di Atto di Dio sembra divisa in due sezioni: una prima con focalizzazione interna dove i diversi narratori (il capriolo, la carabina, il terremoto, etc.) raccontano le loro vicende attraverso i loro punti di vista in prima persona; una seconda con focalizzazione esterna –a volte anche interna- dove troviamo le digressioni cronachistiche e dal tono vagamente enciclopedico/scientifico del suddetto narratore. Questi narratori/punti di vista finiscono talvolta per sovrapporsi, come a voler rivelare una matrice originaria che sembra rimandare all’autore in carne ed ossa, oppure suggerirci la presenza velata di un demiurgo, essere superiore, che è anche l’anima di tutte le cose terrene. Cercare di svelare a tutti i costi l’identità di questo narratore esterno che sovrintende a tutte le dinamiche del racconto, risulta piuttosto tortuoso, oltre che inutile ai fini di una comprensione approfondita del fumetto di Nanni. Convincersi che dietro tali digressioni si nasconda Dio, il Chirocefalo, l’autore stesso o la voce della Natura, non è quindi davvero importante, perché, come abbiamo visto, il punto di forza dell’opera sta nella struttura narrativa ben consolidata e nel perfetto equilibrio che l’autore è riuscito a sintetizzare tra immagine e parola. Da una parte abbiamo una scrittura piuttosto piana, oserei dire modesta, che talvolta, stando a precise scelte stilistiche e narrative, sembra strizzare l’occhio al naturalismo francese. Dall’altra abbiamo un disegno che, seppure iper-essenziale, può fregiarsi di una colorazione di notevole fattura le cui tonalità sono ottenute, a seconda delle esigenze, mediante la sovrapposizione dei tre colori primari.

Sfogliando la prima volta Atto di Dio, la nostra attenzione sarà sicuramente catturata dall’elemento grafico e dalla colorazione; e forse sarà proprio questo aspetto ad incuriosirci e a spingerci ad affrontarne la lettura. Le tavole di Nanni, che in quest’opera sono al massimo del loro splendore esecutivo e comunicativo, dimostrano una grande padronanza sia della composizione dell’immagine –molto cinematografica- che dell’uso colore. Fondendo alla perfezione il disegno con le tecniche digitali, l’autore riesce a catturare gli splendidi paesaggi dell’Italia centrale, immortalando sensazioni e narrazioni silenziose soprattutto grazie alla colorazione, arricchita a sua volta da diverse tecniche che potrebbero rimandarci al puntinismo, alla pop art e alla glitch art. Per quanto riguarda i personaggi, invece, questi vengono rappresentati disegnando soltanto le linee essenziali, in alcuni casi solo il contorno; gli esseri umani poi, quando non sono silhouette, allora diventano uomini generici e indefiniti. Tutto ciò, a mio avviso, va a rafforzare il senso generale dell’opera: una narrazione corale portata avanti da diverse forme di vita che, come esili figurine, vivono e si difendono nel vasto universo che è governato da forze superiori e inspiegabili che, a loro volta, possono essere sia benevole che distruttrici.

Sembra quasi che il terremoto sia una conseguenza dell’uccisione del capriolo-unicorno da parte dei due cacciatori. Quasi come se un Dio o una forza superiore e misteriosa avesse voluto punire l’uomo, incapace di rispettare e proteggere le meraviglie e le rarità del creato. Nonostante il dramma, il fumetto si conclude con una doppia speranza: nel lago di Pilato sta per schiudersi un uovo di Chirocefalo. La caratteristica di questa specie è quella di adattarsi e resistere in ambienti sottoposti a forti stress stagionali. Questa nascita sembra indicare una possibile rinascita della vita anche lì dove è tutto difficile e tutto da ricostruire. All’uccisione dell’innocenza, l’unicorno vittima dei cacciatori, segue una voglia di redenzione da parte dell’uomo. Infatti, il capriolo che vive nel boschetto vicino al centro commerciale viene sedato mediante tele-anestesia e reinserito in natura. Per fortuna all’Atto di Dio, rappresentato dal terremoto, è seguito un Atto dell’Uomo che è riuscito a ristabilire un equilibrio naturale, anche se momentaneo.

Speriamo di poter leggere in futuro altre opere di Giacomo Nanni. Meglio ancora speriamo di leggere i fumetti di autori giovani che, ispirati da opere di grande potenzialità espressiva e narrativa, ne creino di nuove, avendo acquisito nel loro bagaglio culturale gli insegnamenti dei maestri. Credo che fumetti come Atto di Dio dovrebbero essere più frequenti tra le proposte editoriali e che dovremmo invece preoccuparci seriamente se un giorno tali opere non fossero più presenti sul mercato. Perché, se è vero che ciascuno legge i libri che si merita, allora –forse- avremo dimostrato di meritare soltanto i libri sbagliati.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Letteratura e Fumetto. Il graphic novel di Alan Moore. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, cortometraggi e lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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