Dai ‘protofumetti’ ai comics americani fino alla nascita del graphic novel.

 

L’idea che il fumetto, come linguaggio, non sia comparso all’improvviso agli inizi del Novecento, ma che abbia in realtà origini molto lontane nel tempo, si è affermata sempre più presso i lettori e gli studiosi. Se scegliamo di abbracciare questa teoria, allora possiamo considerare come ‘protofumetti’ anche le pitture parietali risalenti al Paleolitico superiore che si trovano nelle Grotte di Lascaux, o i 200 metri di fregio istoriato sulla Colonna Traiana (113 d.C.), che raccontano della conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano; o ancora i fini ricami dell’Arazzo di Bayeux (XI sec.) che descrivono, in una sequenza di nove pezze di lino, gli episodi chiave legati alla conquista normanna dell’Inghilterra, in questo caso la celebre battaglia di Hastings (1066). È quindi evidente che, almeno in termini di narrazione di eventi per mezzo di immagini, potremmo assegnare a queste grandi opere dell’antichità la paternità del fumetto.

Tuttavia la nascita del fumetto moderno in senso stretto, sia per quanto attiene ai contenuti che per le soluzioni grafiche adottate, le tecniche di riproduzione e le strategie di diffusione, viene fatta coincidere con la prima apparizione di Yellow Kid, il famoso bambino con camicione giallo creato da Richard Felton Outcault e comparso per la prima volta sulla rivista americana Truth nel giugno del 1894.

Yellow Kid sul supplemento domenicale del New York Journal, 15 Novembre 1896.

Secondo studi più recenti, però, la nascita della nona arte sarebbe da retrodatare addirittura al 1833, quando Rodolphe Töpffer, illustratore e scrittore svizzero, pubblicò Histoire de monsieur Jabot, una delle tante histoires en estampes che aveva realizzato a partire dal 1827, per il solo diletto dei suoi allievi all’Università di Ginevra dove insegnava letteratura. In questi albi dal formato orizzontale, le immagini, accompagnate da un breve testo, vanno a formare una vera e propria narrazione e ogni cosa appare subordinata al racconto. Basti pensare che in Töpffer è possibile individuare delle soluzioni grafico-visive, che talvolta coinvolgono anche la parte testuale, che ritroviamo con estrema facilità nel fumetto moderno e contemporaneo: come ad esempio, la variazione delle dimensioni della vignetta a seconda delle esigenze di rappresentazione o di narrazione, le soluzioni di continuità di sfondo o di azione.

D’altra parte potremmo dire che, per via del grande successo ottenuto sin dalla sua prima apparizione, il vero primato, che ha poi innescato il processo di nascita e sviluppo dell’industria del fumetto statunitense, debba appartenere proprio allo Yellow Kid di Outcault: esso rappresenta da una parte il compimento di un percorso a cui hanno preso parte Töpffer, e altri come ad esempio William Hogarth e Gustave Doré, e dall’altra dà il via al nuovo linguaggio del fumetto moderno che sarà poi arricchito dagli autori che ne raccoglieranno l’eredità.

È interessante notare come, fin dalla sua nascita, il fumetto dimostri, sebbene in modo embrionale e ancora scarsamente delineato, un qualche tipo di legame con la letteratura, stimolando talvolta l’interesse di alcuni coraggiosi scrittori che nella prima metà del XX secolo (pensiamo a Dino Buzzati), hanno voluto sperimentare l’ibridazione con questo nuovo linguaggio, per sondarne il potenziale dove ancora inespresso.

Rodolphe Töpffer, Histoire de monsieur Jabot, 1833.

Soltanto negli anni Ottanta al fumetto sarà riconosciuta una dignità letteraria: proprio in questi anni comincia a diffondersi la definizione di graphic novel, che individua un’opera a fumetti che per contenuti e struttura può essere paragonata alla letteratura propriamente detta; i comics, che fino a quel momento erano stati distribuiti soltanto nelle edicole, approdano gradualmente agli scaffali delle librerie, condividendo lo spazio con i grandi romanzi della tradizione letteraria.

A questo punto, però, è opportuno fare un veloce chiarimento sull’origine del  graphic novel. Molti, tra pubblico e critica, tendono ancora ad associare erroneamente l’invenzione del termine al noto autore americano Will Eisner che nel 1978 pubblicò A Contract with God and Other Tenement Stories, che fu pubblicizzato come ‘romanzo a fumetti’, ma che in realtà era una raccolta di racconti. Tutto ciò ha generato quel fenomeno che Paul Williams, docente di Letteratura contemporanea presso l’Università di Exeter, ha giustamente definito Eisner distortion, descrivendo così quella erronea convinzione, ancora oggi difficile da sradicare, che vede in Eisner il padre putativo del graphic novel.

Will Eisner, A Contract with God and Other Tenement Stories, 1978

In realtà il termine fu coniato dall’americano Richard Kyle, editore, critico e storico del fumetto, che lo utilizzò per la prima volta nel 1964 in un suo articolo intitolato The future of “comics”, pubblicato sul secondo numero della fanzine Wondeworld. Con questa definizione Kyle intendeva distinguere i fumetti (in particolare quelli europei) che, oltre ad essere stampati su una carta più pregiata e in formati diversi dal tascabile, avevano l’ambizione di raccontare storie dalle tematiche più mature e realistiche. Avremo modo di tornare su questi argomenti in futuro in maniera più approfondita.

L’oggetto di analisi che intendiamo sviluppare in questo spazio è proprio il rapporto che esiste tra il fumetto (o almeno un certo tipo di fumetto) e la letteratura, senza disdegnare incursioni nel cinema o in altre forme espressive, soffermandoci su quelli che sono stati gli autori e le opere che hanno rappresentato un punto di svolta nella narrativa per immagini e che hanno avvicinato il fumetto alla letteratura propriamente detta.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Letteratura e Fumetto. Il graphic novel di Alan Moore. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, cortometraggi e lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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