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«Possiamo darci del tu?» Questa domanda ci è nota. Viene usata spesso per una vicinanza d’età o magari per dare un tono meno formale tra i parlanti. Ma il passaggio dal lei al tu può essere davvero molto più interessante nel racconto breve I giorni perduti, di Dino Buzzati, che qui andremo a vivisezionare.

Cosa succede? Buzzati ha sempre avuto un occhio critico sulla borghesia, soprattutto su ciò che è disposta a fare per raggiungere i propri scopi. Il personaggio di questo racconto si chiama Ernst Kazirra, proprietario di una sontuosa villa da lui appena acquistata. Così una sera, tornando nella sua nuova casa, nota qualcuno uscire da un piccolo ingresso. Quel qualcuno è un ladro, che carica una cassa sopra un camion per poi fuggire via lontano.

Parte l’inseguimento! Il padrone su un’auto rincorre a tutta velocità il camion fino ad arrivare sul ciglio di un vallone, all’estrema periferia di un’anonima città. Il camion poi si ferma e Kazirra con esso. Il proprietario osserva un uomo scendere dal mezzo, per poi scaricare il maltolto in un fosso insieme ad altre innumerevoli casse tutte simili tra loro.

L’inizio del racconto è molto semplice, un furto, descritto in modo succinto e pulito, una testimonianza riportata con gli occhi dello stesso Kazirra. E poi, alla fine della corsa, ecco scattare la magia.

Quel che avviene è un vero e proprio ribaltamento di ruoli tra i due personaggi: il padrone di casa e il ladro. Ma andiamo con ordine. Grazie all’uso creativo della grammatica e della sintassi nel racconto vengono innescati nel subconscio del lettore alcuni meccanismi narrativi davvero efficaci. Vediamo insieme questi espedienti.

Premesso che con il furto l’autore inizia la storia con una descrizione verosimile al reale, è l’incontro dei due uomini che innesca il passaggio tra la cosiddetta realtà e il realismo magico. E questo accade grazie all’uso di un errore grammaticale, una forzatura, che avviene alla fine di questa frase:

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso (le casse ndt). Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.

Quell’uno è un pronome errato, perché riferito alla casse (femminile). Dal canto suo, però, al lettore viene lanciato un messaggio a livello inconscio, dove le casse diventano i giorni (maschile). Ora il lettore ha scoperto il significato allegorico di cosa è stato rubato. Già, ma rubato da chi?

L’indagine di Kazirra prosegue con poche parole ben misurate tra loro. Ma prima, ecco un vero ponte lessicale che unisce il sentire del personaggio principale con lo stesso lettore. Ecco la frase d’effetto:

Sì sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco.

Quel qui è davvero potente, la prossimità tra il lettore e il personaggio viene enfatizzata al massimo grado; tant’è che ci si sentiamo così coinvolti da sentire anche noi quella certa cosa alla bocca dello stomaco. Borghesi o meno, Dino Buzzati ci ha appena punto. E noi proseguiamo con la storia per capire fino in fondo chi è in verità quel ladro.

«Signore!» gridò Kazirra «Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole».

Con questa ultima parte del dialogo, Kazirra passa dal tu dell’incontro iniziale a un più formale e rispettoso lei. Il gioco lessicale del lei, quindi, trasforma il ladro in un giustiziere, come se a sostituirlo fosse la stessa coscienza del padrone di casa arricchitosi grazie ai giorni di vita sacrificati per il bene materiale.

 

(Fonte: Scrivere, tecniche e percorsi per chi ama raccontare. Volume 1. Ed. Fabbri 2013.)

Nasce nel 1983 nella stanza 12bis di una Milano evidentemente ancora superstiziosa. Subito dopo, fatti i dovuti scongiuri, la sua famiglia lo alleva in Piemonte, a poche decine di chilometri dal confine svizzero. Nonostante una forte depressione riesce ad ottenere un diploma come perito tecnico. Nel 2004 parte come volontario tra gli alpini paracadutisti. Con il tempo però capisce che la parole sono più forti della mitraglia. Si congeda dopo la morte della madre. Diventa pubblicista grazie alla collaborazione con un giornale locale. Scrive racconti. E infine il privilegio di diventare padre di due splendidi bambini con la fortuna di potersene occupare.

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