La storia di un impiegato modello disprezzato e vittimizzato dai colleghi, che dopo diciassette anni di duro e ingrato lavoro trova la via per una nuova vita. L’opera di Shaun Tan è un’esperienza soggettiva e visiva di grande qualità, uno splendido momento di sintesi tra letteratura e arti visive.

 

Per questo articolo si è deciso di deviare, anche se di poco, dal nostro solito percorso fino ad ora dedicato ai soli fumetti: analizzeremo un’opera che, pur non essendo propriamente un fumetto, possiede caratteristiche grafiche e narrative di altissimo livello che ci permettono di inserirla nel discorso più ampio e complesso del rapporto che esiste tra narrazione per immagini e letteratura, che è anche poi il dibattito portato avanti in questa rubrica.

Il libro illustrato Cicada è stato realizzato nel 2018 da Shaun Tan, illustratore e scrittore australiano. Nello stesso anno l’opera è stata pubblicata anche in Italia con il titolo Cicala. Forse il nome Shaun Tan non dirà granché a molti lettori, eppure –udite udite!- non ci troviamo di fronte ad un novellino. Lo scrittore, nato a Perth da genitori asiatici, è in attività quasi da vent’anni. Ha lavorato per molto tempo come illustratore freelance, prima di pubblicare nel 2006 il suo primo graphic novel intitolato The Arrival. L’opera, acclamata da critica e pubblico, ha permesso all’illustratore di varcare i confini australiani e di espandere il proprio successo. Due anni più tardi il fumetto è stato pubblicato anche in Italia da Elliot Edizioni con il titolo L’Approdo. Infine nel 2016 la casa editrice Tunué ne ha curato una nuova edizione. Shaun Tan ha anche vinto un Academy Award nel 2010 per il Miglior cortometraggio d’animazione con The Lost Thing, tratto dal suo libro omonimo del 2000.

In Cicala l’autore racconta la storia di un impiegato, dalle fattezze di insetto, che si prodiga, tra scartoffie e pratiche, e si affanna per il proprio capo e i propri colleghi, rappresentati come esseri umani. Dopo anni di fatiche, ingiustizie e torti subiti, Cicala riesce finalmente ad andare in pensione, ma non riceve alcun riconoscimento per il duro lavoro svolto, né una festa, né una stretta di mano. Dopo essersi recato sul tetto di un alto edificio, dà inizio alla metamorfosi e rinasce sotto forma di splendida cicala rossa. Infine, liberatosi del suo vecchio involucro, si unisce allo sciame di cicale in volo verso la foresta. La storia raccontata da Shaun Tan sembra mostrarci un capovolgimento della tipica favola di Esopo La cicala e la formica: infatti, se quella dell’autore greco è una cicala godereccia e spensierata che non si preoccupa di accumulare il cibo per affrontare l’inverno, la cicala di Tan, invece, è un impiegato modello, uno stakanovista a tutti gli effetti. Ma è anche una chiara allegoria del rapporto tra l’uomo, singolo individuo, e il mondo del lavoro, e delle relazioni spesso asfissianti che intercorrono tra chi dirige e i suoi subalterni. D’altra parte risultano evidenti diverse tematiche del fumetto quali l’alienazione, l’isolamento, la spersonalizzazione dell’individuo e un perenne senso di angoscia. Tali temi sono cari tanto alla letteratura quanto al cinema. Non a caso il Cicada di Shaun Tan riporta alla mente, seppur in modo vago e fumoso, per tematiche e per certe atmosfere, le Metamorfosi, il noto racconto di Kafka in cui il protagonista Gregor Samsa scopre, al suo risveglio, di essersi trasformato in un insetto e Brazil il film di Terry Gilliam del 1985, ambientato in un futuro distopico dove la burocrazia ha conquistato ogni aspetto della vita dell’uomo fino a controllarla del tutto.

 Il fumetto presenta una limitata sezione testuale di accompagnamento alle illustrazioni. Questa è chiaramente ispirata agli haiku, le brevi poesie di origine giapponese la cui caratteristica è quella di rappresentare in pochissimi versi delle immagini forti ed evocative che descrivano la natura e che ne cristallizzino un attimo molto preciso. Questo omaggio agli haiku è confermato dalla presenza di un componimento di Matsuo Bashō, poeta giapponese del periodo Edo, che l’autore ha deciso di inserire proprio alla fine della storia: “Silenzio: graffia la pietra/la voce delle cicale”. Con queste parole l’autore sembra voler sottolineare il senso del viaggio del protagonista: egli, unitosi allo sciame di cicale, fa ritorno alla foresta dove, insieme ai suoi simili, avrà modo di pensare agli umani e ridere delle loro patetiche esistenze. Risulta evidente che tutta la storia, compreso il suo finale, ha una forte carica simbolica che ci porta a pensare alla metamorfosi come morte e rigenerazione per approdare a una nuova e più serena esistenza.

Per quanto riguarda il disegno, invece, ci troviamo di fronte a delle magnifiche tavole pittoriche, realizzate con grande varietà di sfumature di grigio. Questo colore, insieme al nero, è presente in tutte le illustrazioni e, anche grazie ai forti contrasti di luce che l’autore ha saputo rappresentare, conferisce agli ambienti dell’ufficio e ai suoi occupanti un tono di desolazione e di smarrimento.
La potenza comunicativa delle immagini è di altissimo livello e questo è sicuramento il punto di forza del libro di Shaun Tan. Ma è anche vero che a tavole così espressive, non corrispondono purtroppo, a mio avviso, delle controparti testuali di uguale spessore. In molti casi, infatti, i testi sono deboli o comunque si limitano a descrivere in poche parole, secondo lo stile Haiku, gli eventi rappresentati nella tavola accanto. Forse ciò che rende i testi così superflui, è proprio la forte espressività delle tavole, il modo in cui sono realizzate, l’uso del colore e delle luci, la scelta dei momenti e dei soggetti ritratti. In buona sostanza la storia dell’impiegato Cicala e tutta la relativa compagine di atmosfere, emozioni e tematiche sembra già essere contenuta nelle splendide illustrazioni. Pertanto il testo sembra privato della sua funzione primaria, quando non risulta persino pleonastico.

In conclusione potremmo definire Cicada come un’esperienza visiva. Se facciamo finta per un attimo che il testo non esista e che le pagine a lui destinate siano bianche, ci accorgiamo subito di come la sequenza di tavole, privata di verbosità e di bizantinismi, raggiunge ugualmente il subconscio del lettore in un modo tra l’altro molto vicino al cinema. Il libro di Shaun Tan è soprattutto un’esperienza soggettiva, un viaggio dentro la propria coscienza, che riesce a trasmettere determinati concetti e tematiche in modo molto preciso, senza dover ricorrere necessariamente al testo. L’opera dell’illustratore australiano rappresenta uno splendido momento di sintesi a metà strada tra la letteratura e le arti visive ed è pertanto consigliato a tutti coloro che siano alla ricerca di una lettura ‘diversa’.

 

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, dal titolo Fumetto e Letteratura - Il graphic novel di Alan Moore.   Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Ha frequentato corsi di regia e di montaggio cinematografico, realizzando in proprio, tra il 2005 e il 2016, numerosi cortometraggi e due lungometraggi come sceneggiatore e regista. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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