Breve parabola delle riviste di controcultura, e dei suoi autori, che hanno fatto la storia del fumetto italiano.

 

Grazie alla funzione di apripista svolta dai fumettisti americani e francesi, anche in Italia il nascente fumetto-letteratura ebbe modo di sperimentare nuove tecniche e nuove modalità narrative. Già nel 1965 il nostro paese vantava una rivista come Linus, mensile dedicato al fumetto che presentava al pubblico numerosi autori italiani e statunitensi, non trascurando, mediante articoli d’inchiesta, la calda situazione politica di quegli anni. A questa celebre testata, che negli anni ha saputo resistere e reinventarsi per le nuove generazioni, nonostante qualche breve periodo di crisi, vanno affiancati anche i suoi storici supplementi: alterlinus e, successivamente, il suo sostituto alteralter. Su questi inserti venivano pubblicate le opere delle più grandi firme della nona arte nazionale dell’epoca. Proprio sul numero 4 della rivista alteralter esordì nell’aprile del 1977 un giovanissimo Andrea Pazienza con Le straordinarie avventure di Pentothal, storia di uno studente universitario e della sua vita quotidiana nella Bologna delle contestazioni studentesche di quegli anni.

Il racconto di Pentothal, piuttosto lineare per le prime venti tavole, che costituiscono la prima puntata, diventa gradualmente un intricato viaggio tra mondo reale e mondo onirico, un diario ‘allucinato’ dell’autore sotto l’effetto del potente siero della verità, il pentothal. In questa prima opera di Pazienza l’influenza di Moebius è marcata e facilmente riconoscibile sia nello stile del disegno, in molte tavole ricalca quello asciutto e pulito dell’autore francese, che nelle ombreggiature dai tratti particolarmente elaborati e, in alcuni casi, anche complessi. In questi riferimenti a Moebius, Pazienza intende rendergli un chiaro omaggio, non senza ironia, tanto da inserire, nel corso della narrazione, alcuni elementi che rimandano all’universo magico e fantastico creato dal maestro francese, spingendosi fino a riprodurre una copertina della già citata rivista Métal Hurlant.

Ma Pentothal è anche il banco di prova dove Pazienza può sperimentare un metodo di realizzazione non tradizionale: “Ai tempi di Pentothal facevo delle tavole singole, senza pensare a una trama precisa, e poi quando ne avevo un po’ sul tavolo le studiavo per vedere se si potevano cucire tra loro in una storia che avesse un senso. […] L’idea della storia è stato solo un pretesto per cominciare a lavorare sulla vicenda” (intervista a cura di Luca Boschi, Andrea Pazienza-Interview, Image, n.1, ottobre 1983).

Il fumetto, insomma, come efficace e rivalutato mezzo di comunicazione, conquistò sempre più spazio anche nel nostro paese. Tuttavia, nonostante la presenza di grandi riviste di prestigio che ne favorirono la diffusione, molte delle sue potenzialità restavano ancora inespresse e in alcuni casi, quando pubblicate, limitate attraverso la censura. Nessuno avrebbe immaginato, però, che in quegli stessi anni un gruppo di artisti scapestrati, consciamente (o inconsciamente) avrebbe influenzato per sempre le modalità tecnico-narrative della nona arte, portando novità assolute nello stanco e arretrato panorama del fumetto italiano.

Nel 1977, innestandosi nel clima delle manifestazioni studentesche, il fumettista e grafico Stefano Tamburini, dopo le prime esperienze con il giornalino Combinazioni e la collaborazione con Stampa Alternativa, fondò la rivista Cannibale, che accoglieva fumetti di taglio politico e satirico. Sulla rivista pubblicarono le loro storie, oltre allo stesso Tamburini, artisti come Massimo Mattioli (da poco scomparso), Filippo Scòzzari (che aveva già pubblicato sulle riviste Il Mago e Il Re Nudo), Andrea Pazienza (che ricalibrò il suo stile ‘moebiusiano’ utlizzato per Pentothal, tirando fuori le influenze delle opere di Robert Crumb, Greg Irons, Gilbert Shelton) e Tanino Liberatore, in seguito ricordati come i pionieri del nuovo fumetto italiano. Essi furono autori di un fumetto di rottura, dedicandosi a tematiche inedite quali quelle relative alle lotte del movimento studentesco, al rapporto dei giovani con le sostanze stupefacenti, all’incomprensione generazionale e al conflitto con le istituzioni. L’influenza dell’underground americano era palese, tanto che Michele Mordente, riferendosi alla rivista americana Zap Comix di Robert Crumb, ha scherzosamente ribattezzato l’esperienza di Cannibale come lo “Zap Comix de noantri”.

Lo scrittore e giornalista Oreste del Buono fu uno dei primi a notare l’impatto grafico e la spontaneità delle storie realizzate da questi autori geniali e decise di stimolarne le potenzialità. Tuttavia, se da una parte l’accoglienza della critica fu buona, dall’altra Cannibale non trovò una corrispondenza nell’attenzione del grande pubblico, cosa questa che determinò, unitamente alle pesanti spese di gestione, una condizione di crisi economica quasi permanente. Nonostante il sostegno economico del settimanale di satira e politica Il Male, il gruppo Cannibale si vide costretto a chiudere i battenti nel 1979 con un ultimo e meraviglioso numero d’addio intitolato Cannibale “USA only”, dedicato ai fumettisti underground statunitensi, in una sorta di omaggio agli autori che li avevano ispirati.

Ma la battuta d’arresto non si dimostrò irreversibile, poiché solo a distanza di un anno lo stesso collettivo, guidato questa volta da Vincenzo Sparagna, fondò Frigidaire (inizialmente intitolata 2000), una rivista destinata a resistere, facendo la storia del fumetto di controcultura in Italia e segnando una intera generazione di lettori. Così scrive lo stesso Sparagna: “La rivista Frigidaire è stata concepita sin dal principio come un romanzo unico nel quale intrecciare racconti diversi, l’Universale e il Particolare, il Falso e il Vero, il Presente e il Passato, la Satira, la Parodia e la Tragedia. Non una pubblicazione di genere, ma un viaggio stupefacente alla ricerca dell’illuminazione” (V. Sparagna, Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo, Milano, Rizzoli, 2008, p. 9).

Frigidaire, che si avvaleva dell’impegno del gruppo che già aveva lavorato a Cannibale, era inoltre caratterizzata dalla grafica dirompente, dallo stile editoriale innovativo e dall’inserimento di ulteriori contenuti quali il racconto e i pungolanti e provocatori reportage d’inchiesta. Sempre Sparagna scrive circa il significato del titolo: “Peraltro Stefano aveva pensato a Frigidaire per indicare un armadio dove mettere di tutto. L’avrebbe potuto chiamare, come confidò ridendo a Scòzzari, Cassetta de frutta. Invece a me l’idea era sempre sembrata bellissima, perché ci vedevo un contenitore freddo. Pensavo al grado zero della scrittura, alla fenomenologia, all’oggettivismo del nouveau roman. Frigidaire, inoltre, come nome comune derivato dal nome proprio della prima società di produzione di frigoriferi, era anche la parodia delle marche pubblicitarie in un mondo che è un’unica distesa di merci” (V. Sparagna, Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo, Milano, Rizzoli, 2008, pp. 17, 20).

Il titolo della rivista, dunque, voleva rappresentare un contenitore ideale nel quale era possibile inserire contenuti sconvolgenti senza alcun limite di omogeneità stilistica o di genere. A legare il tutto avrebbe dovuto provvedere il brillante progetto grafico di Tamburini che però, nonostante l’originalità e il rigore progettuale delle composizioni geometriche, non ottenne, e non ha ottenuto per lungo tempo, il giusto riconoscimento.

Tuttavia, in tempi molto recenti, il mondo del fumetto ha avviato una riscoperta e una rivalutazione dell’autore e delle sue opere. Infatti nel 2011 in occasione della fiera del fumetto Napoli Comicon è stata organizzata una mostra commemorativa del lavoro di Tamburini intitolata “Echi di Tamburo” curata da Michele Mordente. Lo stesso Mordente nel 2014 ha realizzato, attraverso un progetto sostenuto dal crowdfunding, il volume Tamburo Sotterraneo, una raccolta dei primi lavori underground di Stefano Tamburini. Nel 2016 le case editrici Coconino Press e Fandango hanno pubblicato Muscoli e forbici, una antologia grafica definitiva delle opere di Tamburini.

Quasi contemporanea a Frigidaire fu la rivista Valvoline Motorcomics, nata nel gennaio del 1983 e pubblicata come inserto di alter alter. Gli autori che diedero vita all’esperienza di Valvoline erano Igort, Marcello Jori, Lorenzo Mattotti, Giorgio Carpinteri, Daniele Brolli e Jerry Kramsky. Tuttavia, anche se Frigidaire e Valvoline nascevano all’interno dello stesso contesto storico e culturale, le due riviste, come scrive Andrea Tosti, avevano obiettivi differenti: “Anche se l’esperienza di Valvoline, come quella di Cannibale, nasce nel contesto della Bologna che aveva attraversato gli anni delle contestazioni operaie e studentesche e che era stata sfondo di una serie di sanguinosi avvenimenti, il più importante dei quali l’attentato terroristico stragista alla stazione di Bologna nel 1980, l’approccio di Igort e degli altri è differente da quello degli autori poco più anziani di loro, meno esplicitamente politicizzato, e improntato a una ricerca che guarda alle avanguardie artistiche e letterarie” (A. Tosti, Graphic Novel. Storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto fra parola e immagine, Latina, Tunué, 2016, p. 825).

Sulle pagine della neonata Frigidaire trovarono subito spazio, ricevendo un inaspettato successo, due personaggi cattivissimi entrati a pieno diritto nella storia del fumetto italiano: Ranxerox di Stefano Tamburini e Massimo Zanardi di Andrea Pazienza.

Gianmarco De Chiara

Gianmarco De Chiara è nato Napoli il 5 Aprile del 1989. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università Federico II, laureandosi in Letteratura Inglese con una tesi sul rapporto tra Tolkien e il Medioevo e specializzandosi nel biennio successivo in Filologia Moderna con una tesi sperimentale, ancora in Letteratura Inglese, sul rapporto tra Letteratura e Fumetto. Alterna l’interesse per la scrittura con quello per il disegno e il fumetto, sperimentando anche altri linguaggi espressivi come la grafica, l’illustrazione, la pittura e il cinema. Collabora con diverse realtà editoriali, anche indipendenti, in veste di autore o in qualità di illustratore e grafico. Nel 2008 ha fondato la rivista Malefico e alla fine del 2010 Fumé, rivista di fumetto, arte e cultura. Nel 2015 ha esordito con il suo primo romanzo Dove stanno le lucertole, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, e con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2017, il secondo romanzo A sud della mia persona.

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