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Un tempo Dio era uno, e non c’erano profeti. Si alzavano gli uomini all’alba, e imboccavano il cammino. Così la farfalla, la gazzella e il Falco. Migravano e si perdevano. E un giorno morivano. Poi “il Cielo si aprì. La terra divenne libri. E Dio è in ogni libro”.

Il Libro delle Metamorfosi e della Migrazione nelle Regioni del Giorno e della Notte è la storia del tempo mitico che ha preceduto Dio. Miscellanea bizzarra di componimenti poetici – dalle brevissime poesie ai poemetti narrativi – Adunis, (nome d’arte per ʿAli Ahmad Said Esber), la raccolse nei primissimi anni 60, mentre il mondo arabo si fratturava nei colpi di stato, e il sogno postcoloniale del “panarabismo” (un solo Stato per un solo popolo: quello arabo) moriva.

Adunis (da leggersi “Aduniis”, con l’accento sull’ultima sillaba) è uno dei più grandi poeti arabi contemporanei. Nonostante in Italia sia sconosciuto ai più (complice il poco interesse che la letteratura araba riscuote, per tradizione, nell’editoria italiana), è stato numerose volte vicino a vincere il premio Nobel per la letteratura. Nasce in una famiglia molto modesta nel villaggio di al-Qassabin, nella Siria occidentale, il primo gennaio 1930. Non riceve un’istruzione primaria: nel suo paese, avrebbe raccontato da poeta e professore di letteratura araba, la scuola non c’era. Il padre, però, lo introduce ai grandi poeti della tradizione araba classica (pre-islamica – V secolo a.C., e tardo islamica – VIII-VIII secolo d.C.): al-Mutanabbi, Abu Tammam, al-Maʿarri, Abu Nawwas, Imruʿ al-Qais. Impara a leggere e scrivere recitando il Corano e comincia a scrivere poesie da giovanissimo. È il 1943 quando il Presidente della Repubblica Siriana, Shukri al-Quwatli, celebra l’avvenuta indipendenza visitando le province del paese. Il giovane ʿAli Ahmad ha 13 anni e si è fatto un nome nel villaggio di contadini come “il ragazzo che scrive poesie”. Ne scrive una per il Presidente e, a piedi nudi, si reca nella piazza del villaggio, dove lui sarebbe passato a salutare la folla. Raccoglie tutto il coraggio che ha e la legge. Colpito dalla potenza e bellezza dei versi, il Presidente vuole mostrarsi generoso dinanzi ai suoi sudditi: “Cosa posso fare per te?”, gli chiede. E il ragazzo risponde: “Voglio andare a scuola”. ʿAli Ahmad entra al Liceo Francese di Tartus, continua la sua brillante carriera accademica in Filosofia all’Università di Damasco e conclude un dottorato in Letteratura Araba alla Saint Joseph University di Beirut. A 15 anni, comincia a firmare le sue poesie con lo pseudonimo “Adunis”, dopo aver letto di Adone che, cacciando, viene ucciso da un cinghiale. E dal suo sangue si formano le anemoni. “Mi sentivo un po’ così: cacciavo le riviste di letteratura; se non mi avessero pubblicato mi avrebbero ucciso!”. Per buona parte della sua vita vive a Beirut, lavorando come professore e giornalista. Oggi ha 90 anni e vive a Parigi.

Il Libro delle Metamorfosi e della Migrazione nelle Regioni del Giorno e della Notte è una delle sue opere maggiori; forse la più significativa per comprendere la sua poetica. È edito in italiano dalla Mondadori, e la meravigliosa traduzione di Fawzi al-Delmi rende per una volta giustizia alla bellezza dei versi. Si passa dai componimenti brevi, taglienti, netti e verticali, ai veri e propri poemi – più narrativi, più avvolgenti, che ci prendono per mano e accompagnano nel racconto. Figure leggendarie della storia arabo-islamica (come il Falco di Quraysh, che secondo la tradizione fondò lo stato Omayyade in Andalusia) incontrano la tradizione greca e mediterranea (come il Vello d’Oro che, il mito racconta, curava ogni ferita). La Farfalla, il Cervo, gli animali delle valli, attraversano i paesaggi onirici e rarefatti dei mistici sufi. Le Migrazioni avvengono in terre mitiche, lontane: intorno a Damasco tra il Tigri e l’Eufrate dove, in tempi antichissimi, si muoveva Abramo, “Il Padre di Molti”. Dio era ancora Uno, e non si divideva secondo i profeti. Attraverso la storia antica e il sogno, il misticismo e il mito, diventiamo “tuono, acqua e cose vive”. E avviene la Metamorfosi: “divenni lo specchio / riflettei ogni cosa (…) Io e l’acqua diventammo amanti”.

Letto oggi, 70 anni dopo la sua pubblicazione, il Libro delle Metamorfosi è un testamento della visione politica di Adunis. L’unità mediterranea, la tradizione umanistica degli antichi Greci, le figure arabo-islamiche che diventano mitologiche e pagane: da umanista laico, Adunis ha sempre cercato nella tradizione arabo-islamica il “secolare”. “La linfa, tra il polline e i frutti, è la mia messa / le foglie il mio battesimo”: è nel ricongiungimento con la natura che Adunis trova Dio. “Non parteciperò mai a proteste che partono da una moschea”: commentò così, nel 2012, la Primavera Araba in Siria. Deluse molti, con queste parole. Per oltre 60 anni si era battuto per il cambiamento del mondo arabo. Perché frustrare, con questo scetticismo, i giovani in piazza che chiedevano alla Siria di andare avanti e in un modo radicalmente nuovo?

Nel 2020, a quasi 10 anni dallo scoppio delle proteste, è con tristezza che gli diamo ragione. La radicalizzazione dell’opposizione a Bashar al-Asad è la stessa che ha portato, nel 2015, alla dichiarazione dello Stato Islamico. È la stessa, d’altronde, che vede Bashar al-Asad ancora al potere. “Erano giovani ingenui, non erano pronti per la Rivoluzione; molti di loro si sono fatti sedurre dagli Islamisti. Tra questi ultimi e Bashar al-Asad, non so chi sia peggio”.

Nel quasi secolo della sua vita, il sogno di Adunis, quello di un mondo mediterraneo che si unisce in un abbraccio, non si è mai realizzato. Il mondo arabo-islamico non ha superato il fantasma islamista: la chimera che seduce i giovani ma non porta mai al cambiamento. L’Europa si è fatta cattiva. I confini, palizzate; le sponde Nord e Sud del Mediterraneo, sempre più lontane. 30 anni di guerra civile confessionale in Libano (tra gli anni 70 e gli anni 90) dove ha vissuto la maggior parte dei suoi anni; la sua Siria che si spezza una manciata di decenni dopo. Regimi che cadono e non dovrebbero cadere; regimi che cadono, tornano, e non dovrebbero tornare. Chissà, forse Adunis lo aveva dentro, il fallimento della sua visione. “Si è placato il grido del ritorno” – già scriveva nel Libro delle Metamorfosi – Damasco non risponde / non soccorre lo straniero: / È passato? Se passasse / morirebbe qui senza voce né segreto”.

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Enrica Fei

Enrica Fei, arabista, studentessa di dottorato in Politiche del Medio Oriente, analista su Iraq e Iran per un’agenzia di consulenza, è scrittrice di racconti, testi teatrali, recensioni e articoli su Medio Oriente e società. Divisa fra la passione per la letteratura e quella per il settore socio-umanitario e gli affari internazionali, studia lingua e letteratura araba e francese, mediazione inter mediterranea e relazioni internazionali. Viaggia molto, soprattutto nel Medio Oriente (in Egitto, Marocco, Siria, Giordania, Libano, Bahrain, Kuwait e Iran). In Giordania studia per più di un anno all’Istituto Qasid, dove perfeziona il suo livello di arabo che, ad oggi, utilizza correntemente per lavoro. Ha vissuto a lungo a Londra ma, nel 2018, si è trasferita a Berlino. Vive tra Berlino e Firenze. Sta curando la traduzione dall’arabo del poeta arabo Ahmad al-ʿAjmii.

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