Per rendere questo primo lunedì un po’ meno lunedì e un po’ più primo aprile, ho pensato di fare uno strappo alla regola e parlarvi di alcune croci e delizie del mestiere un po’ estreme, capitate in quei casi in cui per poco non veniva da chiedere: Ma è uno scherzo? Ci tengo quindi a precisare che sono tutti episodi accaduti realmente a me o a persone che conosco – perché, sì, le sfighe tragicomiche in questa professione non finiscono proprio mai.

1) Facchino cercasi
Ovvero, una delle decine di varianti nel momento in cui si cerca lavoro attraverso le piattaforme online inserendo come parola-chiave traduzione. Che si tratti di cuochi o di bagnini, «ottime capacità di traduzione dall’inglese» (o da altre lingue) è sempre un requisito obbligatorio. Provare per credere.

2) Non abbiamo un budget così elevato
Disse colei che pensava di pagare meno di 50 € la traduzione di un articolo accademico dallo spagnolo all’italiano di 25 pagine. Per stare al gioco le si sarebbe potuto chiedere un pagamento in Goleador.

3) Il lavoro è già stato tradotto con Google
Che implicitamente significa: applicami la tariffa da revisore o da machine-translation post-editor. Peccato che le traduzioni automatiche di Google siano il più delle volte da rifare da zero.

4) Puoi farmi da traduttore durante questo incontro?
No, perché sono per l’appunto un traduttore. Se hai bisogno di un interprete rivolgiti a una figura professionale e specializzata, non ripiegare su tuo cugino che è stato 2 settimane a Parigi 10 anni fa.

5) Richiesto livello linguistico C3
Cioè, devo presentarmi al colloquio con una Citroën?

6) Mi serve una traduzione verso l’ucraino, tu che sai il russo puoi aiutarmi?
Davvero ti affideresti a qualcuno che non solo non è madrelingua, ma che in quell’idioma non ha neppure mai detto ciao? E che magari non è neanche un traduttore di mestiere? Se sì, cambia pusher.

7) Ah, traduci dal cinese? E per mestiere cosa fai?
…cucino involtini primavera. Ma è un lavoro stagionale, sai, ecco perché mi do anche alle traduzioni nel resto dell’anno.

8) Gli esami universitari in traduzione non valgono come attestazione di competenza
Giusto. Provvederò a telefonare al mio medico di base, mi farà lui un certificato adeguato. Già che ci sono lo richiedo anche per la salute mentale di chi ha stabilito questa regola.

9) Bella presenza, altezza minima 170 cm
Ma di cosa, del mio foglio di lavoro? Lo posso abbellire con delle cornicette e al massimo stamparlo a colori e in formato A0, va bene lo stesso?

10) Tu che sei traduttore, mi dici cosa significa questa parola in tedesco?
Secondo te traduttore è sinonimo di enciclopedia vivente? Pensi che io traduca grazie alla lingua di fuoco dello Spirito Santo così, su due piedi? Forse allora hai bisogno di schiarirti le idee consultando un dizionario più di quanto tu non creda.

Credo faccia già abbastanza ridere (e piangere) così, ma naturalmente se a vostra volta siete stati protagonisti di una faccenda a dir poco surreale e vi va di condividerla, possiamo rendere l’elenco ben più ampio di così. D’altronde, quale croce e delizia maggiore del nostro lavoro, se non quella di fare di un mal comune un mezzo gaudio?

Eva Luna Mascolino

Eva Luna Mascolino è nata nel 1995 a Catania, dove si è laureata in Lingue curando la prima traduzione mondiale di "Cap Africa", una raccolta poetica del tunisino Moncef Ghachem. Dal 2016 si è invece trasferita a Trieste per studiare russo, francese e rumeno alla Scuola per Traduttori e Interpreti. Affascinata delle parole fin da sempre, nel 2010 ha vinto il Premio di Poesia Kivanis in un concorso locale e ha iniziato a collaborare con il quotidiano online "Voci di Città" nel 2011, di cui è stata caporedattrice e vicedirettrice. Nel 2015 ha poi vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto "Je suis Charlie" e recensisce adesso narrativa per il blog "Il Rifugio dell'Ircocervo", oltre a gestire la pagina facebook "Eva Luna racconta" e a essere in trattativa per una prima pubblicazione editoriale. Chiacchierona e assetata di risposte, ama viaggiare per l'Europa con fotocamera alla mano, guardare serie tv e strimpellare il pianoforte.

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