Numero 26

Enzo aveva scoperto un sentierino piuttosto impervio che dal Ponte Vecchio portava proprio sulla riva dell’Aniene, dove per via della corrente del fiume c’era un piacevole venticello anche nelle serate più calde. Quella sera, addentrandosi tra i cespugli, alla luce incerta del lampione, scoprì con disappunto che il posto era già occupato e chi altro era l’usurpatore se non la stessa magrolina dai lunghi capelli che gli aveva scippato l’ombra della paletta ATAC. La ragazza, al fruscio dei rami, si era girata, ma poi aveva ripreso a guardare il fiume. Dopo un attimo, come ripensandoci, si girò di nuovo, lo guardò bene in faccia e poi gli chiese sorridendo:

– Non dirmi che ti ho rubato di nuovo il posto?
– Beh, l’avevo trovato alcuni giorni fa, ma non si può certo definire mio.

La ragazza vide che si era portato un telo.

– Se vuoi, c’è spazio per due.

Enzo si avvicinò e stese il telo di fianco al masso, dove sedeva la ragazza.

– Enzo.
– Angela.

Si strinsero la mano.

– Abiti nel quartiere?
– Sì.
– Non hai paura a venire qui da sola di sera?
– Ma non sono sola! Ascolta.

Nel silenzio che seguì, Enzo si accorse che oltre al rumore del fiume, si percepiva un vociare lieve e diffuso.

– Da dove viene questo brusio?

               Sulle prime non capì, poi, guardando più attentamente, sulla riva proprio di fronte, vide, dietro un cespuglio, un viso che improvvisamente s’illuminava al chiarore di un cellulare, e poi sentì una risata squillante, femminile, e dopo un po’, di fianco a loro, il fascio di una pila illuminò per un attimo l’acqua che scorreva. Si rese conto che la riva del fiume, in genere deserta, quella sera brulicava di gente e appariva insolitamente animata. La scoperta, per qualche motivo, lo rese felice.

– Già, non siamo gli unici ad aver scoperto che il fiume dà refrigerio, disse la ragazza.

Rimasero di nuovo in silenzio, finché Enzo disse:

– Beh, non parliamo del caldo?
– Già, non possiamo farne a meno, saremmo gli unici in città.
– Dai, raccontami qualcosa di fresco.

               La ragazza sorrise brevemente, poi tornò a fissare il fiume, in silenzio. Infine, quando ormai Enzo credeva che non avrebbe aperto bocca, cominciò a parlare. E il suo tono era cupo, quasi sofferto.

– É che nessuno capisce davvero quello che sta accadendo. Ci si limita a lamentarsi del caldo, a scrutare con ansia le previsioni del tempo, sperando in un calo della temperatura, ma la gravità della situazione sfugge. L’ondata di calore sarà la peggiore mai registrata e sta preparando uno sconvolgimento sociale. La televisione sembra catastrofista, quando parla delle morti per il caldo ed è invece molto lontana dal prefigurarne le reali conseguenze. Nessuno sembra in grado di prevederle. Almeno, non gli umani. Gli uccelli, loro invece già hanno avvertito il cambiamento e si stanno preparando.

Enzo la guardò interrogativamente.

– Gabbiani e cornacchie si stanno attrezzando per lo scontro finale. Da sempre in città si contendono i rifiuti, la loro principale fonte di sostentamento, ma finora c’è stato alimento per tutti e le due specie si sono tollerate. Ora avvertono che la situazione sta cambiando, che un’epoca particolarmente difficile sta avvicinandosi, certo non possono prevederne le conseguenze, ma prenderanno ogni precauzione per la salvezza della loro specie. A differenza di noi, che sembriamo aver perso ogni interesse per le prossime generazioni e le mettiamo a repentaglio con le nostre scelte scellerate, loro hanno a cuore la discendenza e faranno il possibile per tutelarla. Così, in previsione di una possibile carestia, non vogliono spartirsi il poco cibo che rimarrà. Si affronteranno e una specie prevarrà sull’altra, che soccomberà o dovrà abbandonare la città. Io penso che vinceranno le cornacchie: i gabbiani sono più forti, ma i corvidi sono più intelligenti. E l’intelligenza ha sempre il sopravvento sulla forza fisica.

La ragazza tacque per un attimo, sempre guardando il fiume, poi riprese.

– La stessa cosa succederà agli umani. All’inizio saranno i deboli che soccomberanno, i vecchi, i malati, tutti quelli che hanno bisogno di assistenza: la prima virtù a estinguersi sarà la solidarietà e quelli che hanno bisogno degli altri per sopravvivere periranno. Questo ovviamente accadrà presto ai poveri. I ricchi avranno per un po’ la possibilità di sconfiggere il caldo con il freddo artificiale. Ma poi l’energia comincerà a scarseggiare, ci saranno i primi blackout, alcuni quartieri rimarranno senza elettricità, poi intere città. E i ricchi perderanno i loro privilegi. Cercheranno allora di fuggire verso i paesi del nord, risparmiati dall’ondata di calore. Si faranno voli speciali, con lunghe liste di attesa, finché gli aeroporti cominceranno a subire gli effetti della penuria energetica, i voli saranno cancellati e anche i ricchi rimarranno intrappolati al caldo. E non avendo sviluppato sistemi di difesa, saranno i primi a soccombere.

               Enzo, che non credeva a una sola parola di quello che la ragazza stava dicendo, ma, suo malgrado, ascoltava sempre più angosciato, intravide un’ancora di salvezza e chiese speranzoso:

– Quali sistemi di difesa?
– É quello di cui parlavo prima. Sarà l’intelligenza ad avere la meglio. Tra i sopravvissuti ci sarà una nuova selezione, che questa volta non si baserà sulla resistenza fisica, ma su quella psichica. Sopravvivrà chi riuscirà a sconfiggere il caldo con la mente, chi riuscirà a creare l’illusione del freddo.

Enzo ne ebbe abbastanza di quelle previsioni catastrofiche, e le disse quello che gli appariva ovvio.

– Ma scusa, alla fine verrà l’autunno e quindi per forza tornerà il freddo, quello reale!

La ragazza lo fulminò con uno sguardo intenso:

– Ne sei proprio sicuro?

Enzo rivolse gli occhi al cielo, che razza di matta le era capitata, ma quando tornò a guardarla l’espressione cupa si era dissolta e ora un sorriso divertito le illuminava il viso.

– Ebbene, sei soddisfatto?

Enzo non capì.

– Di cosa, scusa?
– Me l’hai chiesto tu! Non definiresti questo scenario “raggelante”?
– Certo, ma … Ah, ho capito, disse Enzo finalmente sollevato. “Raccontami qualcosa di fresco”, beh, hai assolutamente raggiunto lo scopo.

La ragazza continuò a guardarlo per un attimo sorridendo, poi ridivenne seria all’improvviso e ricominciò a fissare il fiume, assorta.

Enzo pensò che era di umore davvero cangiante e che avrebbe trovato difficile frequentare una persona come lei.

Rimasero silenziosi per un po’ finché la ragazza chiese:

– E tu, non hai nulla di fresco da raccontarmi?
– Mah, pensavo di dirti che mia moglie per sconfiggere l’afa guarda documentari sugli orsi bianchi nel ghiaccio del polo nord, forse, come tu dici, sta esercitandosi alla resistenza mentale al caldo. Ma in confronto al tuo, il mio racconto è ben poca cosa.

La ragazza si girò fissandolo:

– Sei sposato?

Enzo, scioccamente, si sentì come se dovesse confessare una colpa.

– Sì.

Tacquero entrambi. Alla fine la ragazza disse:

– É ora che vada, magari ci si rincontra, e prese a risalire il sentiero. Lui la seguì con lo sguardo, finché i capelli svolazzanti non scomparvero nell’oscurità.

Di ritorno dal fiume, nei pressi di casa, Enzo scorse un gruppo di cornacchie che gracidavano, particolarmente rumorose, litigandosi un sacchetto della spazzatura. Quando giunse vicino, gli uccelli si sollevarono in volo e scoprì che non era una busta di plastica bianca, quello che si stavano contendendo. Era un gabbiano morto.

 


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