Numero 60 – APRILE 2020

Una rivista letteraria nel 2020

di Donatello Cirone

Realizzata da Antonella Restagno

L’Irrequieto è nato a Firenze durante il quarto d’ora accademico della lezione di Statistica, e fino a oggi ci ha guidato in un viaggio lungo e denso: le sue pagine hanno ospitato oltre 300 racconti, 200 poesie, 200 articoli in 20 rubriche, vari podcast e video, più di 150 tra fotografie, disegni e schizzi, 2 numeri speciali [NUMERO 40 “IL POTERE VISTO DALLE DONNE” e NUMERO 50 DEDICATO A SE QUESTO È UN UOMO DI PRIMO LEVI] e una serie di pubblicazioni cartacee. L’Irrequieto, e mi perdonerete le confidenze, è stato per me un amico, un fratello. Sempre in silenzio, mi ha tenuto compagnia per questi dieci anni, mi ha sostenuto nei momenti di sconforto, ha vissuto con me l’amore, la gioia e la desolazione che tante volte mi attanaglia il cuore.

Tra progetti vagheggiati e realizzati e altrettanti spentisi sul nascere, L’Irrequieto è stato al contempo un luogo fisico e un luogo interiore. Il non-luogo dove hanno passeggiato con delicatezza oltre 350 anime parimenti irrequiete; il luogo di incontro che mi ha permesso di conoscerle, queste anime irrequiete in cerca della dimora di una sera o di una vita intera. Qui si sono cimentante nello scrivere, nel dipingere, nel fotografare, nel disegnare, nel recitare, nel proporre le proprie idee – nel sognare…Continue reading


Memoriale

di Marco Esposito

Non era ancora sorta l’alba quando Prisco e Valerio entrarono nel campetto. Ce l’avevano dietro casa, c’erano cresciuti in quel rettangolo.
Erano in tuta e scarpe da ginnastica, entrambi col cappuccio della felpa tirato sulla testa. Si posizionarono al centro, uno di fronte all’altro, e cominciarono a muovere il capo per sciogliere i muscoli del collo e il trapezio. Fu Valerio il primo a parlare. «Ormai ci siamo. Come ti senti?».
Prisco teneva la testa bassa e la faceva oscillare tracciando una U immaginaria. «Mi sento pronto. Tu?».
«Io vorrei sistemare le cose con Rita, prima di partire».
«Ancora non vi parlate?».
«Da una settimana».
Fecero ruotare le spalle.
«Adesso devi concentrarti solo su questo», sentenziò Prisco. «Non farti distrarre. Rita può aspettare, le Olimpiadi no».
Smisero di chiacchierare e passarono a mulinare le braccia; prima uno e poi l’altro, in senso orario e antiorario, generando un fruscio che tagliava…Continue reading


In altre parole di Eva Luna Mascolino

Nelle mani della domestica (Miguel de Unamuno)

Grazie a Dio stava finalmente per concludere quella sua vuota esistenza da scapolo ed entrare in una nuova vita, o meglio, entrare nella vita reale! Perché il povero Vicente non poteva tollerare più la sua solitudine. Da quando era morta sua madre viveva da solo, con la domestica. Lei, la domestica, si prendeva buona cura di lui; era intelligente, discreta, premurosa e, pur non essendo precisamente bella, aveva due occhietti che le illuminavano il viso, però… No, non era questo; non si poteva vivere così.
E la sua fidanzata, Rosaura, era incantevole. Alta, robusta, bionda, camminava come una dea, con la fronte sempre rivolta verso il cielo. Aveva una bocca che faceva venire voglia di vivere a chi la guardava. Tutta la sua bellezza stava nello splendore della salute.
Certo, una cosa che Vicente notava e che, sebbene lo aiutasse ad accendere il desiderio, congelava dall’altra parte il suo amore, era la riservatezza di Rosaura. Non aveva mai ottenuto da lei certe familiarità, in fondo innocenti, che si permettono i fidanzati. Non era mai riuscito a darle un bacio.
«Dopo che saremo sposati, dopo, tutti quelli che vorrai» gli diceva. E Vicente, tra sé: «Tutti quelli che vorrò…Continue reading


Una magra consolazione

di Elena Gottardello

In tutta onestà, ho capito che certe esperienze sono cose da tenere per sé. Non parlarne in giro, non fare domande. Non sai mai come vada finire: tu chiedi chiarezza, e ti ritrovi che ne sai meno di prima. Ma molto meno, eh. Non ne vale la pena. In fondo, ve lo dico io, è questione di punti di vista che a volte, quando meno te l’aspetti, coincidono.
Per esempio, nel mio caso, meglio ritrovarsi a concludere che morte, Paradiso e Fede sono da prendere così: impacchettati col fiocco senza domande e commenti.
Ho saputo della morte di Giulietta la perpetua dieci giorni fa, e la notizia mi ha lasciata tutto sommato indifferente. In chiesa della morte si parla ogni giorno. Tra rosari, preghiere e funerali non si parla d’altro: forse per questo mi ha lasciata indifferente. Dopo la notizia, ho pensato che dovevo aver proprio maturato il concetto che la morte è la chiamata verso l’Altissimo e quindi non bisognava essere tristi, e via. Deve per forza essere andata così, perché ho saputo la notizia, non mi sono dispiaciuta, e poi ho passato il tempo a sentirmi in colpa per non essere dispiaciuta, e nello stesso tempo a compiacermi per aver scoperto di avere una fede così matura.
Ho pensato subito che avrei dovuto fare le condoglianze a don Carlo, essendo lui la persona più vicina a Giulietta la perpetua che io conosca. In fondo, lei gli preparava i pasti e gli teneva pulita la canonica e la biancheria, una specie di nonna a cui si deve rispetto e riconoscenza. Anche se non è la mia parrocchia, è pur sempre il posto dove lavoro, e don Carlo mi pare un giovane prete simpatico. Poi è finita che non l’ho incrociato.
Non la conoscevo bene Giulietta la perpetua. La vedevo quando parcheggiavo il fiorino davanti alla canonica e lei accostava le tendine della porta d’entrata, poi cambiava stanza…Continue reading


Una bicicletta

di Elisa Agostinelli

Ne guardava la vernice laccata, che alla luce del sole quasi brillava. La tipica bicicletta rossa, la tipica domenica mattina. Spiava dal vialetto quel padre che s’arrabattava nel caricarla nel portabagagli, la sorreggeva, s’asciugava il sudore, incastrava le ruote e le copriva col telo. Ma ella s’era accorta di lei, di quello sguardo ostinato, non d’invidia ma di stupore. Ciao, le aveva fatto con la mano, prima di correre verso l’auto, mentre la madre la richiamava sistemando le ultime borse e il padre accendeva il motore. Unica nota stridente: il pianto ingiustificato del fratellino. Ciao, le aveva risposto sussurrando. Poi era scappata, s’era rifugiata in casa, senza neanche accompagnare con lo sguardo quell’auto che scivolava via, veloce sulla strada, con il vento ancora estivo di una domenica di settembre.

«Mostrami: come si fa…Continue reading


No man is an Island

di Antonio Panico

Sono ormai anni che Pedro Alto viene considerato uno dei migliori cantanti jazz in Europa, con qualche vincente incursione nel pop; marchette che lo hanno consacrato al grande pubblico dei festival, della radiotelevisione e della diffusione virale in rete.
Ogni volta che Pedro ha una crisi, fosse anche un dubbio acuto, viene qui, sull’isola di Minorca, a trascorrere dei periodi più o meno brevi in cui dorme, cammina, e ripensa alla sua musica, nella flemma che si respira verso la fine dell’alta stagione.
È ritornato anche ora, in questo grigio mese di novembre.
L’aria è fredda al mattino e, l’altro giorno, l’ho visto passeggiare mentre facevo la legna e preparavo il cibo per i cani. Passeggiava come se si trovasse a Lisbona, Parigi o Madrid: le tre città che costituiscono il centro della sua creatività, come disse in un’intervista concessa a una popolare emittente televisiva.
Nella stessa chiacchierata Pedro diceva che l’isola era per lui un toccasana...Continue reading


Nell’alveare

di Marco Corvaia

«Ho la pistola calda oggi», dice in dialetto mostrando il calcio dell’arma sotto la cintola dei pantaloni. Nel sottofondo da lamento neomelodico e nell’oro che indossa, con tanto di crocifisso dondolante. E che occhi di piombo ha, gli stessi con cui continua a puntare, non me, né la graziosa turista al mio fianco, ma il tizio al volante di una macchina malandata, perfetta per passare inosservato, in un panorama di palazzi morenti, bancarelle e rifiuti, al centro di un dedalo di vicoli che confluiscono nel mercato rionale. Io e lei siamo carichi di sacchetti della spesa e non c’entriamo niente. Siamo solo rimasti incastrati nel punto peggiore, bloccati dalla macchina contro una catasta di cassette della frutta vuote. Siamo inesistenti per loro.

I due veicoli disegnano una V, ancora ruggenti, e nessuno dei contendenti distoglie lo sguardo, neppure per un attimo. È stato un incrocio di clacson e offese, di mancanza di rispetto. L’automobilista ha rischiato di tamponarlo ma non ha più importanza chi ha ragione…Continue reading



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