numero 2
Caro Matt voglio parlarti di una faccenda di cui nessuno sa. E neanche tu dovrai credere di sapere dopo il mio racconto. Lo dico per te. Tu non dovrai ricordare niente di più di quello che già sapevi prima di incontrarmi oggi.
E' così che dev'essere.
Si tratta di me. Nel 1987, a Dicembre, mi trovavo a Limoges, in Francia. Era il 18 e c'era la neve e la frenesia della gente carica di buste dorate a ricordarmi l'imminenza del Natale.
Ero lì col mio solito cappotto Giriom, avvolta in quella stoffa meravigliosa che tu e Briandt mi avevate portato da Delhi qualche anno prima.
Quei colori caldi e avvolgenti ogni volta mi facevano sentire amata, curata da voi. E mi tornavano in mente le mani, le decine di mani e dita e occhi che li avevano così scrupolosamente voluti e lavorati piano, meticolosamente.
Ogni sfumatura di quel rosso, riportandomi in India mi restituiva ai ricordi di quelle giornate immersi per le strade dissestate di quel mondo che adesso non riesco più a descrivere a chi mi chiede com'è.
Ma torniamo a quella mattina.
Era Dicembre, appunto. E mentre passeggiavo sul ponte Grissales vidi sull'altro lato del fiume una donna. Una donna bellissima Matt. Era a fumare. Potevo capire dalla luce che le veniva dal volto il colore dei suoi occhi. Dovevano essere verdi. Incredibilmente verdi.
Guardava dalla mia parte. Socchiudendo le palpebre per il troppo sole. Ad ogni boccata della sigaretta inspirava profondamente, quindi calmava lo sguardo per poi rigettar via tutto. Come liberandosi di una piccola parte di sé. Tossica. Sembrava ogni volta rigenerata da quel respiro.
Guardava me. Capisci Matt? Stava guardando me. Non dalla mia parte ma proprio me. Sollevò il capo quasi a salutare. Un altro respiro e poi via il filtro. Nella profondità di quel fiume. Così dannatamente azzurro. Il vento le portava i capelli da un lato. Frugò nella borsa e in un attimo li aveva di nuovo come dovevano starle.
Si sistemò il cappotto e prese ad attraversare il fiume.
Veniva verso di me. Guardandosi le mani, e prendendo a fumare ancora, mi veniva incontro.
Non so dirti cosa fosse quella sensazione che iniziò a prendermi il ventre. Non so descriverti quanto presero a tremarmi le mani né quali parole rassicuranti dovetti ripetermi in testa per non cedere alla tentazione di tornarmene a casa. Ma resistetti. E rimasi lì ad aspettare quella donna bellissima che stava per dirmi qualcosa.
E come camminava, Matt !
Avanzava lentamente e ogni ciottolo che la incontrava prendevano senso. Gli stivali sembravano dirigerle la vita: elegante e sicura ridava colore ad ogni cosa incontrasse davanti.
Non so dirtene la ragione, Matt , ma quella donna mi stava facendo tremare tutta.
Io. Sposata da tre anni con Jean, con in grembo la mia piccola Alice. Sicura del mio amore per lui, del mio futuro con loro , ero lì incantata a stupirmi di così tante emozioni. Non lo credevo possibile.
Sicuramente ti starai chiedendo com'era fatta. Vero Matt?
Lei era, era passione.
Non trovo altre parole. Lunghi capelli mossi e castani le incorniciavano il viso, toccandole di poco la schiena. Bellissima e così sensuale nella sua curvatura perfetta. Una splendida esse, le partiva dalle scapole per finirle sul fondo e dare inizio all'inizio di ogni mio sogno. Gli occhi? Verdi come avevo notato. Verdissimi e grandi. Così grandi che temevi di rimanerne preda. Di diventarne schiavo. Così lucidi, sembravano sempre sul punto di piangere. Enormi. Seguiva un naso bellissimo, piccolo e perfetto. E le più rosse labbra che tu possa immaginare.
Ecco Matt, pensa alle labbra più splendide che tu abbia mai visto. Ora immaginati un viso incantevole. Quegli occhi. Quelle pietre. E la sua bocca. Così dannatamente perfetta. Immagina adesso che lei ti stia sorridendo e che con gli occhi ti stia chiedendo di salvarla. Non sai da cosa, sai solo che sta a te tenderle la mano. Che ha scelto te per salvarsi.
Immagina che adesso ti chieda perchè nonostante non vi siate mai conosciuti le sembri così maledettamente perfetto per lei. Pensa se, guardandoti fisso negli occhi ti chiedesse, quasi in preghiera, di prendere un caffè con lei, solo per parlare un po'.
Non l'avresti anche tu seguita in qualsiasi posto lei volesse? Nel più profondo dei gironi infernali e sulla più alta delle cime innevate? Sì Matt tu l'avresti fatto. Lo so.
Non avresti forse iniziato a credere in tutte le cose meravigliose di cui ti hanno sempre parlato?
Ecco Matt. A me è capitato questo. Mentre Alice mi cresceva in grembo, e Jean vagava per Lione cercando un prestito per la nostra casa, io la baciavo.
In quella piccola stradina medievale, sotto quella neve che sembrava cadesse solo per noi. La baciavo e riprendevo a sentirmi tremare. Nel ventre qualcosa insisteva a ricordarmi che c'ero. Persino Alice, persino lei, in quel momento taceva. Ci guardava da laggiù e sentivo che lei avrebbe sempre saputo di questo segreto.
Prese a stringermi,Matt. Capisci? Mi strinse forte a sé e cominciò a piangere. Mi disse che scappava da tutte quelle responsabilità. Che voleva buttar via la sua autonomia per un po' di amore. Incondizionato e terribile. Che le prendesse tutto restituendoglielo rinato e forte.
Che sapeva chi amare ma che non poteva mai farlo alla luce del sole, mai guardare il volto dell'altro illuminato dal caldo di agosto, dalle foglie rossastre che cadono a Novembre per quelle stradine francesi.
Capisci Matt? Come dev'esser brutto vivere una vita che non vuoi perchè non puoi fare altrimenti? Anche se sai cosa ti renderebbe il più felice fra gli uomini? Come dev'essere triste? Mi parlò delle sue idee. Era una pittrice Matt. Una bravissima pittrice. Ritraeva le donna che amava. L'unico modo per poterle vedere sempre e in ogni situazione. Con la luce e con le stelle, vestite o coperte solo di un telo, sedute a fumare o a preparare cena.
E mi disse che sapeva bene che è solo una la vita che viviamo,che voleva prendere a viverla come voleva lei. Non come avrebbe dovuto volerla.
Allora ripresi a baciarla Matt. Mordendole il labbro, esplodevo di gioia. Ed ero talmente felice che la mia piccola Alice fosse lì a condividere con me il momento più bello della mia vita. Saremmo state legate per sempre dopo tutto ciò. Ed è quello che poi è successo davvero,come sai.
Mi parlava dei suoi viaggi. Di suo padre, delle sue sorelle, dei suoi libri e dei suoi sogni. Ripresi a baciarla. Non faceva che sorridere. Prese ad accarezzare Alice. La salutò baciandola piano. Aveva così tanta dolcezza in ogni cosa facesse Matt. Straziava. Perchè sapevo che non l'avrei rivista mai più. Sapevo che Jean era la vita che volevo e che forse quei momenti con lei erano così belli perchè limitati, perchè non previsti dalla mia vita così dannatamente razionale.
Ricordi quella gonna marrone che odiavi tanto? Ricordi? Quella lunghissima che mi dicevi mi faceva sembrare enorme. Portavo quella quando ero con lei. E forse hai ragione. Mi sarebbe stata meglio corta. E quel giorno Matt prese a ritrarsi.
Mentre lei iniziava a baciarmi piano la schiena, percorrendomi il profilo con quelle dita così sottili, lunghe. Eravamo lì, tra pennelli e tinture. Le sue tele continuavano a fissarci, immobili, stupite, felici, sconvolte. Inciampavamo tra i pennelli e non facevamo che ridere Matt. Alice ama colorare tutto e dipinge sempre come sai. Ogni lettera, ogni scritta, lei ci colora gli spazi come si fa quando si scarabocchia al telefono annoiati, ogni pagina ogni foglio è colore per lei, è spazi da riempire. Coincidenze dici? Forse.
Mi cercò una coperta. Avevo freddo. La neve cadeva leggera, sempre meno insistente mentre Jean riusciva finalmente a ottenere quei soldi, con in tasca il contratto per il nostro rifugio fuori Lione.
Mentre Alice iniziava a imparare cosa fosse quella che poi le avrei spiegato chiamavano passione. Prese ad avermi Matt. Lentamente, come a comporre una musica che avevo sempre cantato tra me e me, c'era un'armonia, una complicità bellissima e tutto sembrava venire da sé, un'emozione così forte che purtroppo non riesco a descriverti come vorrei. Non so perchè sento così tanto il bisogno di parlartene. Ma devo farlo. Prese ad avermi dicevo. E quella notte fu la più meravigliosa di tutte le notti passate in questi quarantasette anni di vita.
Ci addormentammo sorridendoci. L'una di fronte all'altra. Potevo sentirne il respiro. Mentre Alice mi ricordava di essere lì con noi. Eravamo lì Matt.
Io e lei. Separate solo da quel fagotto che poi sarebbe stata l'essenza ultima di tutti i miei giorni, ogni mia speranza di redenzione, tutte le mie cure.
A tenerci la mano. Mi si addormentò sul seno, avvolgendo Alice nell'abbraccio più dolce che avessi mai visto. Sentivo il profumo di quei capelli. E mi sentivo bene. Come mi sento adesso solo a parlartene.
Perchè te lo dico solo adesso fratello mio?
Perchè ieri, per il compleanno di Alice avevo deciso di andarla a trovare a Roma. Con uno di quei cd fantastici che mi prepara sempre. Con quelle canzoni di quando avevo la sua età che mi piace ancora cantare, con tutti i ricordi che mi tornano nella mente e gli occhi lucidi per tutti i momenti che mi riportano in vita.
Jean sarà ad Amiens per lavoro per altri tre giorni e quella casa, vuota non serve a nessuno. Allora ho preso la macchina, e ho deciso di farle una sorpresa, comprandole un cappello che lei aveva adocchiato da un po' in un negozio vicino casa. Ma abbastanza costoso per la sua vita precaria e ancora indefinita.
Arrivata dalle parti di casa sua, non ricordavo con esattezza il suo civico. Presi a vagare per quel quartiere sperando che la memoria mi aiutasse a riconoscere il suo portone.
Poi la vidi.
Lì, sugli scalini di casa sua divertirsi felice. Gli occhi le ridevano di cuore. Come quando si ama. Come quando si ama qualcuno e ci si perde sempre per poi ritrovarsi insieme. E' il suono che amo di più, quello della sua risata. Quando ride di cuore, sai no? Stringe gli occhi quasi vedesse una luce troppo forte, abbagliata da così tanta felicità.
E mi ricorda così tanto Irene. Adoro chi stringe gli occhi in quel modo. Rideva di cuore Matt. Stava amando Matt. Amava quell'amica accanto a lei che non smetteva di farla ridere. E poi a un tratto Alice l'ha baciata. Chiudendo gli occhi e prendendole il viso tra le mani. Come non aspettasse altro da quando avevano preso a ridere. Non so dirti come mi aspettavo di reagire, posso dirti cosa accadde.
Sorrisi. Avevo il cuore pieno di vita. Delle lacrime iniziarono a rigarmi il viso. Cosa potevo volere meglio di una figlia felice e innamorata? E la guardai bene. Per portarmi per sempre quel momento.
Sorrisi chiedendomi se Alice in qualche modo non avesse capito, quella notte con me e Irene che poteva accedere con chiunque. E che sarebbe stato sempre stupendo, che non c'era niente di sbagliato, per il solo fatto che la stava facendo sentire viva.
Antonella Ninni