numero 2
Gli schiavi sono diventati
giudici e i peli delle loro braccia
ardono come fuochi fatui in un
cimitero cittadino.
Ho ascoltato da mendicante di
libertà le loro sentenze rimaste uguali.
Ho visto gli angeli annunciatori
coprire le teste dei boia di
beatitudine terrena.
(Concessa mezzo pagamento
contanti nuovi.)
Mi sono seduto su una delle loro
poltrone di pelle di camoscio.
(Un camoscio ancora vivo e
pronto alla monta)
Mi sono riposato.
Ho montato da schiavo,
da bestia e da selvaggio le
loro mogli mentre loro
cuckold distratti firmavano
contratti credendo di
regalare autografi a fan
giovani e in delirio.
Sono finito con il mangiare
alla loro tavola il veleno della
finta misericordia mentre donne
nude sotto i nostri piedi godevano
masturbandosi con gli omeri
lavorati da uomini
scannati e scampati ai denti dei
cani striati.
Ho ciucciato dalle mammelle delle
loro madri un latte scuro e
maleodorante.
Il resto del tempo si è perso fra le
letture di salvezza e il cedere
demoniaco alla perversione
più cupa e nuda, più oscena.
Inconfessabilmente triste.
D.C.
Seduto sulla sedia rosso. Seduto sulla sedia rosso. Tramo, scrivo, a voi guardo, o forse a me?
Tremo, tumulo di carne scarlatta, gemo ai cani che gracchiano al di là
Avolo di me stesso, vittima della nostra vita, della mia
Una musica gitana graffia i miei seni;
è questo che pensiamo.
Eppur batte, è lì
Danza sulle labbra nere
che girano sui nostri destini.
E’ strano, è mendicante, è nudo e
bello, come solo l’acqua scorre
Lo teniamo tra le braccia
e lui ci tiene
E’ la luna, è un Si minore, è Verne e
di colori le foglie del mondo raccoglie.
Figlio dei possibili e
padre di nostro padre.
Noi ci amiamo e
è pura compassione
che ci avvicina alla vita e
nelle tane ci umilia
Quando un uomo impara a leggere non ha più bisogno dell’altro uomo, ma pochi s’incamminano, e molti rimangono uomini…
Batte lenta la nostra eco
ora che tradurci non possiamo.
A.X.