numero 2
Ovvero il momento di verità prima del sonno
Parte I
Uno schiocco delle dita della sua mano destra e il vorace raggrupparsi dei suoi sudditi scivola sulle mie obiezioni come una macchia di petrolio sull’acqua. Si tace, contemplando reciprocamente i nostri sguardi, per sapere chi sarà punito per primo per aver piazzato parole che non sono arrivate alla platea. Neanche i battiti del cuore riescono ad irrompere nello scontro freddo che si consuma tra i nostri sguardi. Sono le cinque del pomeriggio ed ancora il caldo non ha smesso di affannare il mio respiro. La camicia che porto trasuda tutta la rabbia ed il sudore che il mio corpo non riesce più a trattenere: ci siamo, è oggi che si compierà la scelta tra la giusta causa o la ignobile menzogna, e non posso sopportare che si sia arrivati a questo, dopo tutte le speranze che ci avevano dato i nostri padri.
Sentire, immaginare, odorare la sconfitta può rendere la morte un pensiero nobile quando si sa che ci vorranno anni a riorganizzarsi, decenni a demolire e forse secoli a ricostruire ogni singola emozione spezzata dalle magre cagne del potere nemico. Sudo, eppure la mia convinzione non si lascia annacquare dalla paura: ho ragione, abbiamo ragione e la gente capirà, non può non capire. Non può continuare a fidarsi di coloro che le hanno tolto l’essenza delle sue azioni, il valore del suo lavoro, la forza delle sue parole. Di questo sono sicuro.
E mentre sono accerchiato ed il suo “non le rispondo per correttezza d’animo” picchia incessantemente sulle mie palpebre, il respiro ansioso delle telecamere sta infiammando la mia voglia di farla finita, una volta per tutte, con queste messe in scena. Condividere l’ossigeno con l’uomo che odio, e dover ringraziare per questa possibilità, è più ignobile e doloroso degli anni passati in carcere ad ascoltare il tempo marciare intorno a me. Debbo risolvermi, ora, ad affondare il colpo. L’innesco che ha deviato l’attenzione e i pensieri della gente è nella sua fase discendente. Adesso tocca alle nostre emozioni, ai nostri ricordi, alla mano che svela il volto all’accecante verità.
“Toccate con mano la melma che si compone informe, toccatela ora, perché poi assumerà le sembianze di tiranno e le vostre mani saranno impegnate a trattenere le lacrime! Gioite ora con i vostri figli, perché liberi non li vedrete più!
Quest’uomo e i suoi bravi vi hanno già rubato il passato ed ora sbavano dietro al vostro futuro.
Il pane che ora mangiamo è il frutto dell’impasto dei nostri avi, la nostra pelle porta ancora le cicatrici dei nostri morti: tutto ciò che respirate e assaporate è figlio di una storia che appartiene a tutti noi, a tutte le umanità. E se questo vale ancora qualcosa, non potete, non possiamo lasciare che la nostra immagine sia confinata in una grotta, al buio della ragione, tra simulacri e falsi idoli che quest’uomo e le sue cagne ci offrono al posto della libertà.
I valori dell’amicizia, dell’eguaglianza, della solidarietà che abbiamo imparato a conoscere sui libri non hanno più un significato: tutto è amicizia, tutto è eguaglianza, tutto è solidarietà. Nella grandiosa comunicazione della bontà atomizzata si confondo i piani delle nostre idee e ciò che noi crediamo non è che un cocktail delle immagini che sorvolano i nostri occhi, ma niente in realtà ha più un concetto, niente è più ascrivibile alla categoria dell’astratto: tutto è pratico e mutabile, tutto si distrugge nella fluidità retorica delle parole urlate. Nelle viscere del mostro che ci ingurgita ogni giorno noi siamo eppure non siamo, noi crediamo eppure non crediamo, noi pensiamo di non avere un Dio eppure non immaginiamo nemmeno cosa sia un Dio.
E ora non crediate che voglia spaventarvi con favole e fantasticherie da libro. Questo non è 1984 e nemmeno Farenheit 451, non c’è nessun Ministero dell’Amore e non si bruciano i libri nei bidoni di fronte alle case, ma non per questo la vita che viviamo è meno lontana dalla realtà di un regime: il nostro regime passeggia nei nostri giardini, accompagna le nostre figlie a scuola, siede accanto a noi a tavola, ma non è solido, compatto, presente come ci si potrebbe immaginare che sia. Esso in realtà è fluido e incolore come l’acqua, è leggero e letale come il soffice alito d’anidride nella notte, è subdolo come il fresco miraggio di una distesa d’acqua nel deserto… (pausa) ….
Signore, signori, figli di questo mondo, martedì sarete chiamati a scegliere tra loro e noi, tra l’atroce presente ed un futuro migliore per tutti. Dovremo fare grandi sacrifici per riportare tutte le libertà perse in questi anni, ma vi assicuro che ne varrà la pena, perché rovente e profonda è la sabbia su cui camminiamo, e presto lo vedrete con i vostri occhi.
Io non vi prometto un’oasi felice nel deserto, non è per questo che lottiamo! Io vi prometto che se sarò Presidente mi batterò per farvi passeggiare su un prato inumidito dalla rugiada del mattino assieme ai vostri compagni e ai vostri figli. Vi prometto che torneremo a respirare il profumo dei gelsomini e delle magnolie. Che il richiamo delle taccole sarà nuovamente per noi un monito di felicità. Che sulle strade non una sola donna né un solo uomo saranno più costretti a mostrare con vergogna il passo dell’incoscienza. Che la vostra vita e quella dei vostri cari non sarà più merce di scambio per un insolito gioco di ruoli. Io vi prometto che torneremo a abitare questa terra, tutti insieme. Sia essa deserto o dolce collina. In un’empatia totale che dall’Uomo nasce.
Vi prometto che se sarò Presidente sarò il vostro Presidente. Per tornare a essere uomini e donne e non schiavi di ignobili padroni. Ripeto, per tornare a essere uomini e donne e non schiavi di ignobili padroni. Per tornare a essere uomini e donne e non schiavi di ignobili padroni. Per tornare a essere uomini e donne e non schiavi di ignobili padroni. Per tornare a essere…
Guardia1:
« Qu’est ce qu’il a dit? »
Guardia2 :
« Je sais pas, j’ai rien compris. Mais il a l’air fatiguée, donne-lui de l’eau ! »
(sussurrato) …io non sono, eppure vi amo. E adesso, datemi la mano. Vedete? Cambia colore quando la si stringe. Ecco, noi forse siamo sconfitti, ma tutto questo è così bello. No?
Fine prima parte
A.X.
1 Guardia1 “Cosa ha detto?”
Guardia2: “Non so, non ho capito niente. Ma ha l’aria stanca, dagli dell’acqua!”.