La monnezza

Ego tu corri
e noi dietro
col respiro
affannato
iloti inseguiamo
romani
gente alla moda
e le mani
che scorrono
rapide
sulla tastiera
quando altro modo
già c’è e
noi non sappiamo.
Cinque minuti
e io sarò là
a aspettarti.
Un morto
per ogni litro nero
che consumi
un dito spezzato
e forse adesso
i piedi riutilizzo
e rivaluto solidale
in faccia
alla repubblica
che sul lavoro
si fonda e
si sfonda e
si getta
in mutande
di teste di cazzo.
Al lavoro
tutti liberi
d’annegare
di ripudiare
e d’ammazzare
il tempo
in scopate alla
finestra
che in fondo
non sono
niente male
e la monnezza
giusto lei
per piacere
resta fremente
in terra
a scrutare a
scrotare
il pezzo di pane
che lento
in calvario
si trascina
al martirio
al marciume
al dolce scoprire
ché alla fine…

l’è pur sempre
un pezzo di pane.


A.X.

Radici

Tirami dai piedi
quando provo a scappare
tienimi forte
se cerco rifugi lontani.
Se ti rinnego.
Se ti derido.
Se ti credo andata.

Parlami
la lingua delle carte nelle piazze,
delle feste di paese,
degli sguardi,
dei giudizi,
dei mercati,
delle urla alle finestre.

Sorridimi
coi giochi dei bambini
senza grammatica,
di vocali divorate
di ginocchia rotte.

Stringimi a te,
radice mia.
Tu che mi hai fatta.
Origine di tutto,
infanzia che mi tengo addosso
che cercherò
in ogni terra per strada.

Odore di casa,
di pane caldo,
di vite normali
di terre amare
senza ragazzi
di sogni spezzati
di vecchi padri
lasciati ad arare
pure i selciati
promessi a noi.


Antonella Ninni

Indice pagine

L'uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l'altro dorme nella luce.

(Kahlil Gibran)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'Irrequieto
Rivista letteraria

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