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Il web artists’ corner e’ il nuovo spazio che l’irrequieto dedica alle altre arti: fotografia, recensioni, saggi e tanto altro ancora! …in più, una nuova sezione completamente dedicata agli ospiti, in cui finalmente lasciare i vostri commenti.

prendetevi
il vostro tempo,
leggete con calma!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice pagine

 

Andateci piano col drammatizzare la vita! E se si trovassero attori migliori per i vostri ruoli?

(Stanislaw Lec)

L'irrequieto nasce nel gennaio 2010 a Firenze...

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A Mohammed Bouazizi
L’uomo possiede
ed/é solo petrolio,
materia morta
in un fiume
che non sa più
dove scappare.
A.X.

Atomo. Cuore e madre.

 

1. Un sorriso di ragazza. Include Nel corpo di tua madre

Essere di sinistra vuol dire avere fiducia nella gente, quante persone oggi si possono definire di sinistra?

Atomo. Cuore e madre. Atomo cuore. E madre.

Finalmente l’ho fatto, mi sono alzato e sono venuto a scrivere, così come avevo immaginato. Anzi no. ciò che avevo immaginato non è più nella mia mente. E’ scomparso in un sorriso di ragazza che apriva lentamente i suoi petali, come un fiore che si schiude e piano piano cresce, si allarga, fino a diventrare il cielo stesso. Un cielo di volte, partenoni, colline, ponti. Un cielo di ombre scure sull’oceano, di valli in cui il sole soffre di solitudine, di animali che correndo accarezzano l’erba. Quel cielo! I suoi raggi! Tutto questo appena ricordo.

E dunque è all’adesso che mi rivolgo, a cui sono costretto a donare la voce.

Peter mi ha parlato, era un prete, era un diavolo e aveva due dita puntate verso il cielo e altre due chiuse a cerchio. Ah, adesso ricordo: i King Crimson e i Pink Flyod sono i soli capaci di convertirti a una religione in 15 minuti. Impari anche una lingua se vuoi. Ma imparare una lingua è un’esperienza tremenda. Non lo sai, non te ne accorgi subito. Ma lentamente cambi. Inizi a capire qualcosa. A dire due parole. E poi tre. E di più, di più, fino a quando inizerai a ridere alle loro battute. Allora ti prostrerai, ti offrirai in tutto te stesso. Sarai parte di loro. Sarai uno di loro. Sei loro, e in fondo che male c’è. Ma lo sei veramente? O forse sei solo tornato bambino? Sì, sei un bambino, ed/ ecco che entri nella vagina di tua madre, inizi a salire verso le tube di falloppio e poi su, su, su, su… fino al suo cervello. Cosa vedi? Guarda dentro! Non vedi? Parla con il vento, cerca di scoprire com’è fatta tua madre! E continui a fantasticare dentro a un atomo, un cuore e una madre. Ma il cuore? Non ci sono passato! Sono proprio un coglione. Eppure ero convinto di averlo già visto da qualche parte.

 

4. Fratelli inglesi. Include Copiando Omero e Uomini pressati

Ma in fondo ecco che come al solito celo, nascondo, dimentico volutamente di dire che voglio essere uno scrittore di successo. La mania dello scrittore di successo, il cliché, et voilà…siamo tutti uomini in ritardo e pensiamo di poter arrivare in anticipo. Ma dove siamo stati? Cosa abbiamo visto? Cosa abbiamo sentito? Era un coro da stadio? No, è l’inno inglese. Sono parole che conosciamo. Siamo noi. Siamo inglesi. Siamo l’Inghilterra. Siamo la regina. Siamo i migliaia di morti in Afghanistan. E quelli dell’Iraq? Ah già, ma là avevano la bomba atomica! Faccio un salto a St.Tropez in fondo al mare. Com’è bello, come siamo contenti. Come ci piace l’astrazione trascendentale, ah, come ci piace, mi sembra quasi di ballare su una tastiera da quanto sono felice! Tutti al mare! Bambini, donne, gran fustacchioni…al mare, la pasta è pronta!

E se sulla pasta colasse sangue come formaggio?

Sangue? Ma non dire banalità, intellettuale! Intellettuale! Intellettuale!

Intellettivo, interagisco e interdipendo

da questo jazz che mi fa capire i beatles

e i pink floyd e poi de andré e brel.

Tutti insieme stanno ballando Elvis, sono felici,

scherzano, si scimmiottano e abbracciati cantano

I talk to the wind, la migliore di tutti i tempi,

anche se niente a confronto con Epithaph.

Sono le 21 e mi accorgo che sto copiando Omero.

Che faccio? Esco?

Jesus! Sono in una cucina, i cani abbaiano, è una casa nel mezzo alla prateria. Sono nella steppa, è Gogol. E’ una città alla fame, assediata dai mitici cavalieri cosacchi. Fuochi, incendi, fiamme che bruciano le vesti dei prigionieri, uomini pressati. Una donna piange sotto la veste della madre.

Vecchia america del country e di morti ammazzati.

2. La debole armonica

Ricordo: ‘In the court of the Crimson King’ è la canzone più sensuale della storia.

Sono le 21 e le mie mani e i miei capelli si sfiorano, si intrecciano e tra essi girano. danzano, si annodano in un sesso umido e infuocato. le mie gambe scivolano e arrampicano verso il muro che a stento riconosco. il mio sesso è libero nel buio. Attraversa le ombre e il fiume spaventando le betulle intimidite dal freddo. Si stende. Nudo. Si allunga verso la riva, verso i cerchi aperti dalle bacche nell’acqua. La sua testa si prepara. E’ quasi immerso in quel paradiso. E’ pronto, ma un vento caldo lo trattiene. Lo serra a sé. E con la debole armonica, senza fretta lo riporta a casa. I miei occhi sono ancora chiusi. Sospiro. Sono libero, sul mio letto, abbracciato alla donna più bella, alla mia donna. O forse alla nostra donna, al nostro uomo. Ha i raggi d’un tiepido mattino, d’inverno è la luna, è una luce che scorre, che ondeggia, e che con dolcezza le mie palpebre chiuse soffoca. Un suo bacio sull’occhio. Prima il sinistro. Poi il destro. Poi immauturamente sulla bocca. Ed/ è di nuovo l’amore. La sua mano si chiude sulla mia. La accarezza. La bacia. La venera. E piano, senza far rumore, l’appoggia sul mio sesso. Lo sfiora piano. Lo sfioriamo piano. Le mie dita si muovono, ma sono deboli, lascive, quasi inermi dentro il corpo dei suoi battiti. E’ forte, è viva. E improvvisamente lo stringe. Lo afferra duramente. Non mi lascia spazio a scelte. Accetto. Ed/ è univoco, deciso, veloce. Un movimento verso l’alto che mi lascia senza fiato. E poi un altro, altrettanto duro verso il basso. Di nuovo all’inferno. E poi su, per tornare in superficie. E ancora giù su una terra che scotta. E infine su, al di sopra di questo mare. Fuori da questo spazio nero in cui ondeggiamo uno accanto all’altro. Accastati e striscianti come in un quadro di Hantai. Il mio polso si ferma. È finito? No, non può essere finito. Ecco infatti che ricomincia. Lentamente. Con la delicatezza di fiati. Il suo pollice s’affonda nel mio pube. Lo segna. Gli si unisce. E ruota, ruota. Ruota in mille cori, finché una valle scoscesa non dipinge. Non resisto più. Abbraccio i fiori scuri di questo giardino aspettando l’ultimo bacio della luna. Tutto me stesso esce dal mio corpo. Entra nell’ ombra. E bagnato di liquido amniotico si immette nelle nuvole.

3. Genealogia. Include Il cellulare di Lucia e Montreuil

Piove! Dannazione! La casa del west!

abbaiano i cani, ma quasi non li sento più, sto per entrare e spiegare come da una parte del mondo vi è il paradiso terrestre e dall’altra l’inferno. Proprio come nel viaggio che un mio compatriota fece…ah la patria! Aiuto! Questa parola che odio! Ora che ricordo…ma il paradiso terrestre? Eh, certo quello se lo dimenticano sempre!

Che è stato? Cos’è questo suono stridente, unico, corto, ripetitivo? È il radar di una nave. Sono nei profondi fondali dell’Oceano Atlantico…o forse è il Pacifico? Non saprei, è ancora così buio. Ma da quanto sono entrato in Meddle? Mio dio…i bassi mi stanno sbattendo da un pesce all’altro. E quello cos’era?

Una voce? E’ una città che si apre, dorata, lacrime di ghiaccio scendono dalle finestre, un pesce dopo l’altro esce ad accogliermi, senza dire niente. E adesso mi ricordo le persone nel metro. Parigi, Londra, e casa mia. A Sesto Fiorentino. Da dove partiamo per scordarci che la nostra è una generazione di merda. Poi ci lamentiamo…ma aspetta! Non era forse anche per i nostri fratelli una generazione di merda la nostra? E per i nostri padri, non era forse lo stesso? Mia madre mi dice: a volte mi sembri schizzato. E non era forse schizzata mia sorella? E io cosa sarò per lei? E per mia nonna, mia madre com’era? E così fino al primo Uomo e a suo figlio. Il primo schizzato. Poi il secondo, il terzo e via via crescendo fino a tornare indietro al XXI secolo. Sempre più numerosi e sempre più schizzati, di generazione in generazione. Senza fine. E quanto ci occupiamo degli altri?

In che senso?

Nel senso che adesso ho una bolletta da pagare, poi tra cinque minuti devo andare a prendere il treno per lavoro, o forse no, vado all’università, e allora bisogna assolutamente che prenda il mio buon caffè mattutino mentre ascolto France Inter. Ho un croissant, ma non so chi l’ha portato e da quanti giorni è là. E adesso? suona il cellulare. E’ Lucia. Dice che non ce la fa più a sopportare il suo coinquilino. Viene da me.

Che ti ha fatto il coinquilino? Gli devo spaccare la faccia? Sì? Ok! ma prima devo andare dal parrucchiere berbero sotto casa che mi costa solo 7 euro.

Che palle?? Te lo dico io cosa! Me li faccio a zero i capelli stavolta! Capito?

Esco. Suona il cellulare. E’ Lucia. Fanculo tu m’emmerdes! .

i banchini sono già esposti fuori dal mattino. Dolci di tutti i tipi dei più zuccherati al mondo. È il ramadan. Ogni uomo o donna con un negozio, non importa quale, diventa improvvisamente un venditore di dolciumi e pani dai gusti sensuali e pietrosi. Sono i migliori venditori al mondo. Non staccano mai lo sguardo dalla strada mentre parlano. E come parlano! Sembra impossibile che la conversazione possa durare così a lungo senza che nessuno arrivi per comprare. Ma qualcuno alla fine arriva sempre. Ed è uno scocciatore, perché interrompe la conversazione. Sempre però che non sia un amico, e qui sono tutti amici. Allora ci si ferma, si saluta, ci si bacia. E si ricomincia a parlare. E così dopo mezzora. E dopo un’ora. Finchè non si arriva al momento in cui tutti insieme festeggiamo l’arrivo del tramonto. Sono le sei. Diamo inzio alla festa. Le luci si accendono. Il sorriso dolce del pomeriggio diventa un immenso concerto di eccitazione e di gioia. Fratello passami il pane. Mangia. Mangiamo insieme!

Una batteria continua a battere e ripete, e ripete. Un piano mi ricorda che forse a loro non piacerà. O forse sono io? No, è vero sono tutti insieme i colonizzati e i colonizzatori del mondo. Siamo tutti noi. Che ci appropriamo delle altre lingue, delle altre facce, dei loro passi. Lo facciamo ogni giorno. Ed è magnifico. Vi voglio bene. È bellissimo imparare una lingua. E scopri che in fondo parliamo tutti la stessa. Che forse un paradiso in terra ci può essere. Ed/ è verde, di lettere impresse nel fango.

 

5. Echoes. Include Conversazione con la nostra generazione

Il disco sta per finire. Sento che inizia a gracchiare. È finito. Ma tanto riparte automaticamente. Riascolterò Echoes. Solo un’altra volta.

Dov’è il verde? Dove siamo? E’ un vulcano? È una gola? E quell’arco dentario che si apre in mezzo al cielo? So dove sono. Questo è il re del regno di Crimson. Sono nel suo volto. Nelle piaghe delle sue gote. Sono nel suo sorriso, in fondo al vulcano. Abbracciato all’ugola del mondo. Sono nelle baraccopoli di Abu Dhabi. Sono un disgraziato, sono un cane, legato a queste sbarre di ferro che con le mie mani ho montato. Sono l’Odisseo della mia famiglia. Sono vivo per metà. E per l’altra bevo. Money. Costruisco. Costruisco. Ah, ah, ah, ah, ah….è l’inferno! E’ il sahara, sono Kapuscinski. E questo maledetto scoprione non smette di danzare. Sono sempre in ritardo e mai, allo stesso tempo.

Era un organetto quello? Wow, deve essere proprio come quello di Ray Manzarek che si è comprato Francesco.

E eccoci di nuovo alla nostra generazione. Qui all’inferno. Sì proprio qui. Dove possiamo parlare finalmente in pace, senza nessuno che ci disturbi. Eccoci qui. Fa caldo no? Lo sapevate che ieri è stata la giornata più calda dopo 5000 anni? Che palle di èra deve essere stata! Ah, il meteo dice che ci siamo ancora. O forse era l’annunciatrice dei programmi Rai? Sì, sì, era lei. In qualsiasi caso, fa caldo, no?

GENERAZIONE: Ci vuoi dire qualcosa o vuoi continuare a parlare del tempo?

Ho già detto molto, no?

 

 

Alessandro Xenos

 

vie de chat

"Vie de chat" Acrilico su tela cm80x80 - Giacomo Braccialarghe

 


L'Irrequieto
Rivista letteraria

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